Un giro del mondo in Lambretta

Giro del mondo di Filippo Genito e Francesca Montanari in Lambretta
Francesca Montanari e Filippo Genito

Non solo pasta, pizza e caffè. Fra i tanti simboli del made in Italy spicca anche la Lambretta, la “risposta” milanese alla Vespa, che dal dopoguerra ad oggi ha sempre rappresentato un mito intramontabile, dal design riconoscibile. E proprio su una Lambretta 150 SX del 1969 hanno viaggiato i nettunesi Filippo Genito (51 anni) e Francesca Montanari (33), conquistando un insolito record: essere la prima coppia ad aver realizzato il giro del mondo con uno scooter d’epoca.
Una sfida personale, iniziata il 28 agosto 2017 e terminata lo scorso 22 giugno, ma soprattutto un sogno cullato per anni…

Giro del mondo di Filippo Genito, Francesca Montanari in Lambretta

Filippo, di chi è stata l’idea di salire in sella per questa avventura?
Mia, lo ammetto. Da anni sognavo questo viaggio e per i miei 50 anni ho deciso di realizzarlo. Poi, quando ho detto a Francesca che avrei preso un anno sabbatico, mi ha subito detto: “Parti? No, partiamo!”. Così, abbiamo iniziato a programmarlo insieme.

Avventurosa anche lei…
Sì, lo siamo entrambi. Io ho sempre avuto lo stimolo a confrontarmi con me stesso e da qui nasce il mio frequente bisogno di viaggi in moto impegnativi o di lunghe veleggiate, come la traversata atlantica che ho realizzato nel 2010, mentre Francesca ama il mare sin da bambina. Oggi lavoriamo entrambi sulle barche, lei come cuoca e io come skipper, per cui respiriamo ogni giorno il profumo dell’avventura. Ovviamente, in Lambretta tutto si è ulteriormente amplificato, perché abbiamo attraversato il mondo in modalità lenta, senza mai superare i 60 chilometri orari.

Questo cosa vi ha permesso?
Di vedere dettagli nel paesaggio che in velocità non avremmo mai notato, di ammirare sfumature di colore straordinarie, di vedere i sorrisi sui volti delle persone che ci salutavano e di assistere a scene di vita quotidiana, come la nonna che faceva la barba al nonno sulla porta di casa.

Giro del mondo di Filippo Genito e Francesca Montanari in Lambretta

Qualche numero di bilancio?
53 stati, 5 continenti e 86 mila chilometri, di cui 44 mila in Lambretta e i restanti in aereo, nave e altri mezzi dove le due ruote non potevano trasportarci per motivi geografici. L’unica eccezione è stata la Nuova Zelanda, dove il costo delle procedure burocratiche per far arrivare la moto sarebbe stato troppo lungo e oneroso, per cui abbiamo deciso di spedirla direttamente in Cile e nel frattempo visitare senza di lei quel territorio meraviglioso.

È stato complicato far coincidere il vostro arrivo nei vari paesi con le condizioni meteo più favorevoli?
Abbastanza, perché la programmazione – per quanto certosina – non è mai sufficiente. Per esempio, ad aprile in Nord America abbiamo incontrato uragani, allagamenti, neve, ghiaccio e perturbazioni che ci hanno messo a dura prova, così come in Thailandia e Malesia abbiamo affrontato 45 giorni di piogge monsoniche. Gli imprevisti sono all’ordine del giorno in viaggio, l’importante è proseguire, senza mai lasciarsi abbattere.

Giro del mondo di Filippo Genito e Francesca Montanari in Lambretta
Thaiiandia

Come coppia, ne siete usciti più forti?
Sicuramente. La condivisione è uno strumento potente, magico. C’è stato solo qualche piccolo battibecco quando Francesca, che faceva da guida con il GPS, mi ha condotto in strade al limite della percorrenza: ne ricordo alcune di campagna, in mezzo alle risaie, dove i contadini indonesiani ci guardavano divertiti e mi sembrava di leggere nel loro sguardo: “Ma dove andate?”.

Serve un pizzico di coraggio?
Sì, soprattutto in zone desertiche o isolate come capita di attraversare in Australia, Kazakistan, Cile o Perù, dove per un attimo ti sfiora il pensiero del “se succede qualcosa che facciamo?”. Ma a darti coraggio sono le persone, che ovunque si avvicinano per chiederti se hai bisogno di aiuto. Io e Francesca abbiamo ricordi meravigliosi in ogni parte del mondo e non abbiamo avuto problemi né sensazioni di pericolo neppure in zone considerate rischiose come il centro America. Abbiamo sempre incontrato persone cordiali, affabili, disponibili, che ci davano indicazioni utili, ci accompagnavano nei luoghi che cercavamo di raggiungere, ci aprivano la porta di casa e ci ospitavano come vecchi amici.

Se adesso chiudi gli occhi, dove ti portano i ricordi?
In Nuova Zelanda, dove ci siamo prefissati di tornare con più tempo a disposizione. È un territorio selvaggio, tranquillo, dove puoi piantare la tenda ovunque e godere di una pace senza eguali.

Giro del mondo di Filippo Genito e Francesca Montanari in Lambretta

E tu, Francesca, dove vai con la mente?
Ho amato anch’io la Nuova Zelanda, ma sono follemente innamorata dell’Indonesia, dove mi trasferirei oggi stesso, perché possiede tutte le caratteristiche che amo di un luogo: un mare bellissimo, una folta vegetazione, un clima caldo tutto l’anno, un’ottima cucina, una popolazione sempre sorridente e costi di vita molto bassi. Cosa chiedere di più?

Pensando a uomo e donna come al famoso yin e yang, tu e Filippo come vi siete completati a vicenda?
Basta pensare alle fotografie che scattavamo. Nelle mie c’erano cose che lui non aveva neppure notato e, viceversa, lui doveva indicarmi cosa gli interessava in un paesaggio, perché magari aveva adocchiato qualcosa a cui personalmente non avrei neppure rivolto uno sguardo. La differenza tra il mondo maschile e femminile si rispecchia anche in viaggio e mettere insieme queste diversità regala una visione completa di ciò che attraversi.

Da cuoca, sei curiosa di assaggiare nuovi sapori?
Lo siamo entrambi e infatti, non appena mettevamo piede in un posto, ci informavamo subito su quali fossero i piatti tradizionali. Filippo ha mangiato insetti di varie tipologie in Asia, così come abbiamo assaggiato la carne di coccodrillo e di canguro. In fondo, lo scopo di un viaggio è anche comprendere come vivono gli altri popoli da ogni punto di vista, cucina compresa.

E a livello economico avete utilizzato i vostri risparmi?
Esattamente, prefissandoci un budget giornaliero di 60 euro, comprensivi di vitto, alloggio, benzina, olio per la Lambretta e tutto l’occorrente per viaggiare. Nella prima parte del viaggio non abbiamo avuto problemi; anzi, forse spendevamo la metà. Dall’Australia in poi, invece, è stato più complicato, perché i costi aumentano, anche in zone come il Sud America, che immaginavano meno dispendioso e invece è simile all’Italia. Facendo una media, comunque, il budget che avevamo messo sul “piatto” è bastato.

Bisogna rinunciare a tutto?
Assolutamente no. Penso che il segreto sia alternare ogni cosa: ad esempio, per un po’ si dorme in campeggio, un altro po’ dove capita, altre volte in alberghi dove puoi riposare più comodamente e regalarti una doccia calda. Un viaggio non può essere una tortura, quindi è importante concedersi qualche lusso ogni tanto.

Avete festeggiato compleanni in viaggio?
Quello di Filippo, che a 50 anni ha deciso di partire e a 51 si trovava con me a New Orleans. Abbiamo cenato e poi ascoltato musica blues in un locale. Penso che viaggiare in coppia sia meraviglioso: ci è capitato di incontrare anche pensionati, abbracciati e felici, che guardavano il mondo tenendosi per mano e con gli occhi pieni di stupore. Nel nostro caso, poi, la Lambretta ci ha costretti a restare “appiccicati” per la maggior parte del tempo e non esiste modo migliore per ascoltare i battiti del cuore.

Paola Rinaldi

Giro del mondo di Filippo Genito e Francesca Montanari in Lambretta

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