33 isole in barca a vela

Lucio Bellomo - 33 isole in barca a vela

Un viaggio in barca a vela, senza cabina e in solitaria, attraverso le isole minori italiane. Il prossimo 15 aprile, Lucio Bellomo, palermitano, 34 anni, partirà per un periplo di quattro mesi da Ustica a Venezia, con l’obiettivo di raccogliere storie di progetti innovativi e ambiziosi, coltivati in realtà dalle dimensioni ridotte, per lo più lontane dalla costa principale, dove la vita scorre lenta, semplice. L’idea è quella di confezionare una serie di video da destinare al web e alla televisione, appagando allo stesso tempo un’attrazione personale verso il Mediterraneo, le sue radici e i rami rivolti al futuro.

Lucio, e allora ad aprile si parte?
Sì, finalmente, dopo un anno di attesa e programmazione. Ho preso questa decisione lo scorso anno, a febbraio: mi trovavo alle Maldive, dove lavoravo come istruttore subacqueo, e nonostante le acque turchesi, le palme da cocco e quei paesaggi che sembravano ricordarmi il paradiso ho sentito un forte richiamo verso il Mediterraneo. A questo si aggiungeva il desiderio che covava in me da anni, quello di navigare da solo. Uno più uno fa due e allora…

Lucio Bellomo - 33 isole in barca a vela

Perché hai scelto proprio le isole minori?
Diciamo che qui in Sicilia si cresce con il loro mito e capita spesso di scegliere quelle più vicine come meta di vacanza, perché richiedono un budget più ridotto rispetto ad altre opzioni per cui occorre l’aereo. Ma oltre a questo ricordo d’infanzia, c’è il fatto che negli ultimi tre anni mi è capitato spesso di lavorare a Ustica, sempre come istruttore subacqueo, e ho iniziato a nutrire un forte interesse verso le realtà marginali, isolate e meno note. Così, ho unito tutti i “puntini” – il richiamo verso il Mediterraneo, la voglia di navigare da solo, la scoperta delle isole minori – e ho imbastito il progetto.

Che si chiama “33 isole”. Perché proprio 33?
Perché questo numero ha un alone magico, perché suona bene e perché avevo 33 anni quando ho deciso di partire. In più, tolta la laguna veneta, dove ne ho scelte solamente due, sono 31 le altre isole che corrispondono ai miei criteri, ovvero quello di ospitare una discreta comunità e non poche decine persone. Quindi, anche questo calcolo mi ha portato al fatidico 33.

Lucio Bellomo - 33 isole in barca a velaVogliamo elencarle tutte?
Dopo la Sicilia, la mia isola, sarà la volta di Ustica, Alicudi, Filicudi, Salina, Lipari, Vulcano, Panarea, Stromboli, Capri, Procida, Ischia, Ventotene, Ponza, Isola del Giglio, Isola d’Elba, Palmaria, Capraia, Pianosa, La Maddalena, Sant’Antioco, San Pietro, Marettimo, Levanzo, Favignana, Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Ortigia, Gallipoli, San Domino, Grado, Burano. Infine, arriverò a Venezia. Si tratta di un’incredibile ricchezza paesaggistica e culturale, non sempre conosciuta, anzi spesso sottovalutata.

Come si organizza l’alloggio in un viaggio di questo tipo: arrivi su un’isola, la ormeggi al porto e poi?
L’idea è quella di dormire in barca, in sacco a pelo, a meno che qualcuno mi ospiti. Di certo, avendo già stabilito molti contatti, la seconda ipotesi potrebbe avverarsi più spesso di quanto immagino, ma si vedrà miglia facendo.

Ovviamente, non è la prima volta che viaggi sull’acqua?
No, assolutamente. Avevo solo 18 anni quando ho conseguito la patente nautica senza limiti dalla costa e in più, da qualche tempo, mi dedico alla navigazione a vela. Nel 2016, ho coronato il sogno della traversata atlantica con altre quattro persone, dalla Spagna alla Martinica, utilizzando il cosiddetto barco-stop. Funziona come l’auto-stop, solo che in questo caso vai in un porto dove esiste un movimento di barche a vela piuttosto importante e chiedi un passaggio, in cambio di una piccola somma oppure di qualche servizio da marinaio. C’è chi gira il mondo in questo modo!

Questa volta, però, niente barco-stop, perché conosci già il mezzo su cui viaggerai…
Sì, è Maribelle, una piccola barca a vela di 6 metri e 15 centimetri di lunghezza, priva di cabina, progettata e realizzata da Francesco Belvisi, un giovanissimo disegnatore di barche originario di Pantelleria, una delle più remote isole minori, per l’appunto. Nel 2012 ha realizzato un giro della Sicilia a tappe, seguita da una barca da appoggio, e adesso è pronta a “volare” per tutta Italia con un uomo solo a bordo.

Lucio Bellomo - 33 isole in barca a vela

Qual è il tuo obiettivo?
Al di là della mia sete di avventura, voglio condividere qualcosa di interessante. Per ogni isola mi piacerebbe raccogliere le storie di quei giovani che in realtà di dimensioni ridotte e marginali hanno deciso di realizzare sogni ambiziosi, moderni, innovativi.

Hai già qualche esempio?
A Filicudi, una ragazza romana ha creato un’associazione no profit, la Filicudi WildLife Conservation, che si occupa di studiare e proteggere le popolazioni di cetacei e tartarughe marine nelle Isole Eolie, attraverso campi di ricerca, corsi di formazione, vacanze-natura, escursioni in barca e altre azioni concrete sul territorio. Nell’isola di Salina invece esiste un festival del documentario narrativo, che ogni anno promuove l’integrazione dei migranti e la salvaguardia dell’ambiente, mentre a Lipari mi aspetta una designer dal genio vulcanico, a Capri conoscerò i fondatori di una delle prime aziende in Italia specializzate nella creazione di siti web e così via. Le belle storie sono davvero tante.

Come le racconterai?
Principalmente sui social, ma vorrei anche realizzare un unico documentario o magari una serie di corti, ciascuno dedicato a una o poche isole, che conterrà le interviste e le sequenze che descrivono paesi e paesaggi, anche subacquei, da destinare alla televisione e al web, con l’ambizione di partecipare a festival del documentario internazionali.

Lucio Bellomo - 33 isole in barca a vela

Ti occuperai da solo di girare questi video?
La mia ambizione è quella di avere due fotografi e film-maker che mi seguano via terra e documentino i miei sbarchi e le partenze dalle isole, oltre agli incontri veri e propri con le persone del luogo. Per consentirmi di coprire le spese, ho lanciato una campagna di crowdfunding, chiedendo un aiuto a chi vuole e può sostenermi, diventando parte del progetto. Ho previsto una serie di ricompense, che vanno da una cartolina scritta da me da un’isola scelta a un magnete, dal proprio nome che appare fra i titoli di coda del documentario a un giro su Maribelle.

Se non sbaglio, hai previsto anche delle musiche…
Sì, la colonna sonora verrà creata dai New Adventures in Lo-Fi, una band torinese formata da cari amici che ho conosciuto nel periodo trascorso nel capoluogo piemontese per i miei studi in ingegneria. Anche loro cercano di portare avanti una piccola realtà, che in questo caso si batte contro i grandi colossi della musica.

Questa passione per gli ambienti marini ti deriva dal curriculum di studio o lavoro?
In effetti, al di là della mia laurea in ingegneria elettronica, ho lavorato come oceanografo fisico in Francia, facendo ricerca sui fenomeni fisici che regolano il funzionamento di mari e oceani. Ho anche partecipato a numerose campagne oceanografiche internazionali, imbarcandomi per più settimane consecutive, e oggi lavoro come istruttore di subacquea con le bombole e in apnea fra piccole isole mediterranee e mari tropicali. Di sicuro, tutto questo percorso mi fa vivere ogni viaggio con un occhio “deformato”, nel senso che mi viene spontaneo ricercare soprattutto posti di mare e osservarli in maniera scientifica, tentando di capire ad esempio perché l’acqua è così trasparente o meno.

Insomma, cosa ti aspetti di trovare in questo viaggio?
Un’umanità che nelle realtà geografiche maggiori è andata perduta. Nelle isole, ci sono tempi e ritmi diversi, ma esiste ancora il tempo per scambiare due chiacchiere, per guardare negli occhi le persone anziché mandare un messaggio in modo distratto. Ciò non significa che non esista diffidenza, anzi per assurdo penso che le isole siano difficili per certi aspetti. Ma sono altrettanto convinto che la loro ricchezza debba emergere e non restare un tesoro sommerso in quei mari.

Paola Rinaldi

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