Nel mondo, con il cuore aperto

Gili Islands, Indonesia - Elisa Pira
Gili Islands, Indonesia (p.h. Bea)

Tutto è cominciato quattro anni fa, in un villaggio di pescatori sull’oceano Atlantico. Lì, per la prima volta, Elisa Pira, classe 1981, giornalista e responsabile dell’agriturismo di famiglia a Monforte d’Alba, ha sentito il richiamo per i viaggi in solitaria, per la scoperta dell’altro, per un abbraccio grande quanto il mondo. Così, ha puntato il dito sulla cartina geografica e ha deciso di trascorrere ogni inverno in un paese difficile, complicato, povero nella sostanza, ma forse più ricco di umanità rispetto alle tradizionali mete da sogno.

Elisa, ci racconti com’è iniziata?
Fino ai 30 anni, sono stata una turista come tante. Partecipavo ai classici viaggi organizzati, ma non solo in Europa, perché mi sono avventurata in zone meno ordinarie come Giordania o Turchia. Poi, a un certo punto, mi sono ritrovata nel bel mezzo di una crisi personale, con una storia d’amore finita e tante cose da cambiare nella mia vita: come capita a molti, ho sentito il bisogno di partire, staccare da tutto, seppure quella sete di ricerca e conoscenza non fosse nuova per me. L’avevo già sentita durante alcune esperienze di lavoro all’estero, in Germania ad esempio, dove mi era capitato di girovagare da sola e capire che l’esplorazione era nelle mie corde.

Com’è arrivato il Senegal?
In modo casuale. Navigando su Internet, mi ero imbattuta nell’annuncio di alcuni ragazzi senegalesi che si proponevano come famiglia ospitante per una sorta di progetto interculturale: loro volevano confrontarsi con una persona europea e, parallelamente, desideravano far scoprire cos’era la vera Africa, al di là dei preconcetti. Ci ho pensato e ragionato per mesi, fino all’inverno. Quello era un periodo piuttosto tranquillo per l’agriturismo di famiglia, ma ovviamente non coincideva con il classico periodo di ferie per amici e conoscenti. Così sono partita da sola, con un valigia piena di speranze, ma anche di rischi e incognite: nelle esperienze di quel tipo puoi organizzare solamente lo spostamento principale, da qui a là, ma per il resto non ottieni che informazioni lacunose e non corrispondenti alla realtà.

Elisa PiraQualcuno ha mai cercato di dissuaderti?
Eccome. Infatti, è mia abitudine non dire nulla fino all’ultimo minuto. L’idea di una donna che viaggia da sola appare quasi spaventosa e ovviamente non mancano i pregiudizi, tipo “sono posti a rischio”, “vai a cercartela”, “porti a casa malattie”, “aiuta prima il tuo paese” e così via. La società non è ancora pronta ad avvallare progetti come il mio, mentre quel viaggio in Senegal mi ha talmente riempito il cuore da farmi ripartire l’anno successivo per l’Indonesia, poi per il Perù e infine, negli scorsi mesi di gennaio e febbraio, per un impegnativo cammino lungo l’Africa da sud a nord, con spostamenti spossanti e interminabili, durante i quali ho vissuto in Zambia, Botswana, Zimbabwe e ancora Senegal.

Immagino che serva un grande spirito di adattamento…
Sì, che a me per fortuna non manca. Adattarmi al cibo, all’abbigliamento, a dormire per mesi in un sottoscala, alla mancanza di igiene e alla quotidianità nella sua interezza non mi costa particolare fatica, perché amo mettermi in gioco e nutro un profondo rispetto per la diversità. Penso di avere un’identità molto forte e non ho mai sentito minacciare la mia cultura di origine, come spesso si ha timore che avvenga quando ci si avvicina a chi non la pensa come noi. In tutti i viaggi, ho sempre avuto un sano confronto su tante tematiche, ma nessuno ha tentato di convincermi a ragionare diversamente o a modificare qualcosa. Al massimo, si impara reciprocamente, nulla di più.

E poi cosa serve?
Immensa fiducia. Non si può viaggiare alla mia “maniera” senza fidarsi degli altri, senza muoversi a braccia spalancate e con il cuore aperto. Ovviamente, ciò non significa chiudere gli occhi e affidarsi al caso. Quando arrivo in un luogo, mi informo sempre sui rischi e sulle accortezze da avere: ci sono posti dove non è consigliabile girare da soli di notte non tanto per le conseguenze che potremmo temere qui da noi, ma per gli animali vaganti… Non è così raro sperare che bufali o elefanti non compaiano all’improvviso!

Nel mondo, con il cuore aperto

La cosa più bella che ti sei sentita dire?
In Senegal, dopo un mese di permanenza, ho espresso la mia gratitudine ai ragazzi che mi stavano ospitando, dicendo quanto fossi dispiaciuta per il fatto di non poter contraccambiare in nessun modo. In paesi come quelli infatti avverti quasi una tua inutilità, perché non puoi fare nulla per migliorare la situazione. A quel punto, uno di loro mi ha fatto notare che le due ragazze che stavano sempre con me non buttavano più l’immondizia a terra. Non essendoci bidoni, in quella cultura è piuttosto normale farlo, mentre io trascorrevo le giornate a raccogliere ciò che trovavo lungo la strada per metterlo quanto meno in un sacchetto o magari mi capitava di tenere una cartaccia fra le mani per ore se non avevo un posto “ordinato” in cui gettarla. Vedere me aveva dato l’esempio a loro, una cosa straordinaria che mi ha fatto molto piacere.

In cambio, tu cosa hai ricevuto?
Moltissimo, forse troppo da esprimere con semplici parole. Nel mio ultimo viaggio che ha attraversato l’Africa, ho ricevuto una montagna di regali da parte di persone che non avevano nulla. In Senegal mi hanno portata dal sarto per confezionarmi dei vestiti, in Zimbabwe mi hanno regalato un paio di scarpe e un ragazzo poverissimo mi ha regalato una biro rossa, forse l’unica che aveva, facendomi promettere che scriverò un libro sulla mia esperienza e che lo inizierò proprio con quella penna.

È commovente la generosità di chi non ha nulla…
Sì, ma è qualcosa che fa parte del loro modo di vivere e che traspare già nell’approccio al cibo. Tutto si divide, anche se è poco. Qui da noi i bambini imparano “mio” fra le prime parole e sono pronti a divorare in fretta e furia una caramella pur di non darla a un altro. Quella stessa caramella viene invece rotta con i denti da un bambino africano perché tutti gli amici ne abbiano un pezzetto. Nelle terre del poco, se non del nulla, non esiste il concetto del possesso, che da noi è normale routine.

Volunteer Programs Bali, Indonesia - Teaching English to children of Bali
Volunteer Programs Bali, Indonesia – Teaching English to children of Bali

A livello umano, consiglieresti ad altri di vivere queste esperienze?
No, nel senso che ciascuno deve sentirne l’esigenza da solo, senza sollecitazioni. I luoghi che vivo nei miei viaggi non sono posti da sogno e comportano sacrifici, difficoltà, compromessi. Ci sono momenti in cui ti scoraggi, altri in cui guardi quei bambini e ti chiedi quale vita abbiano davanti. Non sono confronti semplici e ognuno deve capire se ha la voglia e il coraggio per affrontarli.

Mai più turista e solo viaggiatrice?
Penso proprio di sì. Non mi va giù il fatto che da turista vedi solamente quello che gli altri vogliono farti vedere. Io cerco autenticità. Non mi interessa andare al ristorante, ma vedere cos’ha la gente nel piatto a casa sua. Non mi interessa il monumento famoso, ma il villaggio che nessuno conosce. Per esempio, sul posto prediligo i mezzi pubblici, che considero uno specchio perfetto della cultura locale: qui in Europa siamo abituati a orari fissi, là invece un bus parte quando è pieno, per cui possono servire cinque minuti come cinque giorni. E per pieno non si intendono solamente i sedili occupati, ma un carnaio di gente stipata. In Senegal capita addirittura che vengano caricati i montoni sul tetto, con il rischio di una “doccia” improvvisa per tutti…

Non hai mai avuto momenti di ripensamento, in cui avresti voluto tornare indietro?
Ricordo di aver attraversato un momento difficile, in cui mia madre mi ha chiesto: “Sei sicura che ne valga la pena?”. La mia risposta è arrivata subito, spontanea. Sì, eccome se ne valeva la pena. Con tutta la fatica che comporta, prima, durante e dopo, voglio continuare con queste esperienze. Certo, non mancano le situazioni problematiche, ma so anche che una soluzione esiste sempre. Così come esiste sempre una meraviglia con cui torni a casa e che ti cambia la vita.

Paola Rinaldi

Zimbabwe, Masvingo Province - Elisa Pira
Zimbabwe, Masvingo Province

Immagini tratte dalla pagina FB di Elisa Pira