Permettimi di insistere e viaggiare

Volcán Villarica, Pucón, Chile - Andrea Cabassi
Volcán Villarica, Pucón, Chile

È bello sapere che in un mondo perennemente triste e insoddisfatto esistono ancora dei ricercatori della felicità. O per lo meno così si definisce Andrea Cabassi, classe 1975, cresciuto in un paesino della bassa parmense, che a 40 anni ha rivoluzionato la sua vita e ha mollato tutto per girare il mondo. Di questa avventura, tuttora in corso, ne ha fatto un libro, ma soprattutto un monito per tutti coloro che vogliano (o debbano) affrontare un cambiamento: mai avere paura, perché qualunque sogno è a portata di mano. Basta allungare il braccio per afferrarlo.

Andrea Cabassi
Andrea Cabassi

Ciao Andrea, spesso si dice che la vita inizia a 40 anni: nel tuo caso, è andata proprio così…
Sì, nel 2015 avevo un ottimo posto fisso, ero fidanzato, gestivo mille impegni e pensavo di essere felice. Poi, qualcosa ha iniziato a cambiare dentro di me e mi sono sentito come fermo sulla riva di un fiume, intento ad osservare il mondo che passava davanti ai miei occhi. A quel punto, ho rinunciato a tutto: sono salito su un aereo e ho accettato una proposta di lavoro a Dubai, dove ho vissuto per due anni.

Di punto in bianco oppure è stata una decisione meditata?
Ho sempre avuto la curiosità di conoscere altre culture, da studente mi era capitato di vivere per sei mesi in Spagna e da qualche anno avevo in mente di trasferirmi all’estero, almeno per un po’. Per di più, avevo già rifiutato una proposta di lavoro da Dubai e quando ho ricevuto la seconda “chiamata” mi sono detto che se un luogo ti cerca due volte forse devi andare a scoprire il perché.

E allora hai mollato il tuo impiego qui in Italia.
Esatto, sapendo tra l’altro che nell’aria c’era odore di dirigenza. Ma il desiderio di partire era troppo forte e ad ottobre 2015 mi sono imbarcato. Mi aspettavo di trovare una città finta, lussuosa, frivola e superficiale: in realtà, a Dubai c’è anche molto altro. Ovviamente, si tratta di un luogo dinamico, multiculturale, che offre ottime opportunità professionali e stipendi elevati: ho condotto una vita agiata, ho stretto numerose amicizie, ho praticato trekking nel deserto e sulle montagne rocciose, ho frequentato un corso di teatro e ho fatto molte cose analoghe a quelle che praticavo in Italia nel tempo libero, ma declinate in un contesto mediorientale.

Rapa Nui National Park - Andrea Cabassi
Rapa Nui National Park

Hai smesso di sentirti fermo sulla riva del fiume?
A Dubai sono tornato a respirare. Sono nato e cresciuto in un paesino di nemmeno mille anime, dove la qualità di vita era ottima, ma in cui mi sentivo incastrato in una sorta di gioco dell’oca: ad ogni tiro, ricominciavo da capo. Sempre le stesse persone, sempre le medesime situazioni, sempre le stesse dinamiche. Tra l’altro in una terra come l’Italia, meravigliosa, ma anche statica. Negli Emirati Arabi, invece, tutto accade a una velocità supersonica e ti senti al centro del mondo, in uno dei territori più internazionali del pianeta, dove è possibile mettere in pratica qualunque progetto grazie alle condizioni fiscali molto favorevoli e alla legislazione snella.

Una vera e propria isola felice, almeno per certi aspetti. Eppure, dopo due anni, hai deciso di partire ancora…
Quando ho lasciato l’Italia, mi ero prefissato di restare a Dubai per due anni con un preciso obiettivo: ci sarei rimasto solamente se me ne fossi davvero innamorato o se avessi incontrato la mia anima gemella, visto che nel frattempo ero tornato single. In caso contrario, sarei partito per un giro del mondo. I due anni sono scaduti ad ottobre dello scorso anno. A Dubai sono stato molto meglio di quanto mi aspettassi, è stata un’esperienza meravigliosa, ma guardandomi allo specchio mi sono accorto che non mi ero veramente innamorato di qualcosa. Allora ho fatto due calcoli, mi sono detto che a 42 anni avevo ancora la possibilità di realizzare il mio sogno e così mi sono licenziato, sono rientrato in Italia per qualche mese e poi sono ripartito lo scorso 20 febbraio.

Glaciar Perito Moreno - Andrea Cabassi
Glaciar Perito Moreno

Per il tuo giro del mondo?
Mi piace chiamarlo in questo modo, ma in realtà viaggerò fino a quando tempo, voglia, denaro ed energia me lo consentiranno. Se uno di questi quattro elementi verrà meno, mi fermerò.

Quale porzione di mondo hai già visitato?
Dall’Italia sono volato per cinque giorni a Barcellona e poi mi sono imbarcato per l’Uruguay, dove sono rimasto per dieci giorni. Ho proseguito per Buenos Aires, in cui ho sostato per due settimane, e subito dopo per Ushuaia, prima di viaggiare per cinquanta giorni via terra, su mezzi pubblici o con l’autostop, fino a raggiungere Santiago del Cile e poi spostarmi nell’Isola di Pasqua. A quel punto, mi sono diretto in Brasile, precisamente a Florianópolis, dove al momento sono ospite di amici, conosciuti in Uruguay. Dopo quasi cento giorni di viaggio, ho sentito il bisogno di fermarmi per due o tre settimane e lavorare a vari progetti, tra cui il mio secondo libro. A breve, ritornerò a Santiago del Cile e da lì riprenderò il viaggio.

Fermo un attimo. Hai detto “secondo libro”: e il primo quando lo hai scritto?
Permettimi d'insistere - Andrea CabassiQuando sono rientrato in Italia, lo scorso ottobre, e poi l’ho presentato il 17 febbraio, tre giorni prima di partire.
Si intitola “Permettimi d’insistere” ed è un romanzo autobiografico, in cui racconto un anno e mezzo della mia vita a cavallo della decisione di lasciare tutto e andare a Dubai. Da buon emiliano, in modo diretto e senza fronzoli, spiego paranoie e paure che mi hanno attraversato la mente, quando mi sentivo incastrato nelle classiche aspettative sociali: “Studia, trova un lavoro, cerca casa, sposati, metti su famiglia e via via, fino alla pensione”. Nel libro racconto in sostanza come quel copione non fosse nelle mie corde.
Chissà, forse potrei ispirare qualcun altro che, come me, vorrebbe cambiare vita, ma è ancora bloccato dai miei stessi timori di allora. E non necessariamente quel cambiamento di vita deve coincidere con un trasferimento all’estero: può essere il desiderio di smettere di fumare, interrompere una relazione infelice, cambiare lavoro. Tutto richiede coraggio e io ho cercato di raccontarlo in base alla mia esperienza.

E adesso che farai?
L’idea di massima è quella di risalire lungo il Sud America e raggiungere il Messico, il più possibile via terra, per poi spostarmi in Oceania e rientrare successivamente in Europa passando attraverso l’Asia. Ma al momento mi sto muovendo in maniera molto più lenta di quanto avessi immaginato, per cui il programma potrebbe subire vari cambiamenti o magari aggiunte, chissà.

Come ti stai mantenendo?
Al momento con i miei risparmi. Ma anche con i proventi del libro, che sto promuovendo sui social: in qualche modo, ogni copia venduta mi consente di percorrere dieci chilometri in più. Se le vendite dovessero proseguire con il successo che fortunatamente sto riscuotendo, il mio viaggio continuerà senza intoppi. Ma ovviamente non escludo di trovare qualche occupazione, magari come consulente, oppure di impegnarmi nel volontariato o in qualche lavoro alla pari, dove talvolta non si viene retribuiti ma in cambio si riceve vitto e alloggio.

Ushuaia - Andrea Cabassi

Ma viaggiare così a lungo non fa perdere fascino al viaggio stesso?
In effetti, per la prima volta nella mia vita, non sento quell’adrenalina che mi attraversava quando viaggiavo per una o due settimane. Non è più una novità svegliarmi in un luogo sempre diverso, fare acquisti in supermercati che cambiano quasi ogni giorno, dover scoprire come raggiungere un certo posto o non riconoscere nessuno lungo la strada. Ormai, tutto questo è diventato ordinario. Ma se è vero che non esiste più quell’adrenalina, in cambio ho molto altro, come il totale controllo del mio tempo. Se un posto mi piace, posso decidere di fermarmi per una settimana intera; se domani ho in programma un trekking, ma sono costretto ad annullarlo a causa del meteo, posso rimandarlo al giorno successivo. Non ci sono limiti, imposizioni, calendari da rispettare.

E non ti manca il senso di certezza che, vuoi o non vuoi, trasmette il solito trantran?
Può essere faticoso ricominciare ogni volta da capo con le amicizie, ma io lo trovo anche stimolante. Conosci qualcuno, ti piace a pelle e condividi una birra, sapendo che magari non lo incontrerai mai più. Ogni due o tre giorni ti ritrovi da solo, ma poi ricominci e ti accorgi che in realtà stai viaggiando con il resto del mondo.

Muelle de las Almas, Cucao, Chiloé - Andrea Cabassi
Muelle de las Almas, Cucao, Chiloé

È un caso che la decisione di partire sia arrivata a 40 anni?
Me lo sono domandato, ma non ho trovato una risposta precisa. Forse a quell’età è normale fare un bilancio, pensare ai sogni che sono rimasti nel cassetto e riflettere sul fatto che, continuando ad aspettare, non li realizzerai mai. E poi a 40 anni possiedi una consapevolezza diversa rispetto a 20, hai maggiori possibilità di concretizzare un progetto e, allo stesso tempo, ti trovi ancora in quella fase della vita dove non può essere un anno senza lavorare a poter inficiare la tua carriera. Due anni fa, mio cognato ha avuto un incidente molto grave, a cui per fortuna è sopravvissuto, quasi per miracolo. Quell’episodio mi ha aperto gli occhi e ha dato un’accelerata a ciò che sognavo.

E cosa sognavi?
Di girare tutto il mondo. E sai qual è la grande meraviglia? Che nel momento in cui ho smesso di pormi domande e ho preso la decisione di partire, l’universo mi ha portato tutto ciò di cui avevo bisogno per metterla in pratica. Oggi posso dire con certezza assoluta che non realizziamo solamente i sogni che non vogliamo realizzare, perché “impossibile” è una parola che vale solo in pochissimi casi. “Se vuoi, puoi” non è solo un modo di dire. Adesso ne sono sicuro.

Paola Rinaldi

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