Dopo anni ritorno (forse)

Ha 23 anni ed è in viaggio da quando ne ha 20. Finite le superiori, Angelo Zinna ha lavorato per sette mesi come barista a Firenze e, una volta messi da parte i soldi per partire, se n’è andato. Stanco della monotonia e dell’abitudine, ha smesso di appartenere a un luogo preciso e si è messo in rotta verso luoghi di cui conosceva a malapena l’esistenza. “Quella che può sembrare una decisione drastica è stata più leggera di quanto suoni”, ricostruisce Angelo. “Ho maturato il desiderio di andare lontano, inizialmente in Australia, per numerosi motivi: primo tra tutti, la curiosità nei confronti dei territori e delle culture di cui conoscevo poco o nulla”.

Semplice curiosità o mancanza di stimoli in Italia?
Sicuramente, l’assenza di stimoli è stato lo scatto decisivo di un percorso lungo e pensato. Ho deciso di partire per tre o sei mesi, schiarirmi le idee, vedere come gira il mondo fuori dai nostri confini e magari tornare con occhi nuovi. Sono partito con poche informazioni e senza un biglietto di ritorno per sfidare me stesso, uscire dalla mia zona di comfort e conoscere i miei limiti. A tre anni e mezzo dalla partenza non sono ancora tornato, ma questa è un’altra storia.

© Angelo Zinna / 2010-2012

Come ti sei mosso?
Sapevo che avrei avuto bisogno di un lavoro, e che di conseguenza avrei dovuto scegliere come destinazione un paese in cui ci fosse possibilità di impiego. Parallelamente, volevo migliorare il mio inglese e un luogo da esplorare, che fosse distante e mi permettesse di staccare con i ritmi di casa. La somma di queste considerazioni mi ha convinto a scegliere l’Australia, uno dei pochi paesi che offre un visto Working Holiday ai giovani italiani sotto i 31 anni e dove il clima è ideale, le opportunità di lavoro esistono e il territorio è ricchissimo. Per il resto, non avevo nessun contatto e non sapevo neanche dove dormire la sera in cui sono arrivato. In breve tempo, però, ho trovato lavoro e da lì ho cominciato a muovermi, conoscendo le persone giuste per me e facendo determinate scelte in base a ciò che mi circondava.

© Angelo Zinna / 2010-2012

Un vero salto nel buio…
Ho scelto di non prepararmi in anticipo, perché volevo la sorpresa, partire da zero e capire dove sarei potuto arrivare. Per fortuna, tutto è scorso più liscio di quanto io stesso potessi aspettarmi. I miei viaggi sono proseguiti alla stessa maniera, fermandomi a lavorare quando ne avevo bisogno e dove potevo, e ripartendo quando sentivo che era il momento giusto per rimettermi per strada.

Dove sei stato fino ad oggi?
In Australia ho cominciato da Melbourne e dintorni, per poi acquistare un pulmino di quarta mano e guidare fino a Perth, salendo prima sulla costa est, poi nell’Outback e poi scendendo sulla costa opposta. Allo scadere del visto, mi sono trasferito in Nuova Zelanda, dove ho vissuto e viaggiato per due anni consecutivi. Durante questi tre anni, ho avuto modo di visitare il sud-est asiatico in diverse occasioni, dalla Malesia alla Thailandia, fino al Vietnam e alla Cambogia. Quando ho deciso di lasciare definitivamente la Nuova Zelanda, ho pensato che fosse arrivato il momento di tornare a casa per un saluto, ma ho scelto la via più lunga per raggiungere l’Europa. Oggi, infatti, mi trovo a tagliare l’Asia per raggiungere l’Italia via terra. Ho cominciato dal Timor Est e, da poco, ho superato il confine con l’Indonesia. Da qui salirò lungo Malesia e Thailandia, per poi prendere l’unico volo per la Birmania (dove è vietato entrare via terra) e per l’India. Poi Nepal, Cina e, se tutto va bene, gli Stans dell’Asia centrale. Dal Kazakhstan tenterò di superare il Caspio e da lì poi la via per la Turchia è breve.

© Angelo Zinna / 2010-2012

Sei autore della guida “Working Holiday Australia – Vivi, lavora e viaggia nella terra dei canguri”. Tutte le informazioni sono frutto della tua esperienza diretta…
Sì, ho trascorso un anno in Australia, vivendo in diverse città, dividendo il mio tempo tra viaggio e lavoro. La mia non è una guida turistica, ma un manuale pratico all’esperienza del Working Holiday, che – a parere mio e delle migliaia di ragazzi che la sfruttano – rappresenta un’opportunità unica. L’Australia è un paese molto aperto ai visitatori, ai backpackers in particolare, ma in una terra così grande è necessario organizzarsi per avere la possibilità di trarre il massimo dall’esperienza. Come ci si muove? Si richiede il visto on-line, poi si arriva e si cerca un lavoro che possa finanziare le future esplorazioni. Ci sono possibilità di ogni tipo, dai lavori stagionali in campagna (in “farm” dove, spesso, non è richiesta esperienza o troppa conoscenza della lingua) fino ai ben pagati lavori in città. Poi si viaggia, meglio se acquistando un mezzo, e anche qui non c’è che da scegliere. La burocrazia del passaggio di proprietà in Australia può diventare complicata, ma riuscendo a entrare in possesso di una macchina si aprono strade altrimenti irraggiungibili.

© Angelo Zinna / 2010-2012

È possibile viaggiare low-cost? Ovunque o solamente in alcune zone del mondo?
Low-cost è uno dei termini più sfruttati in assoluto tra gli operatori del turismo, tanto che ha perso quasi completamente il suo significato. Oggi, tutto sembra essere low-cost, anche quando non lo è realmente. La possibilità esiste in ogni parte del mondo, ma più che dalla posizione dipende da cosa si cerca, a cosa si è disposti a rinunciare e cosa rappresenta per noi il viaggio. Se vogliamo parlare di costi, il valore maggiore si trae dal viaggiare su lunghi periodi: sia in termini economici, dato che i costi si dilatano su diverse settimane, mesi o anni; sia di esperienza, in quanto si ha il tempo di approfondire le conoscenze delle persone e delle culture, e magari trovare un punto di contatto che ci permetta di vedere le cose dall’interno. Quando si parla di low-cost, bisognerebbe pensare non solo al prezzo del volo o dell’albergo, ma anche a cosa quei soldi ci danno veramente indietro. Detto questo, tagliare i costi è possibile in mille modi, ma ovviamente è relativo alla destinazione. In Asia 10 euro al giorno spesso bastano, in Europa è difficile anche solo comprarci un pasto. Ma se si è pronti a rinunciare alle comodità, condividendo una camera, dormendo sui divani di sconosciuti e cucinandosi i propri pasti, non c’è motivo per cui non si possa viaggiare con il minimo. Qualcuno dirà che non ha senso andare in vacanza se bisogna fare così tante rinunce, ma forse proprio questa è la differenza tra vacanza e viaggio.

© Angelo Zinna / 2010-2012

E il tuo viaggio fino a quando durerà?
Il mio programma è di stare in viaggio quasi tutto il 2013, con un budget massimo di circa 20-25 euro al giorno, che includono dormire, mangiare, visti, trasporti, eventuali emergenze e la visita a molte attrazioni, in una quindicina di Paesi. Nella maggior parte dei giorni, spendo molto meno.

Cosa rappresenta per te il viaggio?
Viaggiare, specie in condizioni a cui non siamo abituati, insegna sicuramente a conoscersi e a relazionarsi con situazioni estranee. Allo stesso tempo, non mi piace dare un significato troppo alto a qualcosa che oggi è un’attività prettamente egoistica. A pensarci bene, quando viaggiamo per piacere, le nostre spese, le nostre energie, il nostro impatto sull’ambiente e sulle mete che visitiamo sono sempre molto alti. Tutto questo potrebbe essere diretto a qualcosa di più produttivo, di significato maggiore per la società o chi ci sta intorno, e invece viene utilizzato soltanto per il nostro piacere personale. Non viaggiamo perché questo è necessario, per trovare qualcosa che ci manca o per rendere il mondo un luogo migliore, viaggiamo perché ci piace, e poco più. Viaggiare, in alcuni casi, apre la mente e mette in condizione di vedere le cose con occhi diversi, ma quando si chiede cosa questo rappresenti si tende a cercare una risposta romantica, un significato profondo, che purtroppo nella maggior parte dei casi non c’è. Il viaggio per me è nient’altro che la cosa che mi fa più felice a questo punto della mia vita, una scelta che non mi aspetto venga vista come positiva, ma che semplicemente spero possa aprire gli occhi sul fatto che vivere in maniera alternativa è possibile.

© Angelo Zinna / 2010-2012

Cosa significa viaggiare lenti?
Significa viaggiare in modo sostenibile e prendersi il tempo di entrare a far parte degli ambienti da cui passiamo. Viaggiando al ritmo giusto è possibile conoscere le persone e capire i luoghi. Di solito, il viaggio si costruisce strada facendo: c’è un’idea generale ma è sempre poco rigida, sono pronto a cambiare il mio itinerario in qualsiasi momento ne valga la pena. Credo che essere aperti alle possibilità che arrivano sia il lato migliore del non dover seguire una scaletta. Ovviamente non è sempre possibile partire per mesi, ma se questo accade è importante non porsi limiti.

Come gestisci la lontananza dai tuoi affetti?
Non molto bene in realtà, dato che ogni tre mesi dico che sto per tornare. A volte lo penso veramente, ma poi succede qualcosa o incontro qualcuno che mi trattiene dove sono, e i tempi si allungano. Non ho mai programmato di stare via tutto questo tempo: è successo ed è stato bello così. Ci si abitua alla distanza, a volte è un buon modo per capire quali rapporti valgono di più, e quali hanno meno importanza. Il pensiero che comunque prima o poi tornerò, almeno a fare visita, rende le cose più semplici.

I blog di viaggio sono molto diffusi: avendo un’esperienza diretta, credi che sia possibile vivere come travel blogger o attualmente questa professione non è ancora apprezzata come dovrebbe?
Secondo me, la professione del travel blogger non è apprezzata come dovrebbe per il semplice motivo che non è una professione. Almeno in Italia. All’estero è possibile crearsi una carriera attraverso un blog, ma questo in Italia non accade, e non ci vuole molto a capire perché. L’unico modo per raggiungere il successo con un blog di viaggi è attraverso l’interesse del pubblico. Non importa essere riconosciuti, apprezzati o avere un titolo. Se a un gruppo abbastanza largo di persone piace ciò che fai, il resto viene da sé. Il problema è che in Italia questo gruppo di persone non esiste, non siamo un popolo di viaggiatori e soprattutto per la nicchia di cui mi occupo io, ossia il viaggio indipendente, il gruppo è veramente ristretto.

Agli italiani piace viaggiare comodi?
Sì, e diretti verso le destinazioni già conosciute. L’interesse per tutto ciò che non è la settimana al mare a ferragosto è minimo, e aspettarsi di vivere di pubblicità come i grandi blog americani non è realistico. In particolar modo, quando ci si trova in un paese dove si pensa che l’unico mezzo per l’internet marketing sia il SEO. Che io sappia nessuno in Italia vive attraverso un blog di viaggi. Questo non significa che non esista la possibilità di farlo, ma è necessario reinventarsi continuamente, e trovare vie creative per creare delle entrate.

© Angelo Zinna / 2010-2012

E gli eBook?
Per me hanno rappresentato un grande passo avanti, quello sull’Australia per primo, e quello sulla Nuova Zelanda che presto arriverà. Per me sopravvivere attraverso un blog non è differente da qualsiasi altra attività: se si vuole guadagnare, bisogna vendere qualcosa che alla gente piace, e nella mia ottica questo è anche il metodo più onesto e stimolante, che permette di mantenere la scrittura genuina, e non trasformare la propria pagina in una bacheca di annunci, spesso subdoli o tra le righe. L’unica differenza è che su Internet questo significa cercare molte entrate piccole, invece che una singola e fissa. Il mio blog non è abbastanza per mantenermi al momento, ma non posso dire di trovarmi in difficoltà, le idee ci sono ed è solo questione di trovare il tempo di metterle in pratica.

C’è un proverbio, un detto o un insegnamento che hai appreso in viaggio e hai fatto tuo?
Chi va piano va sano e va lontano? No, non ho una perla di saggezza che mi viene in mente, ma le cose che ho imparato sono state molte. Una svolta abbastanza grande è che sono diventato vegetariano un paio di anni fa, e più che un cambio dietetico è stato un modo per aprirmi nei confronti di argomenti ai quali quasi sempre ci si scontra, oppure con quali si preferisce evitare la discussione, spesso perché sappiamo di avere torto. Ho imparato a mettermi di fronte ad alcune responsabilità dalle quali si tende a scappare e non cercare una via d’uscita.

© Angelo Zinna / 2010-2012

Sul tuo portale, hai redatto la lista delle 100 cose da fare prima di morire… Credi che avere un obiettivo serva per vivere in maniera più “piena” e motivata rispetto a chi va avanti senza meta?
Penso che mettere le cose nero su bianco sia un buon modo per vederle più chiaramente. Darsi degli obiettivi concreti può motivare a raggiungerli. Detto questo, la lista è nata più per scherzo che per altro, ma in breve tempo è diventata la pagina più popolare del blog. La storia del “tatuarsi qualcosa di così stupido da pentirsene immediatamente dopo” è forse peggiore di quanto ci si aspetti, perché non è tanto il tatuaggio che mi sono fatto, ma come me lo sono fatto: in un giorno di noia, ho ordinato una pistola per tatuaggi dalla Cina per qualche decina di dollari, e quando è arrivata, non avendo una cavia, l’ho provata sulla mia gamba. È stata la prima e l’ultima volta che l’ho utilizzata. Di insetti invece ne ho mangiato più di uno (prima di diventare vegetariano!), principalmente grilli di varie dimensioni, che in Thailandia sono una specialità. In tre anni, ne sono successe di tutti i colori, una volta mi sono stati rubati tutti i vestiti mentre mi stavo dirigendo nel deserto; in Nuova Zelanda ho trovato lavoro in un gay bar, ho investito un canguro, sono finito in camera con un paio di spacciatori, e così via. Ogni giorno è una scommessa!

Paola Rinaldi

Per approfondimenti: exploremore.it

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