Compiere trentun anni in Andalusia

Siviglia - foto jackmac24/Pixabay
Siviglia

Iniziamo da un assunto: il viaggiatore preprara la partenza con anticipo, non improvvisa. Perché se del viaggio esiste un prima e un dopo, il prima è di certo il tempo della ricerca, dello studio, della curiosità crescente, dell’attesa; è il tempo che serve per immaginare, per generare aspettative da distruggere o da suggellare, per potere dire quel lo sapevo che rende il viaggio non soltanto un movimento nello spazio, ma un momento di alleanza irripetibile con un luogo che, di lì in poi, non sarà più lo stesso.
Come il giorno del compleanno, non lo puoi ignorare, soprattutto perché la partenza è anch’essa un modo per ricominciare, in particolare quando la meta è mai vista e quando la seconda cifra della tua nuova età è uno.

Quando ho prenotato il volo per Malaga, ero consapevole di tutto questo. Non sapevo però che un viaggio in Andalusia mi avrebbe restituito, a suo modo, un bilancio, un paio di lenti utili a rileggere trent’anni di vita.
A volte succede che lo svelamento non arrivi – quasi mai, in realtà –  attraverso la rappresentazione di una cosa così come l’abbiamo vissuta, ma piuttosto indossi un vestito totalmente diverso che, semplicemente, ci sposta dal nostro centro, rendendo tutto più leggibile. E il mondo più grande.
Compiere trentun anni in Andalusia ha significato questo: lasciare il protagonismo di quel giorno a qualcos’altro, al viaggio forse, e accorgermi che lì dentro c’ero anche io.

Malaga - ddzphoto/Pixabay
Malaga

Così ho camminato per il centro storico di Cadice, dove ancora si trovano sarcofagi fenici, per poi arrivare ai siti romani a Malaga e all’architettura araba, disseminata su tutta la regione, e celebrata nell’Albayzìn di Granada.
Ho ripassato da vicino la lezione, che dare un nome a un periodo vuol dire riconoscerne la fine, ma soprattutto accettarla, che “ragazza” a trent’anni non si è più. E che, forse, essere donna non è poi così male. Ho ammesso che c’è una bellezza che si cela proprio dietro alla compresenza di tanti stili, i segni eleganti che il tempo ha lasciato alle città, le sue rughe. Alcune profonde, altre appena accennate, sono quelle che rendono il volto parlante, pieno di storie.

Siviglia - foto Maria Clara Restivo
Siviglia

Alla Confiteria Campana, a Siviglia, dove i croissants sono così grandi che li servono con forchetta e coltello, cercavo di farmi spiegare da Miguèl quali fossero i dolci più tipici. Ma Miguèl, così come gli altri eleganti impiegati, l’inglese non lo conosce perché quella è la pasticceria più antica della città e i baristi che ci lavorano sono signori distinti che parlano soltanto spagnolo. Eppure conoscono la lentezza della cortesia e sanno che parlare adagio, utilizzando i gesti e lo sguardo, permette di capirsi.

Granada - foto caciaca/Pixabay
Granada

A Granada ho visto due religioni abbracciarsi: ho visto portare in processione la Madonna del Rosario – trafitta, argentea, cattolicissima – lungo Calle Elvira, la via dei kebabari che al calar del sole si inginocchiano per Allah; ho visitato la chiesa d’oro dedicata a San Juan de Dios e poi mi sono diretta verso le moschee nascoste attorno al Mirador San Nicolàs, come se fosse possibile essere due cose insieme, come se bastasse accogliersi. A trentun anni si impara anche questo.

Si impara che andare in vacanza a fine ottobre e tornare con la faccia abbronzata non è un dispetto per chi resta, ma è l’esigenza del sole. Che se manca il sole nella tua città, allora forse non è il posto giusto dove stare. Ma questi sono già pensieri del dopo, quando una pioggia battente restringe Milano e la pareggia, quando l’Andalusia è lontana e tu hai compiuto trentun anni.
Il lunedì si torna a lavoro, stessa scrivania, stesso caffè annacquato e pieno di zucchero, ma le proporzioni sono cambiate: ora non è che un ufficio, fra tanti uffici, non è che una delle vite possibili. Fra la ballerina di flamenco e il proprietario di una teterìa, ci sei anche tu.

Maria Clara Restivo

Andalusia - Maria Clara Restivo

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