La via della seta

    di Franco Cardini, Alessandro Vanoli
    il Mulino
    pp. 352
    € 16,00 - ebook € 11,99

    La via della seta - Franco Cardini, Alessandro Vanoli
    Se fossi un container e decidessi di viaggiare via terra, mi basterebbero 21 giorni per andare da Yiwu, nella provincia cinese dello Zhejiang, a Madrid, percorrendo i 13.052 km su uno dei treni merce che fanno parte dell’iniziativa OBOR (One Belt, One Road), la nuova via della seta lanciata nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping per unire 65 paesi tra Asia, Europa e Africa.
    Alla fine del 1200, a Nicolò, Matteo e Marco Polo servirono tre anni e mezzo per coprire la distanza tra l’Italia e la Cina. Certo, il loro fu un viaggio meno lineare, ma l’obiettivo di allora non sembra poi così lontano da quello che si prefigge oggi l’OBOR: trasporto, comunicazione e scambio.
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    Xi’an - cinta muraria (foto Silvia Maina)
    Antica cinta muraria della città di Xi’an, considerata il punto di partenza della via della seta (foto Silvia Maina)
    Il libro di Franco Cardini e Alessandro Vanoli, La via della seta. Una storia millenaria tra oriente e occidente, lo chiarisce subito nell’introduzione: la storia delle vie di traffico, degli scambi commerciali e culturali tra Europa e Asia è anche la nostra storia.
    Non fatevi intimorire dalle loro qualifiche: Cardini, Professore Emerito dell’Istituto Italiano di Scienze Umane alla Scuola Normale Superiore di Pisa, e Vanoli, storico del Medioevo, sono sì degli studiosi, ma la loro scrittura è tutt’altro che accademica e la lettura scorre piacevolmente, facendoci immergere in un mondo di pellegrini, mercanti, califfi, soldati e briganti.
    E il libro è un libro di viaggio, nello spazio (include 4 mappe, e se ne vorrebbero di più, per seguire sulla carta gli itinerari di tutti i viaggiatori citati) e nel tempo. Perché se anche la via della seta, nel nostro immaginario di occidentali, rimanda spesso a Marco Polo, di certo lui non è stato l’unico a percorrerla né tantomeno il primo. E neppure si può dire che fosse l’Europa al centro di questa rete di strade e di scambi culturali e commerciali.
    La via della seta indica una vasta rete di percorsi che congiungeva la Cina, al Vicino Oriente e al bacino del Mediterraneo. La sua storia è anche la storia degli oggetti che vi furono trasportati o scambiati: la seta, naturalmente, ma anche tulipani, datteri, pellicce di zibellino, cobalto, carta, cavalli. Ma non va intesa solo come un insieme di vie commerciali: ha consentito gli scambi di tecnologie, idee, costumi e lingue e ha visto la nascita e la fine di imperi.
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    Cina - Esercito di terracotta (foto Silvia Maina)
    Esercito di terracotta, costruito oltre 2200 anni fa. Secondo alcuni studiosi, le fattezze di queste statue potrebbero essere state ispirate dalle antiche sculture e dall’arte greca, facendo quindi supporre un qualche tipo di contatto tra le due culture già in quell’epoca remota (foto Silvia Maina)
    Sono dunque tantissimi i popoli che affollano questo libro. Alcuni sono più noti, come i mongoli o i persiani. Altri, come i greco-battriani, risvegliano in me, che padroneggio ben poco la storia antica, solo lontanissime reminiscenze di scuole passate. Altri ancora, come i sogdiani o gli xiongnu, che cavalcavano nelle steppe al di là della grande muraglia, mi hanno fatto capire la vastità della mia ignoranza. Tutti questi popoli si sono sviluppati, si sono scontrati, si sono influenzati, talvolta si sono fusi tra loro.
    Hanno generato viaggiatori e creato mappe, non tanto per orientarsi, ma

    più che altro per dare un senso al mondo.
    Chi viaggiava non aveva bisogno di loro per orientarsi: si affidava alle stelle, ai venti, all’esperienza propria e a quella altrui. Le mappe gli servivano più per ordinare quelle sue esperienze, riempirle di senso, adattando ciò in cui credeva a strade e regioni sconosciute.

    E tutti, in qualche modo, hanno creduto di conoscere il mondo e di esserne al centro.
    Ad Alessandria d’Egitto, ad esempio, nel VI secolo Cosma Indicopleuste descrive, nella sua Topografia cristiana,

    la terra piatta e il paradiso vi si stendeva sopra come un’ampia volta; non c’erano antipodi né razze umane sconosciute.
    Cosma sentiva di poter abbracciare con uno sguardo il mondo intero.

    Dal lato cinese, invece, viene disegnata nel 1400 la mappa di Kangnido con al centro la Cina

    una grande massa pendente che si estende dalla costa occidentale dell’India siano al mar Cinese orientale. […].
    L’arcipelago indonesiano e le Filippine sono ridotti a una serie di piccole isole circolari lungo il fondo della mappa, peraltro assieme al Giappone.

    mentre, ad ovest della Cina

    si vedono il cuneo della penisola Arabica, il mar Rosso e la costa nordoccidentale dell’Africa sino alla sua punta meridionale.
    Al di sopra dell’Africa, un Mediterraneo appena abbozzato: Alessandria rappresenta un oggetto che assomiglia a una pagoda e una capitale, forse Costantinopoli, è segnata in rosso.

    Del resto, come ci ricordano gli autori, «i barbari sono un problema di punti di vista. Un po’ come l’idea di Occidente e Oriente». Nel caso in cui, come spesso accade, ci venga ancora voglia di considerarci al centro del mondo.

    Mercato di Xi’an (foto Silvia Maina)
    Sapori dell’Asia Centrale al mercato di Xi’an (foto Silvia Maina)

    Per il viaggiatore, questo libro è fonte di desiderio e frustrazione.
    I nomi evocativi di città leggendarie sono una tentazione costante a mettere quattro cose in uno zaino e a prenotare il primo volo.
    Ma insieme, quanto è triste constatare che la maggior parte delle città che rappresentavano il fulcro dei commerci, e che come tali risplendevano di palazzi, mercati e templi, sono state in tempi recenti, o sono ancora, teatro di guerra? Aleppo, alla cui meravigliosa moschea dedica svariate pagine cui Ibn Battuta, uno dei maggiori viaggiatori arabi. Oppure Baghdad, la città circolare costruita come una grande corona. O Palmira, con le sue vigne e il santuario del dio Bel, ormai ridotta in rovine dall’ISIS. O le statue di Hazarajat, in Afghanistan, distrutte dai talebani.

    In alcuni casi al viaggiatore non resta che affidarsi a internet e, con il libro tra le mani, cercare online le immagini di questi posti perduti o difficilmente raggiungibili per coglierne almeno un po’ della bellezza e della poesia.
    Per fortuna però molti sono anche i luoghi che si possono raggiungere e da cui ci si può far incantare, da Xi’an (un tempo Chang’an) a Samarcanda a Istanbul. Ma anche Palermo, sui cui banchi del mercato transitavano la mirra, la cannella, l’aloe e i chiodi di garofano provenienti dall’Asia.
    Oppure, se proprio non è il momento di partire, ci si può sempre far stimolare l’immaginazione da un buon libro come questo.

    Silvia Maina

    La via della seta - Franco Cardini, Alessandro Vanoli

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