La terra non è mai sporca

    di Carola Benedetto, Luciana Ciliento
    add Editore
    pp. 224
    € 17,50 - ebook € 7,99

    La terra non è mai sporca

    Che cosa hanno in comune uno stilista, un cosmologo, un contadino e un funambolo?
    Tutti, da piccoli, hanno avuto uno stretto rapporto con la terra, chi sdraiandosi a osservare un nido di formiche, chi rotolandosi nei prati di una villa romana, chi giocando in un’oasi alle porte del deserto algerino, chi sbucciandosi le ginocchia nel fango vicino a Torino.
    Tutti, una volta cresciuti, con la terra hanno mantenuto un legame forte, che ne ha condizionato le scelte di vita.
    Le loro testimonianze, insieme a quelle di molti altri, compongono il libro La terra non è mai sporca, curato da Carola Benedetto e Luciana Ciliento.

    Violata, inquinata e sfruttata, la terra restituisce carestie, deserti, estinzioni, acqua non potabile e aria non respirabile.

    Questa la prima frase del primo contributo, quello di Pierre Rabhi, contadino, pensatore e scrittore algerino.
    «La natura decide» ci ricorda in un altro capitolo Jadav Payeng, l’attivista ecologista indiano.
    E la desertificazione sempre più estesa, l’omologazione delle colture con la perdita della biodiversità, l’uso incontrollato dei combustibili fossili, i cambiamenti climatici, tutto concorrerebbe a far pensare che il processo sia ormai irreversibile.

    Eppure, né Rabhi, né Payeng si sono fermati al pessimismo: il primo ha inventato l’agroecologia, ossia l’applicazione di principi ecologici all’agricoltura, e ha così permesso ai contadini alle prese con la siccità e il dissesto ecologico delle loro terre di avere un’alternativa sostenibile, che si è poi riflessa nel benessere sociale ed economico.
    Il secondo, detto “The Forest Man of India”, ha trasformato un terreno sabbioso e apparentemente inutilizzabile lungo le rive del Brahmaputra in una foresta di 550 ettari che ospita animali in via di estinzione.

    La terra non è mai sporca racconta la realtà di una terra maltrattata, ma nello stesso tempo offre soluzioni possibili: quelle che ciascuna delle persone che popolano il libro ha trovato per invertire questa tendenza. Sensibilità diverse, attività differenti, anche modi diversi di intendere la vita. Tutti però accomunati dall’amore per la terra, che è di tutti.
    Dice infatti Maria Teresa Pisani, Capo del Programma Commercio Sostenibile dell’Unece:

    Le risorse come l’acqua e l’aria, le foreste e la terra, sono interessi comuni, e solo un loro utilizzo condiviso, pacifico e rispettoso può garantire una convivenza pacifica e serena tra le comunità.

    La terra non è mai sporca è un po’ come la “banca” che Paolo Marin, referente tecnico di progetti agricoli penitenziari, ha creato presso il carcere di Asti. Si tratta di una banca che raccoglie i campioni di germoplasma, ossia il corredo genetico di una determinata specie vegetale, permettendo in questo modo di salvare le specie rare o a rischio di estinzione, e magari di ritrovare il gusto della frutta che mangiavano i nostri nonni.

    Ecco, il libro è una banca di spunti, di idee, di punti di vista. Non è detto che tutti gli autori ci intrighino nello stesso modo, ma di sicuro ciascun lettore troverà nel libro parole che potranno affascinarlo, forse persino spingendolo ad agire in prima persona, anche solo creando un orto sul balcone.
    «Se volete rendermi davvero felice, piantate un albero e fatemelo sapere», dice Payeng.

    È un libro che parla di umanità, in primo luogo, e di terra intesa come terra politica e sociale. Ma è anche un libro di viaggi. È infatti proprio dal viaggio che prende origine, poiché nasce, come raccontano le curatrici nell’introduzione, durante la preparazione di Per sentieri remiganti. Il festival dei viaggiatori extra-ordinari.
    E poi percorre la terra in lungo e in largo, in tutti i contributi raccolti. Si parte dall’Algeria e dal Burkina Faso di Rabhi e si termina con l’Iran della scrittrice Nahal Tajadod. Nel mezzo, terre lontane – il Giappone, l’India, il Kenya, il Sudamerica – ma anche luoghi a noi più vicini: il Piemonte, la Liguria, il Cilento.

    Esiste un’idea che può riunire tutti, sulla quale tutto il mondo può essere d’accordo? Sì, è la natura, la terra. Tutti ne abbiamo bisogno: ebrei, cristiani, musulmani e atei.

    Parole che, in questo periodo di tensioni, fa davvero bene sentire.

    Silvia Maina

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