Mamma, dove si va?

Per lei è normale guidare una motoslitta a tutta velocità, fare una nuotata nell’Atlantico senza costume o pescare in un lago finlandese dopo aver praticato un foro nello spesso strato di ghiaccio. Il “dettaglio” meno consueto è che, al suo fianco, c’è sempre una bambina di dodici anni che sta imparando a seguire la mamma nelle sue pazzie. Classe 1973 e residente alle porte di Alessandria, in Piemonte, Liliana Monticone ha messo le ruote alla famiglia e (appena può) trascina il marito Roberto e la figlia Valeria nei suoi appassionanti giri per il mondo. Nel blog www.blog.lilianamonticone.com si legge di tutto un po’, dalle slitte trainate dagli husky agli alberghi fatti di ghiaccio, dalle aurore boreali agli incontri ravvicinati con i delfini. Cosa mette in valigia? Qualche strumento tecnologico (per condividere, postare, twittare, chattare e cercare), la passione per le mete meno gettonate del pianeta (preferibilmente fredde) e la giusta dose di avventura.

Liliana, il tuo motto è: “Felice sempre, soddisfatta mai!”. È questo pizzico di incontentabilità che ti spinge a viaggiare?
Diciamo che nel viaggio, come nella vita, sono contenta di quello che faccio, vedo e vivo, ma nella mia testa frullano continuamente nuovi obiettivi e nuove mete da raggiungere. Di solito, la futura destinazione nasce già sul volo di ritorno.

L’ultimo esempio?
Lo scorso anno abbiamo affrontato il Nepal, un’esperienza davvero tosta in una terra completamente diversa dai canoni occidentali, dove è normale assistere a sacrifici animali e dove i bambini di quattro o cinque anni vengono donati dai genitori al tempio. Sulla strada del ritorno, Valeria mi ha chiesto: “La prossima volta, cosa ne dici di andare in un paese civile?”. Alla mia domanda su quale luogo avesse in mente, mi sento rispondere: “Dov’è quel posto di cui parlavamo ieri con tutti quei parchi e quegli animali? Ah sì, la Namibia!”. Beh, direi che ormai l’ho contagiata…

C’è differenza tra viaggiare da “donna con la valigia” e viaggiare da “mamma”?
Personalmente, non ho mai viaggiato da sola perché ho conosciuto mio marito quando avevo diciassette anni, per cui il “salto” è stato direttamente dalla famiglia alla coppia. Quando è nata Valeria, io e Roberto (con grande stupore di amici e parenti!) abbiamo continuato le nostre normali avventure in giro per il mondo con una filosofia ben precisa: se un viaggio è bello per i genitori, di riflesso lo è anche per i bambini, a patto che gli adulti sappiano mediare tutto quello che accade. A quattordici mesi, nostra figlia aveva già visto quattordici Stati: peccato non aver potuto mantenere quella media!

Nessuna limitazione in particolare?
Fino ai suoi cinque anni, cioè nell’età in cui il sistema immunitario non è ancora completamente sviluppato, abbiamo limitato gli spostamenti all’Europa e ai Paesi più “facili”. Detto questo, ad appena dieci mesi l’abbiamo portata in macchina fino a Capo Nord in condizioni di freddo estremo. Quello che può ostacolarci possono essere il tempo a disposizione e i soldi necessari per partire, ma non sicuramente i luoghi: i bambini nascono e crescono in tutti i posti del mondo.

In poche parole, gli unici limiti sono quelli che ci fissiamo noi…
Assolutamente sì. Basta sedersi in un aeroporto per vedere tante mamme viaggiare da sole con i loro bambini al seguito, mentre noi italiane ci poniamo mille veti. La mentalità è il nostro freno.

Perché siete innamorati dei luoghi freddi del mondo?
Al di là del fatto che non amiamo il caldo, il Nord Europa ci ha affascinati per i suoi paesaggi incontaminati ma anche per la mentalità. In quei Paesi esiste uno straordinario rispetto per le regole, c’è poca burocrazia, la criminalità è pressoché assente, la fiducia riposta negli altri è infinita. In Norvegia ci è capitato di dormire in una struttura dove figurava un cartello che invitava ad entrare, accomodarsi e lasciare eventualmente i soldi sul comodino nel caso in cui il gestore non fosse passato in tempo prima della partenza. Figuriamoci se tutto questo avvenisse in Italia…

Il primo viaggio che avete fatto tutti e tre insieme?
Quando Valeria aveva circa sette giorni, abbiamo affrontato quattrocento chilometri per raggiungere una zia di mio marito. Non mi avevano ancora tolto i punti del cesareo e il tragitto in auto non è stato dei più agevoli, ma per il resto è stato perfetto.

Quali sono i trucchi per coinvolgere i bambini in un viaggio?
Io penso che un bambino venga coinvolto in un viaggio nella misura in cui viene coinvolto quotidianamente in famiglia. Al di là delle necessità imposte dal lavoro, spesso i bambini vengono “parcheggiati” negli asili o dai nonni anche da chi potrebbe stare con loro: questi sono poi gli stessi bambini che in vacanza hanno bisogno del mini-club o di attrazioni specifiche per non annoiarsi. A volte, manca la capacità di stare insieme, che nessun viaggio darà mai, ma che deve pre-esistere nella vita di tutti i giorni.

Tu come ci riesci?
Io ho la fortuna (anche se per molti è una complicazione!) di lavorare in proprio con mio marito nella nostra ditta di refrigerazione industriale, oltre che per Avalon Relax (www.avalonrelax.it), un sito di e-commerce di articoli per l’arredamento della casa e del giardino, forniture per wellness, centri benessere e strutture ricettive. Valeria sta qui con noi al pomeriggio, fa i compiti in ufficio, però è soltanto in vacanza che possiamo respirare la bellezza dello stare insieme, senza complicazioni o impegni.

Quando ritagliate gli spazi per viaggiare?
Il nostro è un lavoro molto stagionale, concentrato soprattutto nei periodi di festività e di vacanza per gli altri. I mesi più tranquilli per partire sono quelli di ottobre e novembre, anche se Valeria deve assentarsi da scuola, ma non disdegniamo i weekend liberi o le vacanze di Pasqua. A grandi linee, dobbiamo restare fermi da marzo a fine settembre. Per il resto, tutto è possibile. Basta il bonifico di un lavoro inaspettato a farci saltare in macchina per raggiungere la Finlandia! E non si tratta di un esempio a caso, perché è successo davvero.

Come programmate i vostri viaggi?
L’unica cosa che prenotiamo è il volo di andata, in modo da avere piena e completa libertà di gestire tutto il resto. Magari leggo e mi informo sulle guide tradizionali, però decidiamo sul posto dove e quanto rimanere: non vogliamo avere il vincolo di andarcene o rimanere per forza. In questo modo, viaggiando per di più fuori stagione, riusciamo a strappare prezzi molto interessanti.

Questo procedere “alla giornata” non vi ha mai messo in difficoltà?
Gli imprevisti possono accadere, ma l’importante è non farsi prendere dal panico. Abbiamo rischiato solamente una volta di dormire in macchina, ma alla fine non è successo: eravamo in Islanda in pieno dicembre e Valeria aveva circa tre anni. Fra tempeste di neve, strade impossibili da proseguire e alberghi chiusi per il maltempo, ho chiesto aiuto al gestore di un distributore di benzina. Dopo qualche preghiera, ci siamo ritrovati in un meraviglioso cottage in legno, completamente riscaldato, per meno di cinquanta euro.

Molti sostengono che viaggiando i bambini crescono più in fretta, perché apprendono direttamente quello che sui libri si legge solamente. Sei d’accordo?
Sicuramente gli stimoli sono diversi e più intensi. Personalmente, ho visto mia figlia cambiare soprattutto nell’approccio alla povertà: anni fa, pensava che regalare un peluche potesse risolvere la sofferenza degli altri bambini, mentre adesso inizia ad avvertire un senso di impotenza che la scuote profondamente. Se magari parte arrabbiata perché un’amica ha l’iPhone che lei desidera oppure perché deve salire su un pullman privo di riscaldamento, tutti i problemi trovano una nuova dimensione quando rientra dai viaggi in un Paese dove i bambini camminano per due o tre ore per raggiungere la scuola.

Molte mamme hanno problemi con i gusti dei loro bambini a tavola. Viaggiare in Paesi diversi dal nostro può aiutare anche in questo, abituandoli a diversificare e accettare quello che “passa il convento”?
Devo ammettere che non abbiamo mai vissuto questi problemi, però in alcuni viaggi ci siamo sicuramente scontrati con le difficoltà alimentari. In Nepal, ad esempio, ci è capitato di affrontare alcuni giorni in cui gli unici alimenti commestibili erano banane e uova sode. Viaggiare insegna ad adattarsi, a non fare troppi capricci e a ringraziare per essere nati nel nostro Paese anziché in tante terre davvero difficili e aspre.

Una destinazione che hai nel cuore ma non avete ancora raggiunto?
La Groenlandia.

La scoperta più sorprendente che avete fatto in giro per il mondo?
Lo Sri Lanka, dove la natura è ancora incontaminata ed è normale ritrovarsi a pochi metri da una balena su una barca microscopica. Al contrario, ci hanno molto deluso le Maldive, che hanno livelli di inquinamento e distruzione ambientale davvero terrificanti.

Quando e perché hai deciso di creare un blog?
Pochi anni fa e per caso. Volevo sfruttare il mondo dei blog per l’attività di Avalon Relax, quando mi è capitato di postare un articolo sull’hotel di ghiaccio in cui abbiamo soggiornato in Finlandia: da lì, ho scoperto il filone dei blog di viaggio e mi sono inserita. Adoro soprattutto la fotografia e questo canale mi permette di condividere i miei scatti con gli altri.

Cosa consigli a una famiglia che ha poche possibilità economiche per viaggiare?
Le principali accortezze sono viaggiare fuori stagione e partire senza prenotazione, tenendo sempre d’occhio le offerte sui vari canali (voli, soggiorni, pacchetti weekend). Non è consigliabile avere un periodo e un luogo definito, ma è molto meglio approfittare delle occasioni improvvise. Ovviamente, tutto questo richiede un’affinità famigliare e uno spirito di adattamento molto forti e con basi solide.

Valigia sempre pronta?
In realtà, ho imparato a prepararla in un quarto d’ora. Mio marito porterebbe il mondo, io e mia figlia al contrario ci fermeremmo ai vestiti che abbiamo addosso: ecco, questo è un motivo di scontro in famiglia! In generale, comunque, il nostro motto è: “Se una cosa ci serve, la troveremo anche là; se non la troviamo, significa che ne possiamo fare a meno”.
Per viaggiare, serve poco: meglio un tramonto su una scogliera di una serata di gala.
Provate e vedrete!

Paola Rinaldi

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