Arquà Petrarca

Peccato che, adolescenti, ce l’abbiano fatto conoscere poco, e quasi sempre sotto un aspetto, diciamolo pure, per la nostra età noioso.
Il nome risveglia, per molti, ricordi puramente scolastici, senza troppi palpiti, malgrado il celebre amore e il non meno celebre Canzoniere.
Avessimo conosciuto meglio, anche sotto l’aspetto umano, la sua vita!
Avremmo scoperto che Francesco era un uomo interessantissimo, essenzialmente moderno, diverso, sotto parecchi aspetti, dai suoi contemporanei, più vicino a noi, con quel suo osservarsi vivere, e ci saremmo accorti che, vivo, oggi non si sentirebbe troppo anacronistico e spaesato! 

Bongiovanni Giannetto, Sulle orme di Francesco Petrarca, 1955

Casa del Petrarca ad ArquàW.D. Howells, Italian Journeys, illustrazioni di Joseph Pennell, 1901
Arquà
W.D. Howells, Italian Journeys,
William Heinemann, 1901
illustrazioni di Joseph Pennell

Francesco Petrarca… un nome che evoca immediatamente nella nostra mente almeno due nomi: Laura de Noves e Il Canzoniere.
Ricordi scolastici comuni un po’ a tutti noi italiani, ricordi letterari per tutti quegli stranieri innamorati dei nostri celebri umanisti. È interessante sapere di quanta fama godesse la nostra letteratura all’estero, e di quanto i nostri autori fossero amati e apprezzati, nonché imitati e invitati nelle grandi corti europee. Ma, come afferma Bongiovanni Giannetto nel discorso di apertura del suo itinerario sulle orme di Petrarca, l’autore del Canzoniere ha molto altro da offrirci, e allora… tiriamolo fuori da questa ristretta immagine scolastica!

Basta leggere i suoi molteplici testi, in particolare le sue lettere: interessanti, originali e molto moderne.
C’è in particolare un suo aspetto che è stato poco studiato: l’estrema modernità. Numerosi studi sono stati fatti su Francesco Petrarca come pellegrino laico in continuo movimento presso le corti e le città italiane in cui la cultura era maggiormente diffusa, e all’estero in qualità di diplomatico, intellettuale, poeta e scrittore; ciò che viene tralasciato è il suo carattere estremamente moderno, il suo status di profeta del nuovo tempo, come lo definì il Voigt. È certo che viaggiasse molto, ma non è stata approfondita la sua idea di viaggio, l’idea che si potesse compiere un viaggio attraverso l’Europa, non per fede o per commercio com’era in uso ai suoi tempi, ma per curiosità, per conoscere, per vedere e osservare il costume degli uomini e paragonare usi e costumi stranieri con i propri.

La casa di Petrarca ad Arquà The Tourist in Switzerland and Italy, di Thomas Roscoe,  illustrazioni di Samuel Prout, 1830
Casa del Petrarca ad Arquà
The Tourist in Switzerland and Italy
di Thomas Roscoe, 1830
illustrazioni di Samuel Prout

La sua scrittura è ricca di riferimenti al viaggio, di metafore, di termini specifici, di descrizioni e percezioni che solo l’attento viaggiatore moderno acquisirà. Nelle sue lettere cogliamo facilmente le ripetizioni di espressioni quali ‘io osservai’, ‘ho visitato’, ‘per quanto abbia veduto’, ‘osservando’, ‘desideroso di vedere’, e quindi l’utilizzo di verbi che implicano la vista, la percezione, l’osservazione; ma anche tutti quei verbi e quelle espressioni che indicano un movimento: ‘partito da’, ‘ho attraversato’, ‘ho percorso’, ‘ho visitato’, ‘traversai’, ‘sono salito’, e così via.
È interessante leggere poi di tutte quelle osservazioni relative al viaggio materiale, agli alloggi, le strade, i mezzi di trasporto, gli itinerari, gli incidenti della strada e tutte quelle indicazioni che a partire dai primi grandtourists si tramanderanno nei cahiers de voyage e nelle notes for travellers.

Come sai, ho appena attraversato la Francia, e non tanto per affari, quanto per desiderio di conoscere ed entusiasmo giovanile; sono anzi giunto sino in Germania e alle rive del Reno, osservando attentamente i costumi degli abitanti, affascinato dalla vista in un paese sconosciuto, confrontando ogni cosa con le nostre. (Petrarca Familiari I, 4)

Casa del Petrarca
Casa del Petrarca ad Arquà

La sua percezione e la sua idea di viaggio sono innovative per l’epoca in cui visse e anticipa di due secoli colui che per antonomasia viene considerato il primo grande viaggiatore moderno: Michel de Montaigne, che nel 1580, nei Saggi esprimeva la propria concezione di viaggio, molto simile a quella già espressa da Petrarca:
[…] La differenza dei modi da un paese all’altro non mi interessa se non per il piacere della varietà. Ogni usanza ha la sua ragione. Siano piatti di stagno, di legno, di terracotta, sia bollito o arrosto, burro o olio di noci o olio d’oliva, caldo o freddo, per me è tutt’uno.
[…] Io […] mi metto in viaggio più sazio dei nostri usi, non per cercare dei Guasconi in Sicilia (ne ho lasciati abbastanza a casa), cerco piuttosto dei Greci, e dei Persiani, mi avvicino a loro, li osservo; questo è ciò a cui mi dedico e di cui mi occupo. E quel che è più, mi sembra di non aver mai trovato usanze che non valgano le nostre
.

Petrarca viaggiò molto, prevalentemente tra Italia e Francia: se si tralasciano quelli compiuti con la propria famiglia, i suoi viaggi iniziano nel 1330. Moderno lo fu anche nella sua passione per la montagna, con la celebre escursione al Mont Ventoux di cui Gabriel Faure segue le orme in un volume edito nel 1946, Au pied du Ventoux.

Se decidessimo di seguire le sue orme [i], tra l’Italia e la Francia, nelle città in cui visse e soggiornò più a lungo incontreremmo studiosi italiani e stranieri, personaggi in viaggio per diletto, passione o per approfondire le proprie conoscenze. Parliamo di Emilio Penco e del prof. Levati che ne vollero ricostruire una biografia per immagini di viaggio, Giannetto Bongiovanni che per primo, tra gli italiani, si mosse in un vero viaggio nel tempo e nello spazio ponendo il piede sull’orma di quella petrarchesca. Tra le celebri penne straniere incontriamo Faure, Howells, Valery, Chateaubriand, Widmann… per citarne solo alcuni.

Tomba del Petrarca ad Arquà W.D. Howells, Italian Journeys, William Heinemann, 1901 illustrazioni di Joseph Pennell
Tomba del Petrarca ad Arquà
W.D. Howells, Italian Journeys,
William Heinemann, 1901
illustrazioni di Joseph Pennell

In Italia, Incisa e Arezzo custodiscono i luoghi dell’infanzia, oggi rispettivamente casa museo la prima e sede dell’Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze, la seconda, mentre Arquà conserva gli ultimi ricordi del Poeta e le sue spoglie.
Piccolo borgo medievale situato nell’affascinante scenario dei Colli Euganei, Arquà conserva immutato il fascino di un tempo e poi vi è morto il Petrarca. E questa morte ha donato un’aureola di gloria alla piccola terra, la rese sacra alla sua memoria. Nessun altro luogo conserva tante reliquie di Lui originali e quasi intatte: non la natale Arezzo, né Valchiusa della ardente giovinezza, né le molte città dove lo portò la sua irrequietudine. Per cui si sente qui il grande spirito vivo e presente, richiamato anche dal paesaggio bellissimo, così conforme al tono della sua poesia soave e melanconica. [ii]

L’abitazione conserva le caratteristiche di quando ci visse il Poeta e al suo interno, gli oggetti sono stati accuratamente selezionati secondo il criterio che dovessero avere effettivamente a che fare con il Poeta, preferendo al limite vuote le stanze dove il grande spirito vive [iii].
Tra le stanze più importanti troviamo la Stanza della Gatta, in cui è custodita, in una nicchia sul muro, una gatta imbalsamata, che si dice essere quella appartenuta al Poeta. Molte e divertenti disquisizioni sull’originalità o meno di questa gatta si sono tramandate nei testi di questi arguti viaggiatori. L’altra stanza in cui maggiormente aleggia lo spirito del luogo è sicuramente lo studio.

L’eco letteraria si fa sentire forte, oggi come allora, ma oggi in più ascoltiamo tutte quelle voci di viaggiatori stranieri o italiani che vi si recarono in visita e ne lasciarono testimonianza in opere letterarie tutte da riscoprire e leggere con interesse. La casa di Arquà rappresenta uno dei primi esempi di “case della memoria” e i registri dei visitatori attestano come fosse ben presto divenuta meta di pellegrinaggi letterari.

In questo villaggetto di Arquà nulla è cambiato. Tutto è rimasto tal quale e pensando al Petrarca non posso guardarmi attorno senza emozione. Da questa loggia vedo quello che il Poeta vedeva: per precisione e per intimità, a più di sei secoli di distanza, è uno dei ricordi letterari più impressionanti che esistano. [iv]

Il custode della casa oggi vi accoglie con calore e vi guida attraverso la storia della celebre abitazione. Mi ha concesso alcune foto dell’esterno che condivido qui, accanto a quelle che secoli addietro attirarono l’osservazione di artisti viaggiatori.

Un’emozione da rivivere… consigliata a tutti gli amanti della letteratura!

Raffaella Cavalieri
.

[i] Per approfondire l’argomento del Petraca viaggiatore, del viaggio sulle sue orme tra Italia e Francia e sul Petrarca scrittore odeporico, consultare anche Raffaella Cavalieri, Petrarca il Viaggiatore. Guida ad un viaggio in Terrasanta, Robin Edizioni, Roma, 2007.

[ii] Callegari, Adolfo, Arquà e il Petrarca, piccola guida illustrata per il forestiere, a cura dell’Ente Provinciale per il Turismo di Padova nel VI centenario dell’incoronazione del Petrarca, 1941.

[iii] Callegari, Adolfo, op.cit., pag. 21.

[iv] Faure, Gabriel, Paesaggi e poeti d’Italia, Roma, Società editrice Novissima, 1930, pp. 93-97.

 

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