Condividi

Posto che vai…

Pronti per le vacanze? Quest’estate, mettete in valigia le nuove guide che accompagnano alla scoperta di popoli e terre straordinari, con percorsi turistici insoliti e inserti fotografici. L’idea arriva dalle Edizioni Sonda (www.sonda.it), che da qualche tempo propone una serie di guide ai migliori difetti e alle peggiori virtù dei luoghi meno comuni d’Italia. Tra le new entry c’è il volume “Triestini” (128 pagine, 11 euro), una guida dedicata alla città di confine per eccellenza, terra piena di contrasti e caratterizzata da una storia complessa.

Trieste, città della scienza; Trieste, amata e vissuta da Svevo, Saba, Joyce; Trieste, spazzata dalla bora: questo libro è dedicato a tutti coloro che di Trieste e della triestinità ancora non riescono a capire tante cose, e mai forse le capiranno. Nei triestini alberga un fiero triestin pride, “perché la sa, come Trieste no xe nisun posto”, e una loro frequente affermazione è: “Mi son triestin patoco”. Ovvero: “Io sono un autentico triestino”, un nostrano doc, la cui autenticità risiede più in una serie di peculiari atteggiamenti mentali che nella purezza delle sue origini.

Ai “Trentini” (136 pagine, 12 euro) è dedicato un altro volume, corredato da un divertente (e irriverente) inserto fotografico. A questo popolo viene spesso associato l’aggettivo “chiusi”, causa di fastidio, ma anche di orgoglio: che ci importa di essere chiusi se siam trentini? Siam taciturni? Sembriamo scontrosi? Ci chiamano “orsi”? Che importa! Il fatto è che i trentini non sono molto loquaci con gli sconosciuti. Difficilmente rivolgono la parola o il saluto per primi. Son forse maleducati o semplicemente timidi? Tutto da scoprire.

Per chi pensa invece che un lucano sia solo un liquore, è disponibile un volume da leggere tutto d’un fiato. “Un lucano è prima di tutto un abitante della Basilicata, l’antica Lucania. Una delle regioni più sconosciute d’Italia, se il tg nazionale la nomina essenzialmente in due casi: per la temperatura fuori dalle medie stagionali e le calamità naturali come alluvioni e terremoti”. “Lucani” (140 pagine, 11 euro) racconta come, riuniti in una manciata di poche migliaia di chilometri quadrati, si trovino proprio qui le verdi coste tirreniche, le ampie spiagge sabbiose del litorale ionico, i boschi dell’entroterra, le montagne rocciose dell’Appennino meridionale, i calanchi che incidono le colline silenziose, laghi e frizzanti ruscelli, chiese, palazzi e castelli.

Qui vivono i lucani, non così diversi dagli altri meridionali se non che, appena aprono la bocca, sentenziano: “Qui nun g’è niend”. Non che non amino il luogo in cui sono nati, anzi, lo adorano con tutta la passione di una minoranza etnica; si inteneriscono al suo ricordo quando sono lontani e, se vivono fuori dalla loro regione, si sentono profondamente uniti a chi ha la loro stessa provenienza.

Ultimo libro-novità da mettere in borsa è “Salentini” (128 pagine, 12 euro), che descrive questo popolo come “ufano” (dallo spagnolo, orgoglioso). L’ufanerìa – spiega il libro in forma ironica – è l’eccessiva autostima dei salentini, che credono di sapere tutto e di saper fare tutto: “I Salentini sono saccenti, millantatori, spocchiosi, megalomani, vanitosi, ufàni insomma, e perciò gran bella gente: il viaggiatore verrà subito coinvolto, incluso in questa grande, enfatica e ampollosa placenta di sicurezza, e si sentirà come a casa propria”. Nella stessa collana, si possono trovare i volumi di tanti altri “popoli” italiani: sardi, friulani, piemontesi, umbri, liguri, veneziani e via discorrendo.

 

Clicca per leggere altri articoli della sezione Recensioni

 

 

Seguici su Facebook

Lascia un commento