Due donne, un cane e un sidecar

I viaggi di Harley - Alessia Giorgino e Letizia Campeggio

Come Thelma e Louise. Solo che, a differenza del film di Ridley Scott, questa volta le protagoniste di un appassionante viaggio on the road sono due donne e la loro fedelissima cagnolina Harley. Le salentine Alessia Giorgino (39 anni) e Letizia Campeggio (50) sono pronte a indossare il casco e affrontare circa ottomila chilometri, in quaranta giorni e attraverso sette stati europei, a bordo di un Ural sidecar del 2007 cc 750 per dire “no all’abbandono degli animali”. L’appello arriva in una stagione dell’anno, quella estiva, dove – nonostante le campagne di sensibilizzazione – si ripete puntuale una piaga culturale e sociale con tanti cani e gatti (ma anche pesci, tartarughe, pappagalli e criceti) che continuano ad essere abbandonati prima delle vacanze.

Alessia, i cani sono meravigliosi, ma non è così usuale adottarne uno per chi ama viaggiare in moto come voi…
Sì, in effetti prima di Harley io e Letizia abbiamo girato parecchio tra Stati Uniti ed Europa, per cui non era certo in programma l’arrivo di un cane. Poi, a fine dicembre 2016, ho ricevuto un messaggio dal canile di Gallipoli, che cercava coperte a causa di un freddo eccezionale: così, abbiamo raccolto un po’ di materiale, grazie anche all’aiuto di amici e parenti, con l’intento di contribuire. Una volta sul posto, ho raccontato alla volontaria di aver vissuto sin da bambina a contatto con i cani e che prima o poi mi sarebbe piaciuto adottarne uno di taglia media, magari una femminuccia. Mi ha mostrato una cucciola di sei mesi ed è stato amore a prima vista…

I viaggi di Harley - Alessia Giorgino e Letizia Campeggio
Letizia Campeggio, Alessia Giorgino e Harley

Si trattava di Harley?
Sì, esattamente. Era stata abbandonata appena nata, insieme alla mamma e ai fratellini: aveva la coda in mezzo le gambe e lo sguardo intimorito, perché non conosceva nulla del mondo esterno. Io e Letizia ci abbiamo pensato e ripensato per una settimana, tenendo conto soprattutto della nostra passione per i viaggi in moto, ma alla fine abbiamo ceduto e l’abbiamo adottata. All’inizio pensavamo di chiedere aiuto a mia mamma durante le nostre assenze e invece siamo diventate un trio inseparabile. Il primo mese è stato quello più complicato, perché Harley aveva paura di qualsiasi cosa: delle scale, delle vetrine dei negozi, dei sacchi dello spazzatura, delle automobili, addirittura delle foglie che cadevano dagli alberi.

Quindi, avete appeso le chiavi della moto al chiodo?
No, assolutamente. Anzi, abbiamo trasformato Harley in una “motociclista”, proprio come noi, ma ovviamente il percorso è stato graduale. Dopo quel primo mese difficile, abbiamo fatto un esperimento, portando la nostra cagnolina in montagna: c’era ancora neve e lei ha iniziato a correre, finalmente libera e spensierata, tanto da perdersi quasi in mezzo al bosco. Da quel momento in poi, il suo approccio al mondo esterno è cambiato e la sua coda ha iniziato a scodinzolare felice.

I viaggi di Harley - Alessia Giorgino e Letizia Campeggio

Tra l’altro, immagino che Harley non sia un nome a caso…
No, infatti. Ricorda l’Harley Davidson, che avevamo venduto due anni prima per mettere da parte i soldi necessari per un viaggio di venti giorni a Capo Nord. Il problema è che a quel punto c’era Harley e non volevamo lasciarla sola. Allora ho iniziato a navigare sul web e ho capito che in alcune zone del mondo, come gli Stati Uniti, è piuttosto usuale per i motociclisti viaggiare con i cani al seguito. Esiste una vera e propria cultura in materia. Così ci siamo dette: perché non tentare? Lo scorso luglio, abbiamo fatto una prova con un viaggio di cinque giorni fino a Pescara e poi a settembre in Calabria. È andato tutto liscio, ad Harley è piaciuto viaggiare con noi e allora abbiamo rispolverato il nostro progetto di raggiungere Capo Nord.

Lo avete fatto?
Purtroppo ci siamo scontrate con una serie di difficoltà burocratiche, perché i paesi scandinavi sono poco pet-friendly: oltre al fatto che in alcune zone gli animali non possono entrare nei luoghi pubblici e devono sottostare a una rigidissima serie di regole, il principale problema consisteva nel trasporto in sidecar attraverso la Svezia, che – in base ad alcune leggi – poteva essere considerato pregiudizievole per Harley, con il rischio di vedercela togliere. Ma anche il traghetto si è rivelato difficoltoso, perché saremmo state costrette a farla viaggiare in una gabbia oppure a farla rimanere chiusa per 17 ore in cabina, che tra l’altro costava 500 euro. A quel punto, abbiamo deciso di rinunciare a Capo Nord e organizzare un viaggio diverso, che avesse Copenaghen come destinazione finale.

I viaggi di Harley - Alessia Giorgino e Letizia Campeggio

Come avete studiato il tragitto?
Faremo una media di 200-250 chilometri al giorno, sempre strutturati con una serie di soste, appositamente studiate per garantire il benessere nostro e della cagnolina. Partiremo sabato 23 giugno dal Salento e, una volta lasciato il confine, attraverseremo Svizzera, Germania, Olanda, Danimarca, Repubblica Ceca e Austria, prima di rientrare in Italia. Devo ammettere che l’itinerario sta cambiando di giorno in giorno e non posso escludere che qualche variazione verrà fatta anche strada facendo. Addirittura le soste per la notte non sono ancora stabilite: la nostra unica priorità è Harley, tutto ruoterà intorno a lei.

Avete modificato il sidecar per accoglierla?
Sì, abbiamo inserito un gancio dove viene legata con il guinzaglio in modo da potersi stendersi, arrotolare o stare seduta a guardare fuori, senza avere la lunghezza necessaria per sporgersi. E poi abbiamo ridotto la nostra seduta, dando ad Harley la possibilità di stare fra le nostre gambe senza venire in braccio, e abbiamo inserito un tappetino in spugna.

Perché avete deciso di condividere i vostri viaggi sul web?
Per dimostrare che se io e Letizia possiamo viaggiare con Harley in moto, è possibile farlo con qualsiasi altro mezzo: macchina, camper, treno e così via. Anche noi, se qualcosa dovesse andare storto con il sidecar, proseguiremo il viaggio con i mezzi pubblici. Vogliamo dire “no” agli abbandoni, perché viaggiare insieme è più bello. L’importante è farlo con organizzazione e con la consapevolezza che possono presentarsi degli imprevisti, da affrontare con modifiche anche sostanziali.

I viaggi di Harley - Alessia Giorgino e Letizia Campeggio

Darete anche consigli pratici?
Certo, perché faremo una sorta di recensione sulle varie strutture in cui alloggeremo, spiegando se e come è stata accolta Harley, se abbiamo pagato qualche supplemento per lei. Insomma, forniremo tante informazioni concrete per chi vuole viaggiare con un animale domestico al seguito.

Ma la passione per la moto, invece, da dove deriva?
Credo sia innata, perché abbiamo viaggiato su due ruote anche prima di conoscerci, nel 2011. Dopo un’esperienza comune a New York, ma con un volo tradizionale, abbiamo affrontato il primo viaggio a due in moto nel 2012, in Grecia, per poi organizzare un itinerario più complesso nel 2015, quando abbiamo attraversato California, Arizona, Utah e Nevada in quindici giorni, per un totale di circa 4500 chilometri, noleggiando l’Harley Davidson a San Francisco. Amiamo la moto per l’immersione totale nella natura: in sella vedi il mondo ancora più grande di quanto già sia in realtà, vedi colori e senti odori senza filtri. Con il sidercar, tutto questo viene ulteriormente amplificato, perché si è costretti a non superare gli 80-90 chilometri orari, che da un lato rappresentano un limite per un motociclista, ma d’altra parte ti consentono di vivere più a fondo i territori che attraversi.

La moto non è faticosa per una donna?
Sì, infatti ci diamo il cambio e guidiamo a giorni alterni, in modo da recuperare le forze fisiche. Il sidecar poi ha caratteristiche diverse rispetto a una moto, devi prestare grande attenzione quando affronti una curva, ma anche a non prendere buche, che sembrano crateri. Ma tutto viene ripagato dai regali che ogni viaggio ti concede: apertura mentale, conoscenza, scoperta, libertà, comunione con la Terra.

Siete entrambe donne. Avete lo stesso modo di vivere il viaggio?
No, assolutamente. Io sono quella emotiva, che inizia a non dormire già tre giorni prima della partenza per l’ansia, l’agitazione, i pensieri: forse perché mi occupo della pianificazione, mi informo sugli itinerari possibili, sbrigo gli aspetti burocratici e quindi temo che qualcosa possa mancare o andare storto. Letizia invece è il “braccio” della squadra, che pensa alla manutenzione della moto: non a caso, per farla felice, basta regalarle un attrezzo da falegnameria o un pennello per pitturare casa. E poi lei è appassionata di fotografie: ne scatta centinaia in ogni angolo, ma poi tocca a me catalogarle e selezionarle una volta tornate. Una vera impresa. Ma anche questo fa parte del gioco: per noi, l’importante è partire e scoprire il mondo. Da quando c’è Harley, poi, è ancora più bello!

Paola Rinaldi

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