Girovagando il mondo

Ci sono momenti nella vita in cui la strada di casa non ti basta più. Hai voglia di sentire altrove il rumore dei tuoi passi, mentre gli occhi si riempiono dello stupore di chi vede per la prima volta qualcosa di inaspettato. Il desiderio di viaggiare ti assale così, all’improvviso, senza preavviso, senza un motivo particolare. Lo ha provato il torinese Carlo Taglia, che da oltre trecento giorni sta girovagando per il mondo in solitaria, senza programmi né limiti di tempo. Lo scorso ottobre, con l’entusiasmo dei suoi 26 anni, ha rassegnato le dimissioni da un’azienda di impianti fotovoltaici e ha comprato un biglietto di sola andata per Kathmandu. Dal Nepal, è iniziata la sua avventura: India, Sri Lanka, Malesia, Thailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Cina, Corea del Sud, Colombia, Ecuador e Perù.

Sentiva che quello era il momento giusto della vita in cui osare ed è partito. “Viaggiare apre la mente verso nuovi orizzonti e ti fa scoprire quali sono i reali problemi della vita”, racconta nel suo blog http://karl-girovagando.blogspot.it/. “Ti rendi conto che spesso noi occidentali sprechiamo tempo ed energia della nostra vita a preoccuparci inutilmente di situazioni negative, che fanno parte della vita, che non possiamo cambiare. La maggior parte della mia generazione è allo sbando talmente terrorizzata dal proprio futuro che non vive il suo presente. Noi giovani abbiamo bisogno di certezze, non di terrorismo psicologico. Le uniche certezze in questo momento le possiamo trovare dentro di noi”.

Alla ricerca della sua felicità, Carlo – che è anche corrispondente di Greenews.info per la rubrica Impressioni di Viaggio (http://www.greenews.info/category/rubriche/impressioni-di-viaggio/) – ha già percorso 49.534 chilometri, affidandosi a mezzi di fortuna per attraversare continenti e culture. La sua non è una fuga: pur amando chi e cosa ha lasciato a casa, ha voluto mettersi alla prova nel momento in cui sentiva di sprecare gli anni migliori della sua vita litigando al telefono o davanti a uno schermo grigio. Ma lui sa bene che “partire per tornare non è andare via”. Partenza e ritorno sono momenti così uniti tra loro da rendersi reciprocamente gustosi: partire ti fa guardare con occhi nuovi quello che hai lasciato, tornare ti fa provare il brivido di voler viaggiare ancora.

Carlo, quando hai deciso di partire?
La vera e propria decisione l’ho presa quando ho dato le mie dimissioni, ma era da un anno che covavo il sogno di fare una scelta simile. Ho deciso di partire per seguire il mio cuore senza inibizioni. A 26 anni avvertivo un’energia immensa, che sarebbe stata sprecata rimanendo nella mia città di nascita a fare lo stesso lavoro per anni davanti a un computer grigio. Ho deciso di sfruttarla per la migliore terapia dell’animo umano: il viaggio.

Cosa porti in valigia con te?
Principalmente un buon libro, per esempio ora l’autobiografia di Mandela, e i tappi per le orecchie che mi hanno permesso di dormire ovunque. Ma nello zaino porto pochi vestiti, giusto un ricambio per indumento. Preferisco avere uno zaino leggero e lavare spesso i vestiti piuttosto che trascinarmi dietro uno zaino pesante e lavare meno. Non ho mai pensato che mi manchi qualcosa, anzi più vado avanti e più lo zaino si svuota.

Come si svolge il tuo viaggio?
Utilizzo mezzi di fortuna, soprattutto pullman, ma non organizzo nulla. Vivo tappa per tappa improvvisando le giornate in base alle nuove situazioni che incontro. Dormo negli ostelli o nei pullman nei viaggi notturni. L’unico mezzo che ho dovuto organizzare è stato il mercantile dalla Corea del Sud alla Colombia.

Qual è il tuo primo pensiero la mattina?
Amo la mia vita e sono fortunato.

È vero che il viaggio permette di conoscere più a fondo se stessi?
Sì. Non si tratta solo di essere lontani da casa, ma soprattutto di essere soli. La solitudine è una tappa fondamentale per ogni essere umano che permette di conoscersi bene e capire di cosa realmente abbiamo bisogno per trovare la serenità. Il viaggio aiuta perché, lontano dalle proprie abitudini e dalla monotonia, viene fuori la nostra vera essenza, si scoprono lati nascosti positivi o negativi e ci si può lavorare su. Io vivo benissimo la solitudine perché ormai sono abituato. Dai 20 ai 23 anni ho viaggiato in solitaria, lavorando in tre continenti diversi. Ora godo di una serenità straordinaria e adoro stare con me stesso.

C’è un aneddoto che ti ha segnato, nel bene o nel male?
Quando ho contratto la malaria in Laos: quando si sta male, si scopre l’importanza della salute. Oppure quando la mafia filippina mi ha teso una trappola per drogarmi e derubarmi. L’ho evitata per poco e mi sono reso conto che devo stare più attento a chi incontro. Ma tutte le esperienze negative mi hanno segnato anche in bene. I momenti difficili sono le esperienze più costruttive se vengono affrontate con la mentalità giusta. Bisogna affrontarle e spurgarle per proseguire più forti di prima.

Qual è il consiglio più importante per chi desidera intraprendere un’avventura come la tua?
Armatevi di sorriso e soprattutto di un grande rispetto verso la popolazione locale perché siete degli ospiti a casa loro. Anche quando vi trattano male, rispondete con un sorriso e sforzatevi di parlare la loro lingua. Vi apriranno il cuore.

A quali rinunce si va incontro quando si porta avanti un’impresa come questa?
Le rinunce possono essere legate alla carriera lavorativa. Ma nel mio caso l’unica rinuncia che mi pesa è stare lontano dalle mie nipotine, che crescono senza lo zio accanto.

Come hanno preso amici e parenti la tua decisione di partire per così tanto tempo?
Tutti piuttosto bene, perché mi hanno capito e sanno quanto sono felice in questo momento.

Hai già stabilito una data di rientro?
No, ma credo che nella primavera 2013 potrei terminare il giro del mondo.

È stato più difficile partire o lo sarà maggiormente tornare?
Più difficile partire. Tornare sarà bellissimo perché io amo la mia famiglia e i miei amici. In ogni caso, tornare non vuol dire fermarsi per sempre a Torino. Credo che continuerò a viaggiare alternando passione e affetti.

Cosa diventerà questo viaggio?
Un libro, che sarà il coronamento di questa esperienza. Ma questo viaggio sarà l’ingrediente speciale della meravigliosa vita che vivrò, perché porterò per sempre dentro di me tutti gli insegnamenti e i ricordi di questa favola per vivere al meglio il mio futuro.

 

Paola Rinaldi

Clicca qui per leggere altri articoli della sezione Personaggi