Passione Annapurna

Renzo Andorno, Nepal, Annapurna, trekking

Renzo Andorno, Nepal, Annapurna, trekkingQualche volta, poter dire “Io c’ero” profuma di miracolo. Il fotografo ghemmese Renzo Andorno stava tentando il passo del Thorung, nel circuito dell’Annapurna, quando una tempesta di neve si è abbattuta sul massiccio nepalese, uccidendo una cinquantina di persone e determinando una delle tragedie più grandi di tutti i tempi. Era lo scorso 16 ottobre. “Con un piccolo gruppo di escursionisti, mi trovavo a una tappa e mezza di distanza dal punto in cui è avvenuta la sciagura”, ricorda Renzo. “La coda di un monsone ha scatenato una tempesta di neve e alcune valanghe, che hanno bloccato ogni via d’accesso e d’uscita della montagna. Non avevo mai visto nulla di simile: noi, che ci trovavamo sotto i tremila metri, abbiamo patito trenta ore di pioggia torrenziale, ma oltre il villaggio di Manang verso cui stavamo marciando sono caduti oltre due metri di neve”.

Momenti difficili da affrontare…
Sì, anche perché è molto complicato trovare un appoggio o un rifugio di fortuna: la nostra tappa era calcolata in quindici ore di cammino fra una sosta e l’altra, per cui ci siamo ritrovati completamente all’addiaccio durante l’uragano. In quegli istanti, ti accorgi immediatamente di quanto sia forte e dirompente la Natura, perché capisci che non si tratta del solito temporale. Nel frattempo, sono caduti tutti i tralicci di luce e telefono, per cui non avevamo la Renzo Andorno, Nepal, Annapurna, trekkingpossibilità di chiamare nessuno per capire meglio la situazione. Il giorno dopo siamo venuti a conoscenza tramite radio del disastro, considerato il più grande e spaventoso mai avvenuto sull’Annapurna, e siamo tornati indietro.

Come si gestisce la paura degli altri, che sono con te?
Bisogna essere in grado di affrontare subito le situazioni, dimostrando di sapere esattamente cosa fare. Quando è possibile, si sente il campo-base per recepire tutte le informazioni utili e magari i suggerimenti per la soluzione migliore; ma in ogni caso si deve avere il coraggio di proseguire oppure di tornare indietro, fornendo comunque decisioni certe, sicure. Il gruppo deve prendere forza dalla tua sicurezza.

Era la prima volta che affrontavi quel trekking?
Sì, l’Annapurna è sempre stato un mio pallino, un sogno e volevo affrontarlo per capirne il grado di difficoltà, in modo da studiare poi i successivi tour in maniera più mirata, a seconda del pubblico. Ovviamente, abbandonando l’impresa a metà, sono tornato indietro con l’amaro Renzo Andorno, Nepal, Annapurna, trekkingin bocca e l’insoddisfazione di chi non aveva raggiunto un obiettivo, ma anche con la profonda tristezza per quello che era accaduto ad altri escursionisti come me. Purtroppo però quando ci si avventura in montagna, bisogna mettere in conto anche questi episodi, mettendosi in viaggio con le informazioni meteorologiche aggiornate.

Nonostante la grande paura, hai intenzione di ripartire?
Certamente. Sul mio sito ho inaugurato da poco una sezione Viaggi, in cui presento i prossimi itinerari fotografici a cui è possibile iscriversi. Ad aprile, per esempio, ho programmato una bella esperienza fra Kathmandu, parco del Chitwan e Pokhara: un’occasione unica per entrare in contatto con le diverse culture e gli stili di vita del popolo nepalese, ma anche per affrontare un affascinante safari a bordo dell’elefante, nel regno della tigre del Bengala. A inizio maggio, invece, ho pianificato un trekking per principianti o per chi ha poco tempo, ma desidera comunque una Renzo Andorno, Nepal, Annapurna, trekkingvera e propria esperienza himalayana: cammineremo attraverso Kathmandu, Patan, Bhaktapur, Pokhara, Birethanti, Ulleri, Ghorepani, Tadapani, Tolka e Phedi, facendo tappa nei più importanti esempi di architettura urbana, templi, piazze e ponti. Ultima occasione, almeno per ora, è quella in programma per metà maggio, quando condurrò il mio gruppo nel cuore della terra Sherpa fino al monastero di Tengboche, arroccato in cima a un valico, a 3870 metri.

Tutti questi viaggi sono riservati sempre a gruppi ristretti?
Sì, di solito li propongo per una decina di persone: i miei tour non sono solamente trekking puri, ma uniscono sempre l’aspetto fotografico. Il fatto di essere in pochi mi permette di instaurare con tutti un contatto più personale, umano, alla scoperta di villaggi e panorami mozzafiato.

Renzo Andorno, Nepal, Annapurna, trekkingAlcuni sostengono che il Nepal sia poco gettonato dagli italiani per le loro vacanze, perché mancano il mare o il divertimento notturno. Al contrario, secondo te, quali sono gli aspetti che dovrebbero avvicinare a quelle terre per la prima volta?
La prima volta in cui ho viaggiato nel territorio nepalese ho subito capito perché quel Paese fosse così tanto amato da mio padre Renato, che ha contribuito alla costruzione della scuola elementare di Namche Bazar, nella valle del Kumbu, e di un presidio ospedaliero a Malekhu, nel distretto di Dhading. Il Nepal offre cultura, panorami straordinari, ma anche possibilità di escursioni e sport: il villaggio di Sarangkot ad esempio è considerato uno dei cinque luoghi migliori al mondo dove praticare parapendio, ma l’intero territorio è costellato di posti dove sono possibili gite in barca, rafting, percorsi in bicicletta, Renzo Andorno, Nepal, Annapurna, trekkingcamminate in mezzo alla giungla. Non manca nulla, per nessuno.

Cosa ami particolarmente di quel Paese?
Forse il senso di libertà. Sempre più persone scelgono mete come il Nepal, il Tibet, l’India o la Thailandia per allontanarsi dal caos, quasi alla ricerca di se stesse.

La popolazione locale come vive la quotidianità?
Senza superfluo, senza pretese, con grande umiltà, serenità. A volte capita di avventurarsi in zone isolate, eppure non si ha mai la sensazione di essere in pericolo o fuori posto. Forse il fatto di avere poco rende le persone meno dipendenti dalla materialità e più propense ai rapporti umani. Conosco più persone a Kathmandu rispetto alla mia città: gli abitanti mi Renzo Andorno, Nepal, Annapurna, trekkingsalutano, mi accolgono con un sorriso e hanno mantenuto un senso di amicizia, cordialità e accoglienza che qui abbiamo perduto.

Hai mai pensato di trasferirti definitivamente?
No, perché sarebbe forse una scelta troppo estrema. Però vorrei trascorrere almeno quattro o cinque mesi all’anno in quelle terre per capirne bene le dinamiche, la cultura, le tradizioni. Iniziamo dai prossimi viaggi, poi si vedrà!

Paola Rinaldi