Al canto delle balene

    di Massimo Maggiari
    Giunti Editore
    pp. 240
    € 16,00 - ebook € 8,99

    Al canto delle balene - Massimo Maggiari

     

    Quando l’occhio della balena improvvisamente emerge dalle acque frigide e ci fissa per un attimo non è solo curiosità giocosa (come quella dei delfini) o la semplice apparizione di una diversa specie terrestre.
    La sensazione che noi percepiamo è assai strana, realmente insolita, in quanto il cetaceo dà l’impressione di sondarci da dentro e da fuori.
    La balena è difatti sensitiva (possiede l’equivalente di un sonar) alle molteplici vibrazioni del nostro corpo e forse senza saperlo, al primo contatto, intuiamo che è lei che sta entrando dentro di noi.

    Secondo studi recenti pubblicati su Biology Letters dall’oceanografa Kate Stafford e ricercatori dell’Università di Washington, le balene groenlandesi cantano, e lo fanno a ritmo di jazz. Improvvisano le melodie, producono suoni complessi e hanno un repertorio di ben 184 brani. E come il canto delle balene, il nuovo libro di Massimo Maggiari sembra seguire, più che uno schema rigido, il filo delle emozioni che l’autore assorbe da ciò che lo circonda.
    Ne emerge la sua passione, la curiosità per le persone che incontra, per la loro visione del mondo e per le loro credenze. Condividendo la quotidianità della gente del posto, compresi coloro che ancora vivono cacciando balene a bordo dei propri kayak, Maggiari ci permette di sbirciare nel sorprendente mondo della Groenlandia: gli animali, gli uomini, i miti.

    È proprio la balena la prima fonte di fascino e di mistero. La balena narwhal, detta anche unicorno dell’Artico per la sua lunga zanna d’avorio, è una creatura leggendaria fin dal nome. Il mistero si estende all’uso del corno, la cui funzione non è ancora ben chiara, e alle sue migrazioni che la vedono solcare i mari artici in mille direzioni, dalla Groenlandia, al Canada, alla Norvegia, alle acque russe.

    Balene e uomini in Groenlandia sono strettamente connessi. Maggiari raccoglie le testimonianze di un cacciatore di balene, ormai anziano, che in gioventù ha imparato ad arpionare gli animali restando in equilibrio su un kayak nel mezzo delle acque artiche. Per coloro che hanno cacciato in queste condizioni, la caccia non è, come spesso nel nostro immaginario, sinonimo di crudeltà gratuita, ma può avere connotazioni sacre, in cui il cacciatore chiede con umiltà il sacrificio di una preda, e lei vi si offre per permettergli di nutrire la sua comunità.

    «L’incontro con l’animale», scrive Maggiari, «è una conferma che entrambi fanno parte di un percorso comune e che non sono così estranei». E in effetti dal libro emerge con chiarezza che, nelle terre artiche, uomini e natura sono ancora una cosa sola. Del resto, secondo la mitologia del Grande Nord, «in un tempo primordiale animali e uomini potevano anche parlarsi, scambiarsi ruoli e affetti, perfino esistenze».

    Ancora oggi il legame dell’uomo con le forze della natura e con gli animali che popolano queste terre è totale e imprescindibile. Questa sensazione di fusione con gli animali e con la natura ha ampio riscontro nella mitologia inuit, che comprende divinità come Sila, lo spirito del tempo atmosferico, Sedna, dea degli abissi e signora delle foche e delle balene.

    Che cosa può spingere l’uomo a resistere nel vuoto di queste terre, scegliendo di farne la propria casa? Che cosa si prova a vedere il cielo artico illuminarsi con i colori dell’aurora boreale? Qual è il rapporto tra uomo e natura in condizioni estreme? Leggendo il libro ci si avvicina un po’ di più alle risposte a queste domande, mentre la curiosità è continuamente stimolata.

    Nel caso poi in cui, come è accaduto a me, la lettura vi faccia venire voglia di mettere almeno una volta nella vita un piede nel Grande Nord, sappiate che la Groenlandia non è una meta irraggiungibile. La Air Greenland “flies you safely to Greenland”, con voli da Copenhagen o da Keflavik, in Islanda. Una volta raggiunta, però, un po’ di prudenza, di allenamento e di predisposizione all’avventura saranno assolutamente fondamentali, soprattutto se si vuol cercare di immergersi davvero in questo mondo come ha fatto Maggiari.

    Ecco ad esempio un primo “piccolo contrattempo” che si svolge nel corso del viaggio di ritorno al villaggio di Tasiilaq, una navigazione apparentemente di routine e senza grandi rischi.

    Zacharias, la guida groenlandese, rallentò tutto d’un tratto per scrutarsi intorno. Era un uomo sulla cinquantina, col baffetto vispo, e lo sguardo fermo mirato alla preda. Osservando lentamente il mare rilasciò una frase che per noi fu come un grandinare fuori stagione: «Non riconosco più dove sono. Mi sono perso!».

    Posso solo lontanamente immaginare che effetto parole simili, pronunciate in mezzo al gelo e al nulla di ghiaccio, avrebbero potuto avere su di me. Un po’ come trovarsi nel mezzo della seconda disavventura, questa volta a Qaanaaq (quanto fascino c’è in questi nomi groenlandesi pieni di doppie vocali?), uno dei centri abitati più settentrionali del mondo, ad appena 1300 km dal Polo Nord.

    La notizia è una sferzata al petto: non c’è molto da comprare all’unico pissifik del villaggio. La nave di rifornimento non ha avuto la stessa fortuna dell’aereo su cui ero a bordo e ha dovuto rinunciare a scaricare. Troppo ghiaccio di fronte allo spiaggione. È dunque tornata ad Aasiaat col suo carico. L’indomani mi reco al supermercato per una verifica. Ed è tutto vero. Gli scaffali sono letteralmente vuoti.

    Oltre allo spirito di adattamento e all’indole del vero viaggiatore, per esplorare la Groenlandia potrebbero poi essere utili alcuni suggerimenti dell’antica saggezza inuit.

    Elizabeth Nutaraaluk (anziana di Nunavut) ricorda che era importante mangiare il pesce sempre andando dalla coda verso la testa […] o che per le donne era vietato levarsi calze o kamiks (scarponi coperti di pelliccia) fuori di casa: avrebbe offeso il dio del tempo.

    O anche

    Sull’altra costa della Groenlandia, invece, le donne pizzicavano le orecchie dei cani da slitta, e se gli animali si lamentavano era un buon segno per il mondo, in quanto la sua fine non risultava vicina.

    Nell’attesa di testare dal vero questi suggerimenti in mezzo ai ghiacci groenlandesi,
    Al canto delle balene può tenere un’ottima compagnia.

    Recensione di Silvia Maina

    Al canto delle balene - Massimo Maggiari

     Leggi l’estratto


    Massimo MaggiariMassimo Maggiari è nato a Genova e attualmente vive nel South Carolina dove è docente universitario al college di Charleston.
    Poeta, scrittore e viaggiatore appassionato di terre artiche, ha dedicato anni di studio alla poesia orfica ed ermetica e pubblicato numerosi saggi e opere poetiche, tra le quali la raccolta di versi Terre lontane/Lands Away (1999) e il racconto in versi della scoperta del passaggio di Nord-Ovest, Aurora Borealis (2001).
    Nel 2008 è uscito il suo libro di narrativa di viaggio Dalle Terre del Nord – Alla ricerca dell’anima artica, Cda&Vivalda; nel 2016 L’avventura del Grande Nord, Alpine Studio (qui la presentazione dell’autore e l’estratto del libro).

    Al canto delle balene - Massimo Maggiari