L’intramontabile fascino delle geishe

Kyoto. Maiko che danza al Gion Corner
Una maiko con la tipica acconciatura floreale danza al Gion Corner di Kyoto

La sola parola geisha evoca creature languide ed esotiche che conducono una vita da recluse. In realtà sono delle professioniste, esperte nell’arte di intrattenere, che rappresentano la perfetta incarnazione dei canoni estetici dei Giapponesi. Vere e proprie imprenditrici che parlano al cellulare e corrono in taxi da un appuntamento all’altro.
La ragione principale del loro successo va cercata nella passata posizione sociale della donna. Confinata in casa, con un’educazione approssimativa, la sposa giapponese doveva essere sempre ossequiosa, riverente e dedita alla famiglia. Un passo indietro rispetto al marito. La geisha, invece, compensava una figura femminile così poco attraente, sottomessa e priva di personalità, fornendo all’uomo quell’interesse che non riusciva a trovare tra le mura domestiche.
La mutata condizione della donna dei giorni nostri sta mettendo a dura prova la figura delle geishe. Le nuove generazioni non sono più motivate ad affrontare il duro tirocinio.
Inoltre, i clienti sono perlopiù anziani poiché l’arte delle geishe richiede un gusto e una raffinatezza che stanno a poco a poco scomparendo.

Kyoto. Geisha in una vecchia foto
Geisha in una vecchia foto giapponese

Siamo a Gion, il famoso quartiere di Kyoto dove ancora oggi l’antico mondo delle geishe vive, come un tempo, in un universo parallelo. Ebbene sì, le geishe esistono ancora e vivono insieme in un mondo tutto al femminile nelle okiya, le case di legno degli hanamaci, i quartieri delle geishe. A Kyoto se ne contano ancora più di 200.
Oggi, però, non vengono più vendute da bambine, ma frequentano scuole speciali e decidono di intraprendere questa carriera nell’età adulta. L’apprendistato è lungo e impegnativo. Imparano a muoversi con grazia ed eleganza, a servire da bere in modo raffinato e conversare in modo intelligente. Studiano i testi classici e diventano maestre di ogni tipo di arte: la musica, la danza, il canto, la recitazione, i giochi tradizionali, l’uso del ventaglio, la calligrafia, la cerimonia del tè, l’arte di disporre i fiori. Sono le depositarie della quintessenza della seduzione, il loro segreto è essere esclusive. Se l’unico modo per sopravvivere sarà diventare un’attrazione turistica, non saranno più geishe.

Kyoto. Geisha di Gion
Geisha del quartiere di Gion

Ogni gesto, ogni dettaglio del loro abbigliamento racchiude un significato.
Ciò che rende così singolare il loro aspetto è il trucco, un processo lungo e laborioso che richiede attenti passaggi. In primo luogo si stende sulla pelle pulita una crema profumata simile alla cera (il binsuke), quindi si applica il fondotinta bianco (oshiroi). Per molto tempo hanno usato “l’argilla cinese”, una sostanza a base di piombo, molto tossica per la pelle.
Lentamente il pennello scivola sul volto. Nasconde i tratti del viso, le emozioni, i sentimenti. La geisha solleva lo sguardo ed ecco che lo specchio le restituisce una nuova immagine. Le labbra si stagliano vermiglie sul bianco gesso del volto, una sfumatura rosata sottolinea il profilo degli occhi, la nuca, nuda e sensuale, è incorniciata dal prezioso kimono. A poco a poco si sta trasformando in un’opera d’arte.

Kyoto. Una maiko ia passeggio
Una maiko a passeggio

Le potrete incontrare, perfette e imperturbabili, mentre si affrettano da una casa da tè (ochaya) all’altra, annunciate dal ticchettio degli zoccoli in legno sull’acciottolato. Considerate a torto delle prostitute, le geishe godono del massimo rispetto in Giappone mentre, in Occidente, la letteratura e la filmografia hanno contribuito a perpetuare l’immagine di donne create esclusivamente per il piacere maschile. Devono essere nubili e, qualora decidessero di sposarsi, dovrebbero smettere di esercitare la professione ma il sesso con i clienti è una libera scelta, non una prestazione ”dovuta”.

Ma, come si diventa una geisha?
Il primo stadio del lungo training è chiamato shikomi. La shikomi, oltre a studiare la danza, deve dedicarsi ai lavori domestici.
Il secondo stadio è quello di minarai, durante il quale le giovani apprendiste si concentrano sull’arte di indossare il kimono e di intrattenere gli ospiti a ricevimenti e banchetti. In questo stadio, le ragazze dovranno sviluppare l’arte della conversazione e la capacità di animare i giochi di società.
La maiko, il terzo stadio, segue incessantemente la sua onee-san o sorella maggiore, una geisha esperta che le insegnerà a servire il tè, a suonare lo shamisen, strumento musicale a tre corde, e ad affinare la conoscenza della poesia e della letteratura.
Dopo 4 o 5 anni la maiko sarà, infine, pronta a diventare geisha, geiko nel dialetto di Kyoto. Dopo la cerimonia dell’ergae, letteralmente “cambio del colletto”, entrerà a pieno titolo nel “mondo fluttuante”.

Kyoto, Gion. Acconciatura di una maiko
L’acconciatura di una maiko

La storia tramanda l’esistenza di intrattenitrici femminili in Giappone fin dal 600. Erano le saburuko che concedevano anche favori sessuali a pagamento.
Il “culto delle geishe” iniziò a svilupparsi quando la corte imperiale si spostò a Kyoto nel 794. In questo periodo, il confine tra geishe e cortigiane era ancora labile.
Nel 1617 i quartieri a “luci rosse”, chiamati yukaku, diventarono legali.
La prima prostituta a farsi chiamare geisha fu Fukagawa nel 1750. Da allora la professione si diffuse e molte iniziarono a lavorare come intrattenitrici, abbandonando il sesso mercenario.
Nell’800, quella della geisha divenne una professione di tutto rispetto e iniziarono a organizzarsi in un microcosmo fortemente matriarcale.

Kyoto. Negozio di kimono
Negozio di kimono

Il mondo delle geishe è un mondo chiuso, dove tecnologia e tradizioni convivono in un surreale equilibrio. Oggi sono molto richieste per le cerimonie del tè e per allietare le noiose cene d’affari, i banchetti e le feste. La loro vera abilità sta nel flirtare con gli uomini, farli ridere e bere badando che tutto si svolga senza intoppi. Accedere alle feste private è quasi impossibile. Raramente sono ammessi sguardi esterni. Non basta il denaro, occorre esservi introdotti da un cliente importante.
I meno privilegiati possono ammirare le danze delle geishe solo in occasione del Miyako Odori, il festival che ha luogo ogni anno in aprile, durante la fioritura dei ciliegi. La cornice dello spettacolo è il teatro Kobu Kaburenjo. Parteciparvi è un grande onore per le geishe che si sottopongono a un durissimo lavoro, in un clima di grande competizione. Le rigorose coreografie, dove non è concesso alcun errore, richiedono movimenti lenti e aggraziati. I costumi di scena sono sontuosi, le acconciature elaborate.
Se non riuscirete ad assistere al Miyako Odori, la comunità del quartiere Pontocho organizza, nel mese di maggio, il Kamogawa Odori.
È, tuttavia, sempre possibile assistere a uno spettacolo di danze, preparazione del tè, decorazione floreale, teatro dei burattini (bunraku) presso il popolarissimo Gion Corner.

Kyoto. Fanciulle in kimono
Fanciulle in kimono per le strade di Kyoto

Ancora oggi, nell’ultramoderno Giappone, tradizioni tramandate da generazioni sopravvivono nelle strade di Kyoto. Il “mondo che fluttua” non è ancora scomparso ed è ciò che rende questo paese uno dei posti più affascinanti del mondo.
Ma il Giappone è un paese costruito sul paradosso, dove modernità e tradizione camminano insieme. Nelle città, dove luci e insegne trasformano le strade in una foresta incantata, le ragazze giapponesi creano incessantemente nuove tendenze. Le chiamano le “ragazze di Harajuku”, dal nome del celeberrimo quartiere commerciale di Tokyo.
Sembrano balzate fuori dalla fantasia di uno dei tanti disegnatori di manga che hanno fatto la storia della fumettistica orientale. La moda di Harajuku non va, però, considerata un semplice capriccio stilistico di poca rilevanza. In realtà si tratta di una vera e propria dichiarazione di guerra all’ordine sociale, basato su di un’estenuante obbedienza alle regole che imbrigliano la vita dei Giapponesi.
È legittimo dunque chiedersi: queste scintillanti sculture viventi, ispirate all’universo multicolore dei cartoons, riusciranno a cancellare la memoria di una cultura millenaria?

Fotografie e testo di Anna Alberghina

Giappone. Foto di viaggio

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