Colombia, dalle Ande ai Caraibi

Colombia. Mercato andino di Silvia
Mercato andino di Silvia

Ecco un viaggio ideale per chi è alla ricerca di una mescolanza perfetta di cultura, tradizioni, bellezze naturalistiche e spiagge da sogno. Un paese da esplorare senza pregiudizi, contro tutti i luoghi comuni che lo vogliono ancora pericoloso e violento.
Se fino alla fine del secolo scorso viaggiare in Colombia era quasi impensabile – narcotraffico e guerriglia erano le parole d’ordine –, il corso della storia è cambiato con la presidenza di Álvaro Uribe Vélez che, in carica dal 2002 al 2010, ha trasformato il paese in un luogo sicuro e festoso. È ovvio che non tutti i problemi sono stati risolti, ma oggi la svolta è palpabile, tutte le attività fioriscono e i colombiani affrontano il futuro con energia e ottimismo.

Colombia. Bogotá. Museo Botero
Museo Botero

La capitale Bogotá, situata a 2640 metri di quota nel mezzo di un fertile altopiano incorniciato dalla Cordillera de los Andes, è un polo economico e culturale in pieno fermento, e il suo immenso agglomerato urbano si può ammirare dal santuario di Monserrate, punto panoramico eccezionale.
Il centro storico, magnificamente recuperato, rende la capitale una città dall’atmosfera particolare e accattivante: la Plaza de Bolivar e le sagome coloniali degli antichi palazzi che la incorniciano, la Candelaria e l’andirivieni di studenti, le chiese con le preziose collezioni di arte sacra e i tanti i musei fra cui il Museo dell’oro, con la più ricca collezione al mondo di oreficeria precolombiana, e il Museo Botero, con la straordinaria raccolta di opere dell’artista insieme ad altri capolavori di arte moderna.

A poca distanza Bogotá, un’opera monumentale, unica nel suo genere è la Cattedrale di Zipaquirá, interamente scavata nel salgemma a una profondità di 120 m e con una superficie di 8000 mq. La sobria linearità dello stile e la suggestione delle luci colorate vi lasceranno letteralmente senza fiato.
L’itinerario ci porta quindi a Villa de Leyva, autentico gioiello coloniale. Piccola e graziosa, fu fondata nella seconda metà del ‘500 e, fin da allora, scelta come residenza da personaggi celebri. Con la sua grande piazza centrale di acciottolato, circondata da palazzetti coloniali dipinti a calce, su cui domina l’incantevole chiesa della parrocchia, ha conservato l’aspetto di un tranquillo villaggio. È piacevole assaporarne i ritmi lenti, girovagando senza meta tra le viuzze su cui si affacciano le botteghe degli artigiani e i ristorantini che offrono gustosi piatti tipici.
Da non perdere: il Museo El Fosil dove è conservato il fossile di un rettile marino preistorico, El Infiernito; l’osservatorio astronomico Muisca; il Convento del Santo Ecce Homo, fondato dai Domenicani e il Museo del Carmen, la più importante raccolta di oggetti sacri del paese.

Colombia. Cattedrale di Popayan
Cattedrale di Popayan

Un breve volo Avianca, compagnia aerea affidabile e puntualissima, ci trasporta nel cuore della Cordillera, a Popayan, una delle città più tradizionali della Colombia, vera perla architettonica. Ebbe un ruolo importante all’epoca coloniale per la sua posizione strategica a metà strada fra Cartagena al nord e Quito e Lima al sud. Nonostante gran parte degli edifici siano stati distrutti dal devastante terremoto del 1983, oggi la città è del tutto ricostruita. Le case bianchissime si affacciano sulle stradine dove, durante la Settimana Santa, sfilano processioni religiose che attirano fedeli da tutto il paese.

Colombia. Frutta tropicale
Frutta tropicale

A una cinquantina di chilometri da Popayan, si trova il pittoresco villaggio di Silvia.
È adagiato nel cuore di queste montagne verdissime che, a causa della vicinanza con l’Equatore, conoscono una stagione sola, più o meno piovosa.
Ogni martedì, gli Indios Guambianos che popolano la regione, si riuniscono per il mercato settimanale. È un giorno importante non solo perché vi si scambiano le merci ma perché si raccolgono le notizie, si fanno quattro chiacchiere con i parenti lontani, si comprano ai bambini le leccornie dei giorni di festa ma soprattutto ci si concede una buona bevuta.
I Guambianos sono una minoranza etnica che vive di agricoltura e pastorizia e che custodisce gelosamente le proprie tradizioni. La nostra guida ne è molto orgogliosa. Autobus coloratissimi e sgangherati, stracarichi di merci e passeggeri, affollano la piccola piazza centrale. Tutti indossano gli abiti tradizionali: una gonna azzurra per gli uomini e nera per le donne sormontata dalla ruana, una specie di poncho colorato in lana, ed il caratteristico sombrero che può essere in feltro o paglia. I Guambianos rifuggono i matrimoni interetnici e la famiglia resta al centro dell’organizzazione sociale. Parlano una lingua propria di derivazione molto antica. Nella religione, le radici animiste si mescolano alle influenze cristiane. La medicina è prerogativa di un curandero che conosce bene le piante medicinali e media le relazioni tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. L’amministrazione della giustizia, il controllo dell’ordine pubblico, la facoltà di comminare pene e sanzioni sono affidati al cabildo. Un microcosmo autonomo che è sopravvissuto solo grazie a un relativo isolamento geografico.
Per chi, come me, è affascinato dalle culture lontane e poco conosciute questa esperienza è stata una vera sorpresa!

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Queste stesse montagne furono abitate per millenni da varie culture successive che hanno lasciato ai posteri preziose vestigia archeologiche. Erano popoli di agricoltori e cacciatori.
La conoscenza delle culture Agustiniane non è stata ancora del tutto approfondita. Tuttavia, si sa che essi praticavano complessi riti funerari.
Ci hanno lasciato gigantesche statue intagliate nella pietra e sarcofagi monolitici. La maggior concentrazione di reperti si trova nel Parco Archeologico di San Agustin. Figure fantastiche o di animali, rappresentazioni umane dall’aspetto feroce che custodiscono, mute, antichi segreti.

Colombia. Idoli di pietra a San Agustin
Idoli di pietra a San Agustin

La straordinaria bellezza della regione è ideale per abbinare all’aspetto culturale delle lunghe passeggiate a piedi o a cavallo. Sulle colline si alternano coltivazioni di caffè, banane, canna da zucchero in una sinfonia di verdi che mi fa credere di essere caduta in un quadro naif. Nel fondovalle ruggisce il Rio Magdalena, stretto fra alte pareti rocciose.
La zona archeologica di Tierradentro è invece una vasta area ricoperta da foresta ed è abitata dagli Indios Pàez. Vi furono ritrovate numerose tombe ipogee, scavate a più di 7 metri di profondità. Le camere funerarie sono decorate con disegni geometrici rossi e neri e con altorilievi di figure antropomorfe.

Colombia. Piante di caffè
Piante di caffè

Attraversando la zona cafetera, cuore della produzione agricola colombiana, si raggiunge, infine, la costa atlantica. Quaggiù la vera perla è Cartagena, patrimonio dell’Unesco, costruita a imperitura memoria dei fasti coloniali. Fondata nel 1533 da Don Pedro de Heredia, Cartagena de Indias fu il principale porto di imbarco dei tesori della corona spagnola. Soffrì costanti assedi che portarono alla realizzazione della straordinaria architettura militare: forti, bastioni, muraglie che racchiudono, come in uno scrigno, la città coloniale. Le sue pittoresche stradine, su cui si affacciano antichi edifici dai colori pastello, vanno percorse lentamente, più volte, a piedi o in una carrozza trainata dai cavalli; di giorno ma anche di notte, quando i vecchi lampioni illuminano le piazze e riportano l’immaginazione alle epoche passate. Solo così si potrà assaporarne l’atmosfera suggestiva, conservandone un ricordo imperituro.
Addentrandosi un po’ alla volta nel cuore della città vecchia si scoprono piazzette, chiese, chiostri, case patrizie, alcune delle quali sono state trasformate in deliziosi hotel.
Il palazzo dell’Inquisizione, che per due secoli giudicò i casi di stregoneria e di incantesimo, è una bella costruzione con un portale in stile barocco. Al suo interno si conservano ancora gli spaventosi strumenti di tortura.
Dalla Porta dell’Orologio si arriva alla piazza delle carrozze, antica sede del mercato degli schiavi.
Negli angoli ombrosi siedono le palenqueras, mulatte dalla parlata veloce e musicale. Vistosamente abbigliate con ampie gonne colorate, vendono squisita frutta tropicale, perfetto ristoro nelle ore calde. Di fronte alla città, nella grande baia turchese, le isole del Rosario offrono spiagge bianche, ideali per dedicarsi agli sport acquatici.
Al tramonto, osservando il mare dagli antichi bastioni, vengo sopraffatta dalla commozione. Ebbene, questo paese da cui tanti sono fuggiti, oggi sarebbe il luogo dove vorrei vivere!

Fotografie e testo di Anna Alberghina

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