Deserto artico, chilometri da brivido

Marco Cuomo - Monte Elbrus, 5642 m - Russia
Monte Elbrus, 5642 m - Russia

Trecento chilometri di deserto artico, attraverso la natura più selvaggia e incontaminata, da percorrere in sette giorni a bordo di una slitta trainata dai cani. È la sfida proposta dal contest internazionale Fjällräven Polar, che dal 9 al 15 aprile 2018 – con partenza da Signaldalen (Norvegia) e arrivo a Väkkäräjärvi (Svezia) – consentirà a venti persone comuni, provenienti da tutto il mondo, di attraversare la tundra subartica. L’obiettivo? Dimostrare che chiunque, dotato della giusta preparazione e del corretto equipaggiamento, può affrontare un’esperienza estrema. Ma per partecipare bisogna superare una dura selezione, che sta affrontando anche Marco Cuomo, napoletano e con un lungo curriculum di backpacker.

Marco, si tratta di un concorso online: quindi possiamo votarti?
Sì, certo. I paesi del mondo sono stati raggruppati in dieci diverse regioni, dove ovviamente l’Italia figura nell’area del Mediterraneo. Per ciascuna di esse, verranno selezionati due concorrenti: il primo eletto dal pubblico votante, il secondo scelto dalla giuria del concorso. Votare è facile e non costa nulla: basta collegarsi al sito del contest, effettuare il login con Facebook ed esprimere la propria preferenza. Ma bisogna farlo entro il 14 dicembre: dopo quella data, si qualificheranno automaticamente le dieci persone che, all’interno di ciascuna regione, avranno ricevuto il maggior numero di voti.

E poi toccherà alla giuria…
Esatto. Il secondo partecipante di ogni regione verrà scelto sulla base dei materiali inviati e delle caratteristiche del profilo. Quasi certamente, i giudici terranno conto delle esperienze di viaggio che abbiamo alle spalle, perché un’escursione come quella non va presa alla leggera. Certo, i partecipanti saranno supportati dai consigli di un team di esperti ed equipaggiati con i migliori capi di abbigliamento e attrezzature Fjällräven, l’azienda svedese che promuove il contest e lo finanzia interamente, ma comunque occorre una buona preparazione.

Marco Cuomo - Torres del Paine - Patagonia
Torres del Paine – Patagonia

Cosa viene richiesto ad ogni partecipante?
Ognuno deve guidare la propria slitta, prendersi cura dei cani, farsi da mangiare e allestire l’accampamento in cui dormire la notte, precisamente un bivacco scavato nella neve. Non si tratta di una competizione, per cui alla fine non vince chi arriva primo: semplicemente, si tratta di organizzarsi in modo da percorrere i trecento chilometri previsti in sette giorni.

Più o meno una media di 40 chilometri al giorno: tanti o pochi?
In quelle condizioni meteo, sono piuttosto impegnativi. La principale difficoltà consiste nel sopportare per sette giorni consecutivi quel freddo pungente, che sottopone a un immane sforzo fisico e mentale. Restare costantemente a temperature sotto lo zero mette a dura prova la muscolatura e rende difficoltosa qualsiasi azione, anche solamente camminare o affondare i piedi dentro la neve. E ovviamente tutto questo richiede una forza d’animo non indifferente, soprattutto la notte.

La prima regola?
Mantenersi idratati. Anche al freddo, esattamente come in condizioni di caldo estremo, è fondamentale introdurre la giusta quantità di liquidi. Ovviamente servono bevande calde, come il tè, per cui la “bravura” sta anche nel sapersi regolare sulle quantità idonee da preparare prima di ogni partenza. Per il resto, a differenza dell’alta quota, l’aria non è rarefatta e non bisogna combattere contro la mancanza di ossigeno, ma in compenso bisogna curare le aree periferiche del corpo, come mani, piedi e labbra, ed essere pronti ad affrontare i cambi repentini di meteo: all’improvviso può arrivare una bufera di neve e devi essere organizzato.

Marco Cuomo - Cerro Bonete 5070 m - Argentina
Cerro Bonete 5070 m – Argentina

Hai già vissuto esperienze così estreme?
Lo scorso luglio, ho scalato il Monte Elbrus, la cima più alta d’Europa con i suoi 5.642 metri, dove ho già provato sulla mia pelle la sensazione di temperature così basse da toglierti addirittura il coraggio di sfilare un guanto e scattare una fotografia. Nel 2016, invece, sono stato sull’Aconcagua, in Argentina, la più alta montagna del continente americano, e per due giorni sono rimasto chiuso in tenda a causa di una tormenta di neve. Aver accumulato esperienze come queste può preparare ad avventure analoghe, ma il lavoro da compiere su se stessi è sempre importante.

Perché vuoi partecipare a questa spedizione?
Non per mettermi alla prova, perché i viaggi fatti fino ad oggi mi hanno già permesso di conoscere i miei limiti e le potenzialità, quanto per il fascino di stare a contatto con la natura selvaggia. Ho una passione smisurata per tutto ciò che è primordiale: può essere il popolo tribale, ancora isolato dal mondo moderno e portatore di conoscenze ancestrali, così come una foresta vergine oppure il circolo artico, dove l’uomo non ha messo mano e dunque ti dà modo di immergerti in atmosfere invariate da secoli o addirittura millenni. Lo trovo affascinante. E poi sarei il primo italiano a farlo, tra l’altro nell’anno in cui non parteciperemo ai mondiali di calcio: potrebbe essere una piccola rivincita sulla Svezia, no?

Marco Cuomo - Grotta di ghiaccio Vatnajokull - Islanda
Grotta di ghiaccio Vatnajokull – Islanda

E a chi trova ingiusto sfruttare i cani per trainare la slitta?
A loro rispondo che nel corso della storia tutti i popoli hanno sempre utilizzato gli animali come mezzo di trasporto, come cavalli, yak e, appunto, i siberian husky nelle regioni dell’estremo nord europeo. Non si tratta di un maltrattamento, perché quei cani sono altamente specializzati e di loro ci si prende cura con amore.

Altri progetti in vista?
Tanti. Innanzitutto, ho appena concluso il primo corso di Escursionismo a Napoli, patrocinato dalla Libera associazione Guide Ambientali-escursionistiche Professioniste (LAGAP): un’iniziativa straordinaria e unica nel suo genere, perché in una tipica città di mare come il capoluogo partenopeo ho fornito tutti i consigli utili agli appassionati di trekking in montagna. E poi ovviamente le nuove partenze non mancheranno…

In pillola, qual è il più grande insegnamento che hai ricevuto dal viaggio?
Saper trovare il tempo per sé. Nonostante la vita sia frenetica, occorre ritagliare lo spazio per coltivare le proprie passioni e mettersi in collegamento con quello che siamo. Certo, per avere la vita che vogliamo bisogna essere disposti a compiere scelte spesso importanti, come ho fatto io quando ho deciso di mollare tutto, posto fisso compreso, per cercare una felicità diversa, da backpacker. Ma alla fine si viene ripagati con una ricchezza tutt’altro che materiale, molto più intima, non tangibile ma interiore. È una ricchezza molto più importante e duratura, che solo anima e cuore possono contenere.

Paola Rinaldi

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