Il mondo nelle mani

    di Anna Maspero
    Polaris
    pp. 256
    € 16

    Il mondo nelle mani di Anna Maspero

    Tra mappe fisiche e mentali, Anna Maspero compila un agile vademecum per nomadi e stanziali da portare con sé in valigia o da tenere sul comodino, dedicato a chi ama viaggiare via terra o in volo, ma anche dentro le pagine di un libro.

    Ne “Il mondo nelle mani. Divagazioni sul viaggiare, le tappe non sono luoghi, ma password, parole chiave per aprire finestre di pensiero e riflettere sul dove, sul come e soprattutto sul perché del nostro andare.

    Offrendo numerosi spunti nati dalla sua lunga esperienza di viaggiatrice, Anna Maspero si confronta con aspetti del viaggio che non sono soltanto quelli turistici senza raccontare imprese già fatte o già viste, né dispensare consigli per risolvere situazioni critiche.
    La scrittura confonde i generi, mescola vita e storie, mondo interiore ed esteriore, saggistica e narrativa, con il risultato che la trama è il fluire del viaggio, divagando alla ricerca di senso fra i mille spunti che esso sa offrire a chi è in ascolto.

    “Un libro multitasking”, lo definisce l’antropologo Marco Aime nella prefazione, “la cui struttura assomiglia molto a quella di testo a più livelli, con collegamenti interni, salti di stile, tratti narrativi che si alternano a citazioni, consigli per la lettura”.
    Anna Maspero ha fatto del viaggio uno stile di vita, lasciando il posto fisso di insegnante di lingue straniere per inseguire nuove partenze e nuovi ritorni: ha visitato innumerevoli paesi, viaggiando da sola, con amici o accompagnando gruppi lungo i sentieri meno battuti di tutti i cinque continenti, sempre con la passione e la curiosità della prima volta.

    Grazie a questo suo bagaglio, l’autrice esordisce con tre domande: “C’è un’età per andare e una per stare? Con gli anni cambiamo le nostre mete e il nostro modo di viaggiare? O le diversità di stili di viaggio dipendono invece dalla generazione di appartenenza e ce li portiamo dietro nel cammino della vita?”.
    Per la generazione uscita dalla guerra, ricorda la Maspero, il viaggio era roba da ricchi, ad eccezione degli emigranti che in quegli anni si trasferivano dal sud povero al nord che si andava industrializzando.

    “Non era ancora tempo di ferie e di vacanze di massa, pochi avevano la possibilità di viaggiare, ma quei pochi hanno avuto la fortuna di vedere un mondo capace ancora di regalare l’emozione della scoperta di luoghi sconosciuti”.
    È stata la carica alternativa del decennio fra il ’60 e ’70 che ha aperto la strada per trasformare il viaggio in una dichiarazione di libertà e di indipendenza. “Abbiamo iniziato presto a viaggiare e con ogni mezzo: in autostop e con la tessera inter-rail, su una due cavalli o con il Magic Bus”.
    Erano sufficienti uno zaino, una mappa, pochi soldi e si partiva, soli o con qualche amico, aperti agli incontri on the road.

    Anna Maspero parla poi dei nuovi viaggiatori, quelli che faticano a immaginare un’epoca, quella dei loro genitori, in cui non c’erano Google e le sue mappe, i blog e Facebook, in cui l’indirizzo era solo quello di casa e il profilo non era qualcosa da esibire nei social network.
    “Altro che essere sempre connessi: il viaggio era l’occasione per non essere rintracciabili e a casa non si telefonava mai”.
    I viaggiatori moderni invece partono senza “staccare” davvero, perché per loro vedere significa anche, se non soprattutto, condividere con friends&followers.

    Ma poi per tutti, sia per i viaggiatori che si lasciano ancora incantare dalla magia della scoperta, sia per chi è sempre iper-connesso, l’autrice parte con un giro del mondo che parte dall’Africa, difficile da raccontare, perché non è facile da capire.
    “La sua essenza è la varietà di culture e paesaggi, popoli e lingue, riti e miti. Impossibile darne un’unica definizione. Ma al di là delle sue molte diversità, esistono almeno due Afriche: la nostra e la loro. Due Afriche che raramente si incontrano”.

    Ma si parla anche di Europa, Oriente, Usa, isole come paradisi terrestri. E non mancano neppure le suggestioni su cui ragionare e filosofeggiare, come la necessità di continuare a cercare sentenze nel mondo (perché, come ha scritto Tiziano Terzani, da ogni viaggio bisognerebbe tornare con qualche risposta in valigia), lo stupore di vagabondare con i cinque sensi o di leggere la letteratura di chi è partito prima di noi.
    Perché, in fondo, in questa fisicità di relazioni, corpi, libri, cibi e luoghi che è il viaggio ciò che conta è sapersi ancora meravigliare.

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