Io vagamondo

Il viaggio è servito. Dopo la straordinaria esperienza del suo giro intorno al mondo senza aerei, il torinese Carlo Taglia (28 anni) ha coronato un altro sogno: mettere su carta la sua avventura per ispirare altri ragazzi a seguirne le orme. Il libro – che ripercorre 528 giorni, 95450 chilometri e 24 nazioni – si intitola “Vagamondo” e verrà presentato per la prima volta sabato 21 settembre a Torino, per poi intraprendere un tour lungo l’Italia, da Nord a Sud.

Quali sono gli ingredienti del libro?
Oltre a raccontare le storie delle persone che ho incontrato strada facendo, parlo in maniera approfondita del mio viaggio introspettivo, iniziato almeno dieci anni prima della partenza. Nell’introduzione generale, racconto la mia adolescenza, tutte le problematiche di un’età difficile, il senso di emarginazione rispetto al contesto sociale, tutti i miei errori e cosa mi ha spinto a viaggiare. Tutto questo serve al lettore per capire meglio le mie riflessioni durante il giro del mondo, ma soprattutto per comprendere come il viaggio abbia rappresentato per me la cura dell’anima, la mia medicina speciale.

Cosa ti proponi con questo racconto?
Di trasmettere a tanti altri ragazzi l’ispirazione non solo per fare i bagagli e partire, ma anche per cullare una speranza nel caso in cui vivano situazioni simili alle mie negli anni burrascosi dell’adolescenza. Io ho trovato la mia “via d’uscita” nel viaggio in solitaria, lontano da tutto, da tutti, da ogni pressione sociale: per me, questo rappresenta il modo più efficace per confrontarmi con il resto del mondo, nel bene e nel male. Viaggiare ti mette a confronto con culture diverse, ti apre la mente e ti permette di capire davvero chi sei, cosa vuoi, come reagisci agli eventi, come improvvisi di fronte a qualcosa di nuovo e inaspettato. Lontano da casa, metti insieme i tasselli della tua anima, del tuo essere uomo o donna, del tuo stare al mondo.

Viaggiare è una “soluzione ai problemi” adatta a tutti?
Sì, anche se ovviamente esistono tanti modi per reagire alle difficoltà della vita. C’è chi si affida alla meditazione, allo yoga, ad altri strumenti che ti mettono in contatto con l’io interiore. Personalmente ho scelto il viaggio, anche se non è necessario compiere il giro del mondo come ho fatto io.

Nel libro, fornisci anche consigli pratici per chi vuole viaggiare?
Ovviamente, in base alla mia esperienza, consiglio alcune soluzioni economiche per partire, affronto il tema dei mezzi di trasporto, suggerisco come affrontare il viaggio nel migliore dei modi e come porsi nei confronti delle persone incontrate. Io stesso, prima di partire, ho trovato ispirazione nei racconti di altri viaggiatori, che mi hanno permesso di allargare i confini mentali e abbandonare le paure come una vecchia corazza.

Un pizzico di esitazione serve per partire davvero preparati?
Sicuramente è importante prepararsi, ma ad un certo punto bisogna decidersi a compiere il primo passo: è sempre il più difficile, ma il resto è tutto in discesa, più semplice, più naturale. Si tratta solo di scuotere la propria energia, perché quando si è davvero determinati si aprono porte e portoni di cui non conoscevamo l’esistenza. Al contrario, troppi timori e troppa riflessione finiscono per ancorarci a terra e non farci partire mai. A 20 anni sono andato da solo in Spagna, un po’ allo sbaraglio, e ho cercato sul posto un impiego per potermi mantenere. Non si può aspettare di avere tutte le certezze del mondo, così come non si deve azzardare un salto nel buio: in questo senso, ascoltare le esperienze degli altri viaggiatori può essere utile.

“Vagamondo” rispecchia il tuo sconfinato senso di libertà e indipendenza anche nella scelta editoriale, perché si tratta di un libro auto-pubblicato…
Sì, molti editori – piccoli, medi e grandi – erano interessati alla mia storia, ma ho notato che con loro andavo incontro a tempistiche piuttosto lunghe oppure a modifiche che non volevo apportare. Così, ho deciso di accantonare quella strada e auto-pubblicarmi perché volevo che la mia storia arrivasse al pubblico più pura e genuina possibile.

Lo hai scritto in viaggio?
La maggior parte del testo è una raccolta di impressioni abbozzate durante il mio giro del mondo, vissute sul momento. Per questo, volevo mantenerle cariche di quelle emozioni.

Adesso inizia il tour lungo l’Italia per farlo conoscere?
Parto a bordo di un furgone carico di libri e, per ogni tappa, chiedo alle persone che mi hanno seguito di aiutarmi a trovare un posto semplice e spartano per realizzare una presentazione. Sarà un viaggio nel viaggio, anche perché ho visitato molti Paesi ma per assurdo ho visto molto poco dell’Italia: questa sarà l’occasione giusta per conoscerla a fondo.

E poi, conti di ripartire?
Nei miei progetti, c’è quello di trasferirmi in India a inizio novembre. Per adesso, sento solamente la necessità di andare laggiù: cosa farò lo deciderò sul posto, vagliando i milioni di possibilità che sicuramente si presenteranno. Perché proprio l’India? Perché mi ha fatto innamorare e voglio viverla a fondo, facendo anche del volontariato. È questo il segreto di un viaggio: andare in un luogo e stare a vedere quello che capita.

Sei giovanissimo: come fai a vivere il distacco dai tuoi cari?
Io amo follemente la mia famiglia e gli amici, ma credo che per realizzare se stessi sia necessario liberarsi da qualunque attaccamento, materiale e sentimentale. Gli attaccamenti possono rappresentare un limite, ma per andare incontro al nostro vero e unico destino è necessario imparare a gestirli. Così, si diventa felici.

 

Per maggiori informazioni sul libro: karl-girovagando.blogspot.it/

Paola Rinaldi

 

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