Io parto, chi viene con me?

Davide Cammisa

Dal furgoncino Lego a quello vero il passo è breve. O almeno lo è per Davide Cammisa, napoletano, 23 anni, studente di ingegneria navale, che dopo aver fantasticato per anni ha finalmente deciso di regalarsi quei sei mesi tanto sognati in cui girare l’Europa a bordo di un furgone camperizzato e reso abitabile per tre o quattro persone, in modo da condividere esperienza, spazi, risorse e spese.
Il suo motto è “Non si viaggia mai abbastanza” e infatti, nonostante il Cammino di Santiago affrontato in bicicletta, il tour della Puglia in moto e le tante mete raggiunte in aereo, la sua sete di avventura non si è placata. Anzi, è più intensa che mai.

Insomma, Davide, non sei il classico turista da viaggi organizzati…
Assolutamente no. Pensa che una volta mi trovavo in Francia, precisamente a Bordeaux, e anziché girare la città ho noleggiato una bici e poi ho pedalato come un forsennato per raggiungere velocemente le dune più grandi d’Europa. Diciamo che sono innamorato del viaggio in quanto tale, per come si svolge, per come mi trasporta da un luogo all’altro: l’unico mezzo che non amo è l’aereo, che ti fa compiere salti geografici enormi senza tenere conto di quello che sta nel mezzo. Per il resto, possono essere le mie gambe, un van o un monopattino, ma la magia è sempre la stessa.

Davide Cammisa

Questa volta hai scelto un furgone: è vero che ti ricorda i giochi d’infanzia?
Sì, da bambino giocavo con i modellini del leggendario T2 della Volkswagen, immaginando di trasportare tutti gli omini Lego dall’Italia all’America, passando per il Giappone, come se il mondo non avesse confini. Poi, crescendo, ho iniziato a viaggiare davvero, scegliendo sempre mezzi lenti, a partire dai miei piedi, che mi consentissero spostamenti lenti e stupore ad ogni passo. Ma da qualche anno mi frullava per la testa l’idea di partire in furgone, che rispetto al camper è meno ingombrante e consente una maggiore libertà: penso proprio di aver trovato quello perfetto, che adesso è solo da acquistare.

Hai già messo da parte la somma necessaria?
Non del tutto, infatti ho lanciato una campagna di crowdfunding per chiedere aiuto. Ma voglio che la mia impresa sia collettiva nel vero senso della parola, perché desidero attrezzare il furgone in modo da ospitare altre due o tre persone, che potranno viaggiare con me per l’intero tragitto oppure per un certo periodo di tempo e in un determinato luogo. L’idea è quella di creare un sito a cui ci si potrà collegare e dove ci sarà la possibilità di iscriversi e prenotare la tratta più comoda o di maggiore interesse, dividendo con me le spese.

Quindi, hai già in mente tutte le tappe?
No, probabilmente pubblicherò una pianificazione mensile, ma non è detto che non si possano apportare variazioni, in base anche alle esigenze degli altri compagni di viaggio. Voglio che il mio sia un furgone condiviso a tutti gli effetti. Di certo partirò dalla mia Napoli, risalirò lungo Lazio e Toscana per poi entrare in Liguria, visitare le Cinque Terre e poi dirigermi verso la Francia, per immergermi nella Provenza e iniziare il viaggio oltreconfine.

Davide Cammisa

Che compagni cerchi?
Avventurosi. Per dire, io amo qualsiasi sport, adoro follemente il mio cagnolone di nome Ares, che mi accompagna spesso nei viaggi fuori porta, e ho un gruppetto di amici con cui organizzo sovente dei giri immensi lungo l’Italia. Ultimamente, siamo stati a Capri ad esempio. Ecco, chi ha una vita simile alla mia, chi ama la semplicità, chi non ha troppe pretese, chi non ha necessità di alberghi a 4 stelle, chi sogna di vedere il mondo da una prospettiva lenta è il compagno perfetto.

Per viaggiare insieme, è meglio essere uguali o diversi?
Penso sia necessario avere la stessa flessibilità, il medesimo approccio alla vita, ma per il resto credo sia più affascinante avere punti di vista differenti. Io studio ingegneria navale e magari viaggiare con chi sta per laurearsi in lettere o psicologia, ad esempio, potrebbe arricchire entrambi, perché di certo vedremmo le cose in modo diverso. Nel confronto sta la crescita.

Molti dicono che non si parte in un giorno qualunque, ma deve arrivare il momento giusto: come hai capito che questo era il tuo?
Sono alla fine del mio percorso di studi e volevo regalarmi un viaggio per la laurea. Avevo pensato a un tour in moto fra Vietnam, Cambogia e Laos, ma alla fine ho deciso di restare in Europa e affinare le mie conoscenze di lingua inglese prima di compiere il grande salto, che farò prima o poi…

Davide Cammisa

Come ti spieghi questa passione per i viaggi?
Da bambini, io e mio fratello giravamo parecchio insieme ai miei genitori e io restavo sempre incantato davanti al finestrino, guardando il mare, i ciclisti che pedalavano, gli alberi che ondeggiano e, quando eravamo più fortunati, volpi, cinghiali e altri animali. Poi, crescendo, dicevo spesso a mia mamma che mi sarebbe piaciuto vedere una città piuttosto che un’altra e lei rispondeva: “Ci siamo stati, eri piccolo”. Così mi sono accorto di ricordare poco o nulla e ho sentito la voglia di ricominciare da capo, rivedere anche quello che avevo conosciuto anni prima.

Qual è la prima cosa che fai quando arrivi in un posto nuovo?
Vado a comprare qualche cartolina. Collezionarle è diventata la mia passione e costringo chiunque parta a spedirmene una! A volte, mi capita anche di mandarle a me stesso, è una vera fissazione. Mi è capitato di fare il postino per un periodo di tempo e ogni volta rimanevo ipnotizzato quando dovevo consegnarle: ne ricordo ancora una proveniente da Cuba, era bellissima…

In definitiva, quando si parte?
Fra agosto e settembre, dopo la mia laurea, ma tutto dipende dall’acquisto del camper e dal suo equipaggiamento completo. Alla fine della campagna di crowdfunding, in base alla cifra che dovrò aggiungere, deciderò quale modello prendere fra i tanti che ho individuato.

Una cosa che sicuramente porterai a bordo?
Da buon napoletano, sicuramente la macchinetta del caffè.

Direi che non ci sono motivi per restare a casa…
Sì, anche perché la vita è troppo breve per attendere o rimandare. Spesso, di fronte a eventi tristi o drammatici, mi sono fermato a riflettere sul fatto che non vale la pena accantonare ciò che abbiamo nel cuore: i sogni vanno vissuti adesso, bisogna buttarsi, osare, fare ciò che ci rende felici. Quindi, chi ama il viaggio mi segua. O meglio, salga in furgone con me, perché presto si parte.

Paola Rinaldi

Davide Cammisa

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