Ho in testa il mondo

Adnan (Ado per gli amici) è un tipo tosto. Uno di quelli che si mette in testa una cosa e la porta a termine, costi quel che costi. L’ultima che gli è saltata in mente? Attraversare l’Europa in moto, percorrendo circa 30 mila chilometri in quattro mesi.

Classe 1987, tecnico informatico, nato in Bosnia e diventato ufficialmente cittadino italiano da pochi giorni, Adnan Maglajlic (www.europemotorbiketour.com) partirà il prossimo 1° giugno per la sua avventura a due ruote. Dubbi? Nessuno.

Un tour piuttosto impegnativo…
L’idea iniziale era meno ambiziosa, perché volevo partire da Cuneo e raggiungere la Bosnia. Un viaggio di circa 1.200 chilometri. Poi, però, mentre iniziavo a pianificare il percorso, mi sono imbattuto nella storia di Davide Biga. Ho trascorso una notte intera a leggere i suoi racconti sul giro intorno al mondo in solitaria che aveva realizzato… e ne sono rimasto affascinato. Così, l’ho contattato tramite Facebook e abbiamo deciso di incontrarci. Ascoltando le sue parole e le emozioni ancora vive nella sua memoria, non ho più avuto dubbi: anch’io dovevo fare qualcosa di simile.

È stata la tua ispirazione, insomma.
Sì, grazie a lui ho capito come la determinazione e le giuste motivazioni possano aiutarci ad ottenere qualsiasi cosa. Con Davide, ho risolto anche le mie curiosità più pratiche e banali, come le modalità per soggiornare senza troppe spese (tenda e sacco a pelo) e le zone in cui trovare più facilmente ricambi, rifornimenti o soccorsi. Così, dai 1.200 chilometri che avevo immaginato sono passato a tutt’altro obiettivo: visitare tutte le capitali dell’Unione Europea.

Stai pianificando l’itinerario?
In linea di massima, ho stabilito il percorso ma voglio lasciare largo spazio all’avventura: se una zona mi colpirà particolarmente, dedicherò più tempo alla sua scoperta; viceversa, sarà solamente un breve passaggio.

Se non sbaglio, questa impresa è una moneta a due facce: da un lato c’è la tua passione per i viaggi, dall’altro l’impegno sociale.
Voglio essere portavoce di una tematica molto importante come la donazione del sangue, un gesto semplice che può salvare la vita. È un argomento che mi sta particolarmente a cuore e il mio obiettivo è raggiungere le maggiori associazioni a livello europeo che se ne occupano – contattandole attraverso la Federazione internazionale delle organizzazioni di donatori di sangue – per sottoporre una sorta di questionario su come affrontano questo discorso. L’Italia è rimasto l’ultimo Paese in Europa a concedere ancora un giorno di ferie a chi dona il sangue e credo sia importante avviare campagne di sensibilizzazione su questo tema. Ho donato per la prima volta il sangue appena compiuti i 18 anni e sono cresciuto in una famiglia dove questo gesto era abbastanza diffuso. È naturale per me promuovere questo tema così caro. Nell’ultimo viaggio che ho realizzato a Barcellona, ho visto interi pullman tappezzati sull’argomento e ho sentito di dover contribuire in qualche modo.

Hai citato Barcellona. Sei un grande viaggiatore?
Sì, per lo meno l’Europa l’ho visitata in lungo e in largo con gli amici in camper. Poi, ho preso parte a iniziative più particolari, come la staffetta a nuoto dello Stretto di Messina organizzata dalla Fidas (Federazione italiana associazioni donatori sangue), una traversata simbolica che ogni anno trasmette il messaggio: “Se vuoi, puoi”.

8adoPerché questa volta hai scelto la moto?
Sono uno sportivo e pratico regolarmente nuoto, corsa, arrampicata. La moto è l’ultima delle mie passioni e, lo scorso anno, ho già realizzato una traversata delle Alpi di quattro giorni. In quell’occasione, ho capito che si tratta di un mezzo straordinario, che ti consente di visitare qualunque luogo senza limitazioni, senza tempi da rispettare e in contatto immediato con la natura, i suoi profumi, i suoi colori. Chi prova non vorrebbe più scendere.

Non partirai senza…
Il mio casco Arai, che ho ricevuto nei giorni scorsi. Soprattutto in questo momento storico, trovare le sponsorizzazioni materiali ed economiche non è semplice e ci sono momenti in cui rischi di abbatterti. L’annuncio di quel casco è arrivato in un giorno pieno di risposte negative ed è stato un lampo di luce, che mi ha dato lo stimolo per continuare. Io credo che la motivazione mentale sia più forte della preparazione fisica: se una persona è davvero intenzionata a fare qualcosa, si trova già a metà strada.

Alcuni sostengono che la meta sia il viaggio e non un luogo. Per te, cosa significa viaggiare?
Ogni viaggio che ho realizzato ha rappresentato qualcosa di diverso. Lo scorso anno, ad esempio, mi è successo di trovarmi in viaggio con alcuni amici e mi è stata rubata l’auto, comprata da pochi mesi. Dopo un attimo di sconforto, sono stato il primo a sorridere e a pensare che in fin dei conti poteva succederci qualcosa di peggiore. Cerco di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e non mi faccio abbattere dalle situazioni negative, che inevitabilmente accadono nella nostra vita. Bisogna andare sempre avanti. Basta crederci e il resto viene da sé.

Paola Rinaldi

 

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