In bici da Barletta a Capo Nord

Capo Nord in bici - Antonella Gentile

Cinquemila chilometri in bicicletta, dalla Puglia alla Norvegia. A percorrerli in quattro mesi e mezzo è stata Antonella Gentile, 33 anni, che lo scorso 17 giugno ha dato il primo colpo di pedali a Barletta e poi ha puntato dritto a Capo Nord, senza pensare troppo alla strada che la aspettava. Ma più della fatica, più dei paesaggi, più delle scoperte che non sono certo mancate, a restarle nel cuore è soprattutto l’umanità, ricevuta e trovata in tante persone sconosciute, che l’hanno aiutata a sentirsi a casa anche in capo al mondo.

Antonella, quando ti sei innamorata del viaggio?
A 12 anni, durante il mio primo soggiorno studio in Inghilterra. Quell’esperienza ha acceso qualcosa dentro di me, un fuoco, una passione, un entusiasmo, qualcosa che non si è mai spento. E infatti per i 18 anni, anziché la classica festa sognata da tutte le mie amiche, ho chiesto a mamma e papà un biglietto aereo per Melbourne e sono volata in Australia. Da quel momento, le partenze sono diventate sempre più numerose: sono stata in Giappone, Cina, Corea, America, Egitto e in tanti paesi europei, ma mi mancava l’estremo nord e ho pensato di fare questa pazzia…

Perché in bicicletta?
Mi piaceva l’idea e mi piace anche pedalare. Non sono una ciclista in senso agonistico e infatti sono partita con una normalissima bici da città, di quelle con il cestino, che fino a quel momento avevo usato solo per andare al supermercato o muovermi nei dintorni di casa. L’unico lusso erano le sei marce, ma per il resto nessuna tecnologia e soprattutto nessun allenamento da parte mia. Eppure, su quel sellino, ho attraversato Italia, Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia: un viaggio meraviglioso, dove sono passata dagli iniziali 25 chilometri al giorno fino ai 90 dell’ultimo periodo, dopo essermi addestrata strada facendo.

Capo Nord in bici - Antonella Gentile

Quindi il tuo non era il viaggio di una sportiva…
Assolutamente no. Anzi, ero e sono l’esatto opposto dell’agonista. Usare la bici era solamente un modo per procedere con lentezza e avere la possibilità di conoscere più persone. Anche la scelta di partire da sola è stata funzionale per questo motivo. Quando viaggi con altri compagni di avventura, tendi a chiuderti nel gruppo, a parlare italiano, a mangiare sempre gli stessi cibi, per cui alla fine torni a casa senza aver conosciuto la cultura dei luoghi che hai attraversato. Paradossalmente, invece, se parti da sola hai più contatti e maggiore possibilità di confrontarti con gli altri.

Hai trovato aiuto anche per vitto e alloggio?
Sì, perché mi sono affidata ai principali siti di couchsurfing e social travelling, grazie ai quali ho trovato una grande ospitalità. Per l’Italia avevo progettato le mie tappe a grandi linee, chiedendo accoglienza presso hotel e bed and breakfast, mentre all’estero mi sono appoggiata alla gente comune. Devo ammettere che all’inizio avevo qualche dubbio su questo tipo di alloggio e non credevo alla serietà dei siti che lo proponevano, ma mi sono ricreduta. Visto che ero sola, ho sempre risposto ad annunci di donne, verificando prima i feedback su Internet, anche se ogni tanto ho accettato l’ospitalità di persone incontrate per caso e con cui magari avevo scambiato qualche chiacchiera per strada. Devo ammettere che questa esperienza mi ha aperto la mente: certo, i pericoli ci sono e ci saranno sempre, ma esiste anche una fetta di mondo incredibilmente buona.

Quindi, non hai mai avuto difficoltà a trovare un posto in cui dormire?
No, anche se nel nord Europa è stato più complicato. Non perché la gente sia meno ospitale, ma per il semplice fatto che la densità della popolazione è minore e soprattutto nei paesi più piccoli sono in pochi ad essere iscritti ai siti di ospitalità. Lì mi è capitato di dormire in tenda, all’interno delle tipiche casette in legno norvegesi o in qualche ostello, cercando di spendere il meno possibile, visto che ero partita con un budget limitato.

Capo Nord in bici - Antonella Gentile

C’è un incontro che porti nel cuore?
Ho conosciuto dei sami, una popolazione nomade della Norvegia, e una donna mi ha anche ospitata nella sua roulotte. Ricordo perfettamente quella sera: ero arrivata tardi, il campeggio era chiuso, faceva molto freddo e ho bussato alla sua porta per chiedere informazioni. Lei non ci ha pensato due volte e mi ha accolta. Ma i ricordi sono tantissimi, legati a tutte le persone che mi hanno fatto da guida, che hanno cucinato per me, che mi hanno pagato una notte in albergo, che mi hanno regalato dei vestiti quando non avevo l’abbigliamento adatto per sopportare il freddo. Ho ricevuto tanto affetto e, per fortuna, è sempre arrivata la soluzione giusta al momento giusto.

Come organizzavi i tuoi spostamenti quotidiani, tenendo conto ad esempio che in nord Europa le ore di luce non sono molte?
Sì, infatti nell’ultima parte del viaggio il buio arrivava già intorno alle 3 del pomeriggio. Diciamo che la mattina cercavo sulla mappa di Google le strutture disponibili nell’arco di 90 chilometri, quelli che al massimo riuscivo a percorrere, ma chiedevo anche informazioni alle persone del posto sul tipo di paesaggio che avrei incontrato, se pianeggiante o montuoso, perché il chilometraggio poteva ovviamente cambiare. Anche perché il mio non era solamente un viaggio fatto di lunghe pedalate, ma anche di visite a punti di interesse, musei, luoghi caratteristici. Dovevo tenere conto di tutto.

Hai voluto legare la tua iniziativa all’Amref: perché?
Mi era capitato di leggere una pubblicità di questa associazione su Facebook, che parlava delle donne africane costrette a percorrere tanti, tantissimi chilometri a piedi per attingere acqua dai pozzi. Ho iniziato a riflettere sulla loro situazione: io potevo permettermi di viaggiare per puro divertimento, mentre loro erano costrette a farlo ogni giorno per sopravvivere. Così, ho deciso di contattare l’Amref e contribuire a un progetto per la costruzione di pozzi: sul mio blog e sul profilo Facebook, pubblicizzavo un link a cui le persone potevano fare riferimento per donare un contributo direttamente all’associazione.

Alla fine, come sei rientrata in Italia?
Avevo scritto sulla pagina Facebook degli Italiani in Norvegia per chiedere se qualcuno aveva in progetto di rientrare in Italia e aveva posto anche per me e la mia bicicletta. Ho trovato una coppia di futuri sposi, che aveva deciso di celebrare il matrimonio nello Stivale e mi hanno dato un passaggio fino a Milano. Per assurdo, è stato più complicato rientrare dalla Lombardia fino alla Puglia, perché sui treni ad alta velocità non sono ammesse le biciclette, per cui sono stata costretta a fare un’infinità di cambi sui regionali.

Capo Nord in bici - Antonella Gentile

Tradita dalla tua stessa patria…
Per assurdo sì, è stato molto più complicato quel tragitto di tutto il resto del viaggio. Tra l’altro, mentre all’estero ho quasi sempre viaggiato su piste ciclabili, in Italia sono stata costretta a utilizzare spesso le strade provinciali. Un vero peccato: abbiamo un patrimonio bellissimo, ma non siamo ancora pronti ad accogliere il cicloturismo, eccetto in alcune zone, ma rarissime.

Ripartiresti in bicicletta dopo averlo provato?
Immediatamente. Questo mezzo attiva tutti i sensi, perché viaggiando puoi sentire l’odore della terra, vedere il paesaggio cambiare, assaggiare nuovi sapori, ascoltare rumori insoliti. E poi puoi fermarti quando ne senti la necessità, scambiare due parole con qualcuno che altrimenti non avresti mai conosciuto, ricevere un abbraccio inaspettato. Il tempo smette di avere la sua importanza, non guardi quasi mai l’orologio, ma vivi. Semplicemente questo.

E adesso?
Sto scrivendo un libro sulla mia avventura, che vorrei pubblicare e poi presentare in giro per l’Italia, spostandomi in bicicletta. E naturalmente mi piacerebbe continuare a viaggiare: sogno l’Africa, l’India e la Polinesia, ma il mondo è così grande che non voglio fermarmi. Anche perché condivido la frase di Mark Twain: “Tra vent’anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri”.

Paola Rinaldi

Capo Nord in bici - Antonella Gentile

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