Il cammino dell’acqua

    di Riccardo Finelli
    Sperling & Kupfer
    pp. 288
    € 16,00 - in versione ebook € 9,99

    Invito alla lettura


    Riccardo Finelli ci accompagna alla scoperta del suo libro

    Durante il cammino ho raccolto storie, affondato le pedule in luoghi sbiaditi. Ma soprattutto ho provato a ragionare sul significato della parola viaggio. Per scoprire che il filo dell’acqua, in un modo o nell’altro, ha sempre guidato gli spostamenti di animali e uomini in cerca di erba più fresca o di un destino migliore. Sta nell’acqua da almeno un miliardo di anni quel filo sottile che sottende al diritto al viaggio.

    Qual è il più grande insegnamento di un cammino compiuto da viandante, anziché da turista?
    Per prima cosa, si impara a porre il confine tra utile e indispensabile. Un esercizio pratico, una sorta di “laboratorio” che si rivela prezioso non soltanto in viaggio, ma anche nella vita quotidiana.
    La lezione comincia con la preparazione dello zaino, perché in quei 7-8 chili di peso bisogna far rientrare tutto ciò che occorre lungo la strada: a ben guardare, non si tratta solamente di un gesto materiale, perché esiste una connotazione filosofica nello scegliere quello che serve davvero a scapito di quello che al contrario è superfluo. E poi il cammino offre la possibilità di un contatto esclusivo con le persone, con cui hai modo di parlare, ma che puoi soprattutto ascoltare.
    Tutto questo in un’epoca dove siamo abituati a raccontare di noi stessi, a manifestare opinioni sui social, ma dove abbiamo perso l’abitudine di prestare attenzione agli altri. Ecco, camminare a passo lento lungo i territori ti fa scoprire quante storie esistano da ascoltare: a volte, hai addirittura l’impressione che quelle persone stessero aspettando proprio te, da giorni, se non da una vita, per narrarti esattamente quella storia.

    Quale accoglienza si riceve con lo zaino in spalla?
    Dipende. Le persone accettano più volentieri l’idea che qualcuno si metta in cammino lungo gli itinerari di pellegrinaggio noti, stabiliti e ufficiali, come la via Francigena, ad esempio, o un sentiero del CAI, mentre chi vagabonda altrove viene classificato come “bizzarro”.
    Nella vita, siamo abituati a ragionare per categorie e fare un percorso come il mio, su strade dove normalmente ci si muove con altri mezzi di trasporto, fa apparire il camminare come un gesto rivoluzionario. Forse, la visione cambia nei Paesi poveri del mondo, dove gli spostamenti a piedi sono all’ordine del giorno e hanno ritmi lenti, più rispettosi della nostra stessa umanità.

    Perché hai scelto l’acqua come costante di questo cammino?
    Partiamo da un presupposto: di norma, il viaggio viene vissuto come lo spostamento fra due punti, A e B. Tutto ciò che sta in mezzo, attraversato al massimo della velocità e ottimizzando il tempo, viene dimenticato. Così, ci si ammala di Alzheimer geografico, ovvero si cancellano interi territori, aree montane ma anche ampie fette di pianura, che si spopolano, vedono chiudere le scuole o abbassare la serranda di negozi ormai deserti, interrompono la coltivazione dei terreni e smettono di ricevere attenzione dalle istituzioni.
    Sognavo di denunciare questo Alzheimer geografico in un viaggio alternativo, da Milano a Roma, e ho scelto di “inseguire” i fiumi perché rappresentano i paradigmi di questa amnesia collettiva. I corsi d’acqua sono i grandi fantasmi del nostro territorio, un tempo vissuti per lavare, trasportare merci e persone, imparare a nuotare o come meta di turismo, mentre oggi vengono ricordati solamente in occasione dei grandi eventi naturali, spesso catastrofici.

    Perché ogni tanto sale dallo stomaco la voglia di trasformarci in viaggiatori?
    Sono convinto che ciascuno di noi viaggi non tanto per raggiungere qualcuno o qualcosa, quanto per soddisfare una pulsione primaria scolpita nel DNA, come fosse il bisogno di bere o respirare. Gli animali quadrupedi si sono sempre mossi da una parte all’altra del mondo seguendo i fiumi, il ritmo delle stagioni, il ciclo di vita dei fili d’erba e determinando i loro insediamenti.
    Nel tempo, anche l’uomo ha abbracciato quell’istinto primordiale alla transumanza, anche lui seguendo spesso i corsi d’acqua. Perché l’acqua non fa troppi ragionamenti e segue la via più comoda, breve, da monte a valle.
    Dobbiamo imparare quella lezione, ma anche capire che il viaggio è intriso nella nostra natura e ci insegna che quello a intraprenderlo è un diritto fondamentale, come quello alla vita, alla cittadinanza e alla libertà di espressione.
    Del resto, nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, si menzionano i diritti di “lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese” e di “cercare e godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni”. Insomma, ogni volta che cerchiamo gli spazi sbiaditi fra due punti disegnati sulle nostre mappe, ricordiamo che non soltanto stiamo ritrovando la nostra terra, ma anche evocando l’attitudine ancestrale su cui si fonda l’umanità.



    Riccardo FinelliRiccardo Finelli
    , giornalista e scrittore, esplora da dieci anni luoghi inediti e viaggi a passo lento.
    Per Sperling & Kupfer ha pubblicato Destinazione Santiago (2016).
    In precedenza erano usciti con Incontri Storie d’Italia (2007), C’è di mezzo il mare (2008) e 150 anni dopo (2010) e con Neo Edizioni Coi binari fra le nuvole (2012) e Appenninia (2014).
    Il suo sito web è www.riccardofinelli.it.


    Cosa spinge un uomo a riempire uno zaino e percorrere a piedi quasi novecento chilometri da Milano a Roma? Sulle spalle l’essenziale, davanti nessun sentiero tracciato, nessun compagno, nessuna prenotazione, affidandosi all’antica leggerezza del viandante.
    Dopo anni di itinerari predefiniti, Riccardo Finelli ha deciso di uscire dalle strade battute e di tracciare il proprio cammino, seguendo una via dimenticata: il corso dei fiumi, che un tempo muovevano uomini, merci e mulini, e oggi scorrono pigri e abbandonati.
    Dal Naviglio pavese al Tevere, passando per il Po, il Trebbia, l’Elsa, l’Arbia, riaffiora un’Italia di piccoli centri e borghi arroccati, malinconica, generosa e accogliente, che ama e rimpiange la propria storia.

    Il cammino dell'acqua di Riccardo Finelli

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