La mia vita è un viaggio in bici

Mirko Caravita

E se un marito dicesse alla moglie: “Vorrei andare in bici a Capo Nord?”. Alcune sgranerebbero gli occhi, altre penserebbero a uno scherzo, altre ancora farebbero scintille. Ma ci sono anche donne che risponderebbero semplicemente: “Certo, perché non lo fai?”.
È successo a Mirko Caravita, 40 anni, di Fusignano (Ravenna), addetto alla cucina in un ipermercato di Lugo, che da tempo sognava una lunga pedalata attraverso l’Europa e ha trovato nella sua dolce metà, Karin, la prima sostenitrice. Così, ha preso sei mesi di aspettativa e il prossimo 5 maggio partirà per un’avventura in solitaria, ripetendo: “La mia meta è il viaggio stesso”.

Mirko Caravita
Mirko Caravita

Mirko, è vero che da sei anni ti sposti solo in bicicletta?
Sì, nel 2012 ho deciso di vendere la mia auto e, a partire da quel momento, ho iniziato a usare solo la bici o al massimo il treno per le tratte più lunghe. Non è stata una scelta dettata dal risparmio economico, ma una decisione maturata sulla base di lunghe riflessioni, perché sono convinto che ciascuno di noi abbia l’obbligo morale di modificare le proprie abitudini e scegliere una mobilità meno impattante. Le città sono paralizzate dal traffico, i livelli di inquinamento continuano a salire, gli spazi pubblici che potrebbero essere adibiti a piste ciclabili o aree pedonali vengono occupati dai parcheggi. Insomma, servono azioni urgenti e concrete per rendere le città più sostenibili e vivibili, sia per la collettività che per l’ambiente.

Mirko Caravita
Mirko alle prese con le prime pedalate

E così hai scelto le due ruote…
La bicicletta è una passione che coltivo sin da bambino; anzi, penso di aver imparato a pedalare ancora prima di camminare! Da ragazzo ho corso nelle categorie giovanili, poi ho abbandonato, ma come tutti i grandi amori non è mai finito. Amo il ciclismo soprattutto per il suo lato umano, perché è uno sport che unisce e crea autentici legami di amicizia. Promuovere l’uso di questo mezzo in città potrebbe aiutare a mettere nuovamente al centro la persona, favorendo una comunicazione interpersonale che negli anni è quasi scomparsa…

Per questo, nel 2014 hai fondato l’associazione “Ruota Libera Fusignano”?
Ho fortemente voluto questa associazione culturale, che si occupa di promuovere l’uso quotidiano della bicicletta, dopo aver notato che anche in una realtà modesta come quella di Fusignano, con i suoi circa 8000 abitanti, le macchine rappresentano un problema di non poco conto. Abbiamo iniziato a proporre eventi, pedalate collettive e incontri serali per dimostrare come, a differenza dell’auto, la bici consenta di interagire con le altre persone e di vivere appieno il centro cittadino.

Ruota Libera Fusignano
Ruota Libera Fusignano

Ruota Libera Fusignano - Biblioteca a pedaliAvete anche una biblioteca a pedali…
Sì, fra le tante iniziative è anche nata una biblioteca itinerante e ambulante, così come un appuntamento che organizziamo ogni anno a settembre, dove cerchiamo di riunire e raccontare le esperienze di chi in bicicletta lavora e spesso reinventa la propria vita.
Come Gianluca Pagella, di Alessandria, che dopo aver perso il lavoro si è trasformato in Gianaggiusta, attrezzando una bici con il carrello per muoversi in città ed eseguire piccoli lavori a domicilio di idraulica, falegnameria, imbiancatura, elettricità, riparazione di e quant’altro possa essere d’aiuto per risolvere i piccoli impicci di casa.

È lì che hai avuto l’ispirazione per il tuo viaggio?
Diciamo che durante quegli incontri ho avuto modo di confrontarmi con persone provenienti da tutta Italia, fra cui molti viaggiatori. Ho incontrato anche Paola Gianotti, detentrice del Guinness World Record per il suo giro del mondo in bici, che alla nostra biblioteca a pedali ha presentato il libro “Sognando l’infinito”. Ascoltando quelle esperienze si è riacceso nella mia testa quel sogno che avevo da anni, ma che come tutti i progetti tendiamo sempre a rimandare con la solita scusa: “Prima o poi lo farò”.

Mirko Caravita e Paola Gianotti
Mirko Caravita con Paola Gianotti

Come hai trasformato quel “prima o poi” in “adesso parto”?
Lo scorso anno, mi sono ritrovato di fronte a un bivio lavorativo. C’erano molti cambiamenti in azienda, mi sentivo scarico di motivazione e per una volta mi sono domandato che cosa volessi davvero. Allora ho parlato con mia moglie Karin del sogno che mi frullava per la testa e lei mi ha chiesto: “Perché non lo fai?”. Da questo punto di vista, io e lei formiamo una coppia atipica, nel senso che non abbiamo problemi a concederci spazio a vicenda. Al contrario, ci sosteniamo, tifiamo l’uno per l’altro: devo ammettere di essere molto fortunato. Lei è la mia prima sostenitrice.

Come ti stai preparando?
Siccome si tratta di un viaggio costoso, ho pensato innanzitutto all’aspetto economico. Alcune aziende della mia zona mi forniranno abbigliamento tecnico, borse impermeabili, un paio di occhiali di scorta, camere d’aria, prodotti per bici, sacco a pelo. Un aiuto non indifferente, che altrimenti avrebbe comportato una spesa ingente. Poi, da qualche giorno, con l’aiuto di alcuni amici ho lanciato una campagna di crowdfunding, chiedendo aiuto non come atleta o ciclista professionista, ma come persona comune, che vuole dimostrare come con tenacia, costanza e forza di volontà si possano raggiungere obiettivi importanti.

produzionidalbasso.com
Crowdfunding su produzionidalbasso.com

Perché proprio Capo Nord?
Inizialmente avevo pensato ai Paesi scandinavi, come Svezia, Finlandia o Norvegia, perché ho una passione per i “finisterre” in generale, ovvero per quei luoghi dove sembra finire la terra. A quel punto, mi sono domandato: “Perché non raggiungere Capo Nord, meta simbolo per tanti viaggiatori, ultimo lembo del continente europeo prima del Polo Nord e punto d’arrivo della NorthCape4000?”. Così, ho deciso di trasformare Capo Nord nel mio giro di boa, perché in bicicletta percorrerò sia l’andata che il ritorno. In un certo senso, la vera meta non è Capo Nord, ma il ritorno a Fusignano.

Hai già in mente il percorso?
Per l’andata, ho studiato un tragitto agevole, pianeggiante, che mi consenta di prendere confidenza con la strada e con un viaggio di questo tipo. L’idea è quella di passare dalla Germania, arrivare in Danimarca, proseguire fino alla Svezia e poi percorrere tutta la costa orientale, fino alla Lapponia. Al ritorno, invece, oserò di più con strade faticose, per esempio attraversando la zona dei fiordi e altri territori con sporadici centri abitati. Qui la bravura starà anche nel fare i giusti conti con il cibo e le provviste in generale.

Mirko Caravita

Ti concederai qualche deviazione “fuori programma”?
Se riuscirò a rispettare le tempistiche, ne approfitterò per fare un giro in Svizzera, altrimenti rientrerò subito in Italia. Di sicuro, dovrò combattere contro la mancanza della famiglia, che di certo avvertirò, ma metterò in pratica tutto quello che ho imparato nei miei 40 anni di vita: pensare positivo, affrontare le avversità. In fondo, è così anche la vita. I momenti critici esistono, ma bisogna sempre guardare avanti.

Alloggerai in tenda?
Per la maggior parte, sì. Ma in alcune città, come Copenaghen e Stoccolma, ho già trovato un paio di famiglie disposte a ospitarmi, offrendomi un letto, un divano e magari una doccia calda. Soprattutto nel Nord Europa conto di affidarmi al couchsurfing, una tipologia di turismo che funziona molto bene in quelle zone.

Mirko Caravita

A proposito di Copenaghen, in quella città la bicicletta è di casa…
Infatti il mio obiettivo è mostrare come, in certi paesi, nonostante il clima meno favorevole del nostro, la bicicletta venga utilizzata nella vita quotidiana con infrastrutture adatte e all’avanguardia. Spero di incuriosire e magari incentivare un cambiamento di cultura riguardo il movimento, più sostenibile e sicuro.

Stai già facendo i bagagli?
Lo scorso settembre ho iniziato a fare una lista, che da allora è cambiata mille volte. Ovviamente, per affrontare un viaggio del genere, organizzare un bagaglio funzionale è fondamentale, perché dovrò stipare tutto nelle borse che appenderò davanti e dietro alla bici, sul manubrio e in mezzo al telaio. Ma so che fino al giorno prima cambierò qualcosa…

Cosa ti aspetti da questo viaggio?
Il viaggio è la mia meta. Nel senso che la vera avventura starà proprio nello spostamento, non nel raggiungere un luogo piuttosto che un altro. Me ne accorgo ogni giorno pedalando vicino a casa: grazie alla bici, la medesima strada ti appare sempre diversa per la particolare luce che la illumina, i profumi che la attraversano, le voci che la animano, le persone che la vivono. È una vera magia. Ecco perché da questo viaggio mi aspetto una continua scoperta di prospettive, scorci, persone. Il mondo mi aspetta.

Paola Rinaldi

Mirko Caravita
Immagini dal profilo FB di Mirko Caravita

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