L’arte della marionetta in Mali

Mali. Marionette di Yaya Coulibaly di Bamako (foto L. Paoluzzi)
Bamako. Le marionette di Yaya Coulibaly (foto L. Paoluzzi)

In Mali, per marionetta si intende qualunque figura, articolata e no, che gioca un ruolo negli spettacoli pubblici comparabili a rappresentazioni teatrali e, al contrario di quanto accade in Occidente e Asia, non deve essere necessariamente azionata con le mani.
Nel teatro tradizionale del Mali sono considerate marionette tutta una serie di maschere, elmi e cimieri da parata che non hanno rapporti diretti con le cerimonie religiose.
Mentre le maschere vere e proprie hanno un potere reale e incidono profondamente sulla vita sociale e politica della comunità, le marionette sono invece oggetti di divertimento e spettacolo, che si prestano a conciliare i conflitti e i cambiamenti di una società in rapida e contraddittoria evoluzione, senza pericoli di rappresaglie divine (o politiche): conflitti tra vecchi e giovani, tra uomini e spiriti, tra modernità e tradizione.

Mali. Festival delle marionette di Markala (foto L. Paoluzzi)
Markala. Festival delle marionette (foto L. Paoluzzi)

La leggenda fa risalire il teatro delle marionette a cinque secoli fa. 
Oggi questa tradizione è diventata un importante patrimonio espressivo delle Associazioni Giovanili e le rappresentazioni teatrali assumono spesso valenza di contestazione politica e sociale, proponendosi allo stesso tempo come garanti della solidarietà propria della cultura rurale africana in opposto all’individualismo moderno indotto dall’urbanizzazione e dalla cash economy.
Le Associazioni Giovanili sono diffusissime e in continua evoluzione, costituite da giovani di diversi villaggi e gruppi etnici, senza barriere tribali o religiose.
Oltre a organizzare spettacoli pubblici gratuiti si occupano di aiutare i membri della comunità in difficoltà economiche, i malati, gli emarginati. 
Il loro sostentamento è affidato a lavori stagionali comunitari durate le vacanze scolastiche e a contibuti volontari.

Le marionette, dal punto di vista estetico, sono il risultato di una commistione dinamica tra i diversi stili artistici dei gruppi che abitano lungo il fiume Niger (Bamana, Bozo, Marka, ecc.) ed elementi moderni. 
Le differenze tribali si esprimono attraverso lo stile scelto, i personaggi simbolici e gli elementi della vita quotidiana: oggetti agricoli e animali della boscaglia per i coltivatori Bamana, attrezzature da pesca e creature del fiume per i pescatori Bozo, e così via. 
L’identità etnica può affiorare anche tramite i canti, le danze e la musica che accompagnano l’entrata in scena dei vari protagonisti.
I personaggi del teatro maliano sono simbolici e portatori di metafore delle virtù e delle debolezze umane: Sigi Mus, il bufalo femmina, vuol dire fecondità e fermezza; Diawara, il leone, l’autorità; Sogo Djan, la giraffa, la tolleranza e il talento; Bamba, il coccodrillo, il saper riconoscere i propri limiti.
Le marionette, a volte di dimensioni notevoli, rappresentano uomini, animali e spiriti.
Costituite da una maschera facciale in legno e da un costume in stoffa drappeggiato su una intelaiatura di cannucciato, sono destinate a spettacoli diurni e a esibizioni notturne.

Mali. Festival delle marionette di Markala (foto L. Paoluzzi)
Markala. Festival delle marionette (foto L. Paoluzzi)

Le rappresentazioni diurne.
Sono precedute da musica e canti, mentre in un luogo segreto avviene la vestizione delle marionette. 
Segue l’apparizione della maschera Gon, il cui compito è purificare e delimitare lo spazio scenico, mantenendo al contempo l’ordine tra il pubblico; la maschera inoltre serve a “scaldare la scena” per lo spettacolo vero e proprio e annuncia il programma della rappresentazione.
Solitamente appaiono per primi gli animali, accompagnati da canti e ritmi specifici che aiutano a rendere più chiaro al pubblico la metafora che essi rappresentano.
Le marionette, oltre a esprimersi con i gesti, gridano e parlano in lingua incomprensibile, subito tradotta e spiegata dagli officianti che le accompagnano. Officianti e marionette giocano nello spettacolo ruoli intimamente connessi, volti a rappresentare dialetticamente avvenimenti quotidiani o mitici della comunità.
Lo spettacolo si dipana tra giochi di parole, caricature ed exploit acrobatici con lo scopo di divertire e intrattenere gli spettatori.
Intanto la maschera Gon percorre con un frustino il perimetro della scena per evitare lo sconfinamento del pubblico e l’invasione dello spazio scenico. 
Nei villaggi lungo il fiume lo spettacolo, dopo una sosta, prosegue con una seconda fase: il Dji kan, o “il mistero sull’acqua”, senza dubbio la parte più affascinante di tutta la rappresentazione.
Marionette di grandi dimensioni, sontuosamente vestite con gonnellini di paglia e tessuti decorati, affollano le piroghe che scivolano lentamente sull’acqua. 
Altre barche, cariche di musicisti, le affiancano in questo spettacolo itinerante. Il pubblico segue la scena muovendosi lungo la riva.

Mali. Festival delle marionette di Markala (foto L. Paoluzzi)
Markala. Festival delle marionette (foto L. Paoluzzi)

Le rappresentazioni notturne.
Questi spettacoli impiegano invece marionette di aspetto più modesto e di dimensioni più piccole: in questo caso l’accento non è posto tanto sull’abbigliamento, quanto sui lampi di luce riflessi da superfici lucide e specchi, che catturano e moltiplicano la luce delle fiaccole. 
Solo alcuni tipi di marionette notturne sono indossate, mentre la maggioranza sono azionate a mano.
La scenografia cambia: il pubblico è disposto a semicerchio di fronte a un palco improvvisato. 
Le marionette vanno viste di fronte, per cogliere il gioco dei chiaroscuri e della luce riflessa dagli occhi delle figure, costituiti da frammenti di specchio.
Le marionette notturne parlano molto: discutono, protestano, accusano e si provocano a vicenda secondo un copione prestabilito, come in un vero spettacolo teatrale.
L’improvvisazione è ammessa, ma limitata da un canovaccio ben preciso.
Danze e canti introducono e accompagnano le varie scene. 
Il pubblico è spesso coinvolto: il prescelto in questo caso non gioca una parte ma si comporta per ciò che è nella vita quotidiana e il suo ruolo è ambiguamente sospeso tra vero e verosimile.
Alla fine dello spettacolo appare il koté-kono, l’uccello mitico, che si affaccia da una grande gabbia conica mobile.
Con la sua notevole presenza scenica e le sue danze vertiginose, il koté-kono porta un’aura di sacro mistero in una rappresentazione altrimenti profana: i suoi rapidi movimenti rotatori provocano visioni e le sue parole sono quelle degli antenati.

Paolo Novaresio

Mali. Festival delle marionette di Markala (foto Leonardo Paoluzzi)
Markala. Festival delle marionette (foto L. Paoluzzi)