Captain Fantastic

Captain Fantastic
Film del 2016 scritto e diretto da Matt Ross, con Viggo Mortensen nel ruolo di Ben Clash, padre e padrone di famiglia.

Quante gite in famiglia avete fatto? Quelle scampagnate nei boschi primaverili tra moschini impertinenti e sassi sdrucciolevoli sulla riva del fiume. Ci voleva la forma mentis corretta, poco ma sicuro. Eppure si trattava di un must irrinunciabile: gli scarponcini, le borse frigo, gli zaini ricolmi di oggettistica utile e non. Ci siamo passati tutti. E se vi dicessi che per la famiglia Cash di Captain Fantastic tutto questo è la normale quotidianità?

Provate a immaginarvelo: vivere sempre nei boschi, cacciando, coltivando, ma soprattutto rinunciando a quella che è la vita contemporanea. Potete leggere ma non vedere film, farvi la doccia sotto una cascata ma niente deodorante, nessun fast food o… ok, ho reso l’idea. Questo ha deciso Ben Cash (Viggo Mortensen), padre e padrone di famiglia, per i suoi sei figli: educazione primordiale nei boschi della parte nord-ovest dello stato di Washington, attività fisica serrata, studio matto e disperatissimo (per citare uno che invece non sarebbe sopravvissuto un giorno tra fronde e zanzare). Perché? Istinto di sopravvivenza che si applica alla contemporaneità: fuggire da tutto e tutti, fortificarsi e poi, forse, tornare in quella civiltà così aberrata da esseri superiori. Potete capire benissimo che le cose non funzionano proprio così.

Captain Fantastic

Infatti la famiglia Cash dovrà necessariamente abbandonare il verde selvaggio per confrontarsi con quello in busta (songino o misticanza), iniziando un secondo viaggio, quello che farà sgretolare le certezze dei più piccoli, mentre la crociata personale di Ben si farà sempre più estremista, sporcata da un mondo che lui non sente più suo, ma che non concede di assaggiare nemmeno alla sua famiglia.

Il camper diventerà quindi nuovo microcosmo dei Cash, il bosco su ruote che viaggia con loro, come se sapesse che tanto, prima o poi, tutti loro saranno costretti a tornare. Che è pure il motore iniziale, questa malriposta convinzione che una partenza non possa cambiare nessuno, che il viaggio non sia catarsi verso uno stadio esistenziale diverso dal momento in cui ci si mette sulla strada. Ben è ciecamente sicuro delle sue idee, sa che quello è l’unico modo per crescere i suoi figli, senza rendersi conto che, così, quel mondo a cui lui li stava preparando non l’avrebbero mai conosciuto.

Ecco allora che il viaggio diventa cura per una malattia invisibile, instillando scampoli di quotidiana realtà in tutta la famiglia, facendo conoscere il resto del mondo a persone chiuse nella loro libertà, incapaci di vivere davvero. La strada scrosta pian piano le loro certezze, lasciando il semplice germe del dubbio, quello primordiale: la curiosità. I Cash assaporano tutto, sbagliando, inciampando in un mondo che li rigetta in maniera naturale, perché loro mai lo avevano concepito.

Ma è proprio in questi momenti che il viaggio si sublima, graffiando l’anima con la durezza dell’asfalto perché così deve essere, perché la libertà, quella vera, è anche libertà di scelta, di stile di vita, di poter sbagliare.
Ecco quindi che una delle versioni più belle di Sweet Child O’ Mine va a riunire una famiglia frammentata, un gruppo scisso nella sua omogeneità che trova solo alla fine un equilibrio, un modo corretto per vivere appieno, tutti allo stesso modo e tutti con le loro differenze.
L’aurea mediocritas oraziana non è mai stata così attuale.

Edoardo Ferrarese

Qui il trailer di Captain Fantastic