Tutta l’Italia a passo d’asino

Nicola Winkler, l'Italia a passo d'asino

Come Don Chisciotte e il suo fedele Sancho Panza. Solo che, in questo caso, il prode “scudiero” raglia, bruca l’erba e ha orecchie molto lunghe.
Nicola Winkler, 20 anni, studente del corso di laurea in DAMS di Torino, è partito a inizio maggio in compagnia di un asino per percorrere l’Italia a piedi (e zoccoli), dalla Sicilia al Piemonte, alla ricerca di storie da raccontare. All’arrivo, previsto prima dell’inverno, immagini e parole confluiranno in un documentario, con cui Nicola si cimenterà in prima persona nella settima arte, ma dove il materiale viene raccolto in modo antico, lento, senza vincoli, prendendosi tutto il tempo necessario per fare qualsiasi cosa.

Qual è la filosofia del tuo progetto?
Voglio risalire l’Italia, evitando quella turistica e nota per privilegiare quella vera, rurale e spesso dimenticata, nonostante rappresenti la culla delle nostre tradizioni. Quindi, sto evitando la costa e le grandi città per attraversare i piccoli paesi dell’entroterra, molti dei quali versano in stato di abbandono o dove comunque i giovani hanno come unico obiettivo quello di andarsene per fare fortuna altrove.

Nicola Winkler, l'Italia a passo d'asino

Li hai individuati con un lavoro di ricerca fatto prima di partire?
A dire il vero, no. Mi sono appoggiato a due associazioni, Italia che cambia e WWOOF Italia, per disegnare un’idea di massima e trovare alcune tappe nelle varie regioni, su cui ho poi costruito l’itinerario. Detto ciò, fino a questo momento, di tutte le realtà che mi ero appuntato ne ho visitata solamente una, perché preferisco decidere di giorno in giorno come procedere, dove alloggiare, cosa vedere. Accade spesso infatti che la gente mi consigli un paesino piuttosto che una località particolare, per cui prendo e vado.

Quindi, anche le tempistiche sono variabili?
Sì, mi fermo nelle varie località il tempo che occorre per raccogliere le storie che mi interessano, per cui non mi sono fissato una tabella di marcia. Posso percorrere venti chilometri al giorno come solamente cinque: dipende da quanti paesini incontro. E poi non sono solo, chi viaggia con me può intestardirsi e rallentare il passo…

Già, con te viaggia anche un asinello: perché scegliere questo compagno di viaggio?
All’inizio, l’ho visto come un “mezzo” utile, perché desideravo viaggiare a piedi, avevo necessità di portarmi dietro l’attrezzatura e ho pensato a un aiutante diverso dal solito, originale. Così, ho riflettuto sul fatto che cinquant’anni fa, o forse meno, gli asini rappresentavano il principale “mezzo di trasporto” dei contadini e ho deciso di tornare alle origini. Anche perché ho letto molto su di loro, scoprendo che si tratta di animali tutt’altro che ottusi e testardi come si pensa nell’accezione comune. Certo, la cocciutaggine non manca nella loro indole e l’ho provata in prima persona, quando ho impiegato due ore a entrare in un paese perché un tombino a terra non lo convinceva…

Nicola Winkler, l'Italia a passo d'asino

Prudente, anche troppo!
Sì, il punto di forza dell’asino è che deve essere convinto al 100 per cento delle cose prima di farle. Mentre un animale come il cavallo fugge di fronte a un pericolo, l’asino si ferma e ragiona. Ma alla fine non mi ha mai abbandonato e mi ha seguito anche in strade azzardate, che non conoscevo, facendomi da apripista e aiutandomi ad essere prudente. E poi mi fa molta compagnia, soprattutto la notte, quando è un ottimo antifurto!

Immagino che susciti anche molta curiosità nelle persone che incontri…
Sì, in effetti è un buon biglietto da visita, un vero catalizzatore di attenzioni. Appena lo vedono, tutti mi raccontano storie di asini del passato, avventure divertenti, e poi mi invitano a pranzo o talvolta mi ospitano. Il mio compagno di viaggio conquista!

Gli hai dato un nome?
Fela. In omaggio al cantante africano Fela Kuti. Siccome il mio asino raglia in continuazione e sembra quasi cantare, ho scelto questo nome per giocare un po’.

Nicola Winkler, l'Italia a passo d'asino

E per quanto riguarda il documentario, cosa puoi anticipare?
Diciamo che il mio progetto, intitolato Non fare l’asino, vuole andare alla ricerca di tutte quelle aziende agricole, cooperative sociali o semplici famiglie che hanno scelto il lavoro della terra come forma di resistenza e resilienza, in un virtuoso equilibrio fra tradizione e innovazione, produttività e sostenibilità. Chiedo a persone reali di diventare sceneggiatori, interpreti e protagonisti insieme a me di un lungometraggio collettivo e, di solito, cerco realtà giovani che fuggono dalle grandi città e tornano alla campagna per rivalorizzare il territorio, anche se spesso non hanno il successo sperato. Al momento mi trovo in Cilento, dove le storie non mancano: moltissimi ragazzi hanno abbandonato i centri urbani per coltivare antiche varietà di grano, ad esempio, solitamente in zone isolate, dove le grandi industrie non hanno interesse a investire. Potrebbe apparire uno svantaggio, ma in realtà questo incoraggia lo sviluppo di un’economia locale, da cui nascono prodotti che a loro non interessa portare fuori, ma che entrano nella distribuzione locale, dove esiste ancora molta solidarietà.

È la tua prima esperienza dietro l’obiettivo?
Avevo realizzato un video per il comune di Torino sui mercati tra Torino e Betlemme e un altro sulla mostra della Mole Antonelliana “Echo en Cuba”, ma questa volta sono autodidatta e i motivi che mi hanno spinto a intraprendere questa impresa sono diversi. Per molto tempo mi sono interessato a tematiche ambientali, guardando documentari e andando alla ricerca di informazioni, che alla fine mi portavano a una visione sempre più pessimistica del mondo attuale. Solo in un secondo momento ho scoperto che, cercando un po’ meglio, delle soluzioni a questo genere di problemi erano già state ideate e alcune persone agivano, ognuno a suo modo, per dare un contributo. Se non per essere la soluzione, almeno per smettere di essere la causa. Così, ho deciso che volevo provare anch’io, a modo mio, a fare come loro. La mia piccola azione quotidiana è camminare ogni giorno per muovermi e raccontare chi lotta ogni giorno per un futuro migliore.

Quindi, il cammino continua…
Sì, sempre con il mio prudentissimo compagno di viaggio. Si racconta che gli antichi romani, al momento di tracciare le strade, liberassero gli asini per seguire il loro percorso perché questi animali scelgono sempre la via più comoda e sicura per procedere. Quindi, sono in buone mani. Anzi, zoccoli.

Paola Rinaldi

Nicola Winkler, l'Italia a passo d'asino

Segui Nicola su blog e pagina FB