Così divento me stesso

Mauro Dagna a San Pedro de Atacama, Cile – Valle della Luna

Go confidently in the direction of your dreams, live the life you have imagined” (Vai con fiducia nella direzione dei tuoi sogni, vivi la vita che hai immaginato). Ogni mattina, da sei anni, l’astigiano Mauro Dagna legge questo monito di Henry David Thoreau sul dorso di una calamita comprata in Australia, che oggi campeggia sullo specchio del suo bagno. Lui ha immaginato la sua vita. Se dovesse disegnarla, traccerebbe una strada che porta lontano, al di là delle convenzioni, delle paure, dei “forse” e dei “ma”. Ogni volta che parte, Mauro compie due viaggi: uno fuori, attraverso i luoghi, e l’altro dentro, che aggiunge un “tassello” alla conoscenza di sé. «Le condizioni imposte da un viaggio, come la lontananza da casa e la possibilità di contare solamente sulle proprie forze, consentono di dismettere i panni e le maschere che indossiamo ogni giorno». Alla ricerca di un nuovo pezzo del suo puzzle, Mauro partirà  il prossimo 27 luglio in sella al suo cavallo d’acciaio – una gloriosa Honda Africa Twin del 2000 con 74 mila chilometri all’attivo – per un viaggio che lo condurrà da Asti fino a Yerevan, in Armenia, a spasso tra Europa e Asia Minore.

Viaggio: passione, vocazione o… cos’altro?
Direi, una scelta di vita. Fino a due anni fa, coordinavo un team di vendite all’estero per conto di una multinazionale inglese e mi ritrovavo spesso a bordo di aerei diretti in Africa, Sud America, Medio Oriente o Russia. Poi, mi sono concesso una pausa di riflessione e oggi lavoro per un’azienda francese. Sono più stabile.

Indonesia, Kalimantan Island – Parco Nazionale di Tanjun Puting

Rimani sempre un irrequieto?
L’irrequietezza fa parte della mia indole. Fatico a mettere radici, amo incontrare persone, culture e luoghi lontani. Non mi riconosco nella categoria dei turisti che si muovono in maniera organizzata, perché preferisco viaggiare da solo per non sottostare a vincoli o tempistiche che non mi appartengono. Questo non significa vivere la solitudine, perché le occasioni di incontro non mancano quando sei a spasso per il mondo, ma semplicemente poter vivere tutto ciò che il viaggio comporta, in piena sintonia con il luogo in cui ti trovi.

Perché la moto?
È arrivata in un secondo momento rispetto alla mia passione per i viaggi. L’ho scelta perché rappresenta il giusto compromesso tra comfort, indipendenza e desiderio di evasione: qualunque altro mezzo sarebbe meno affascinante, meno comodo e più costoso. Per me, il mezzo meccanico rappresenta esclusivamente la modalità con cui raggiungere e attraversare i luoghi. È il viaggio quello che conta.

A fine luglio, partirai per l’Armenia…
Sì, il mio obiettivo è percorrere circa 12 mila chilometri entro il 31 agosto. Attraverserò dodici nazioni, passando attraverso Croazia, Bulgaria, Turchia e Georgia per poi proseguire verso Yerevan. Ho scelto questo punto d’arrivo perché sono sempre stato affascinato dal monte Ararat, considerato dal popolo armeno come una casa spirituale. Il mio interesse non riguarda l’aspetto religioso, ma tutto quello che è stato costruito intorno: secondo la Bibbia, Noè approdò sulla sua cima dopo il diluvio universale e la leggenda vuole che la sua Arca sia ancora sulla montagna. Quella zona del mondo è particolarmente ricca di storia e, in qualche modo, rappresenta la culla dell’umanità.

Marocco 2009 – Erfoud – Giochi sulla sabbia

Perché consideri questo viaggio come un test?
Sostanzialmente, perché mi permetterà di capire cosa significa essere solo per oltre un mese con un mezzo meccanico come unico compagno di viaggio. Voglio mettermi alla prova in vista del 2013, quando compirò il mio giro del mondo in moto. Anziché il percorso tradizionale attraverso la Russia, vorrei passare attraverso Iran, Pakistan, India e raggiungere Bali per imbarcarmi verso l’Australia e poi proseguire per Alaska, Canada, Stati Uniti, centro e sud America fino a rientrare in Italia attraverso l’Africa. La mia idea è quella di partire a marzo, pianificando le varie tappe a seconda delle stagioni. Non sto progettando un raid motociclistico per il gusto di macinare chilometri né un pretesto per battere uno dei tanti record. Per me, quello del prossimo anno rappresenterà il viaggio della vita… che mi permetterà di aprire gli orizzonti, conoscere davvero me stesso e assaporare ogni piccolo frammento del mondo, respirandone gli odori, ammirandone i colori, vivendone luoghi e persone.

Quando hai deciso di fare il giro del mondo?
È una promessa che faccio a me stesso da sempre. I motivi sono mille: mi ritengo una persona solare, che ama vivere, fare paracadutismo, rally e arrampicate… ma qui sto perdendo questa solarità. I media trasmettono solo notizie negative e le persone hanno smesso di sorridere per piegarsi nella loro commiserazione. In altri Paesi del mondo, la gente ha mantenuto uno spirito gioioso: più viaggi, più lo faresti, più non hai voglia di tornare agli stati d’animo che vivevi prima di partire. Tornare indietro diventa spesso traumatico, per quanto a casa ci siano gli affetti più cari.

Egitto 2008, Deserto del Sinai – Sulla grande duna

Come vivi la distanza dalle persone che ami?
Con nostalgia, ma in una chiave positiva. Sicuramente mi capita di essere in un posto lontano e desiderare di avere con me mio figlio di 22 anni, i miei genitori o un amore. Ma in quel momento ti trovi in una situazione di tale benessere interiore da vivere quella lontananza in un’ottica diversa.

Come gestirai il tuo lavoro?
Questo è l’ostacolo che mi ha bloccato per lungo tempo. Per fare il giro del mondo sarò costretto a licenziarmi, per quanto io non sia assolutamente benestante. La mia è una scelta, così come quella che Simone Perotti ha raccontato nel suo libro “Adesso basta”: anche lui, dopo aver fatto per diciannove anni il manager, ha deciso di cambiare e sovvertire gli ordini del suo modo di vivere. Per me, è lo stesso. Farò il giro del mondo se troverò i fondi per farlo con le sponsorizzazioni, ma per il resto lascerò che le cose avvengano da sole. Non so cosa farò dopo, ma credo che un’avventura come questa ti cambi completamente e metta ogni cosa sotto una nuova luce.

In un certo senso, tu insegni il coraggio di diventare quello che vogliamo essere.
Quando si crede davvero in qualcosa, tutto porta in quella direzione. Si innesca un processo inarrestabile. Basta iniziare.

È possibile seguirti su web?
Il sito http://www.sempreinmoto.it/mauroblacksea/ sarà aggiornato pressoché quotidianamente con foto, commenti e racconti di viaggio. Porterò con me anche un ricetrasmettitore che consentirà di vedere i miei spostamenti giornalmente. Compirò 45 anni il giorno dopo essere partito per l’Armenia. Quale festa migliore di una passeggiata lungo il pianeta?

 

Paola Rinaldi

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