Pedalando nel sud-est asiatico

Naoki Goffi e So Ri Park

È iniziato lo scorso ottobre il viaggio in bicicletta di Naoki Goffi, 23 anni, e della fidanzata coreana So Ri Park, 24, attraverso il sud-est asiatico.
Partiti da Bangkok, hanno pedalato verso Cambogia, Vietnam e Laos, prima di rientrare in Thailandia e proseguire per Myanmar, Malesia e Singapore. L’ultima tappa sarà l’Indonesia e, in particolare, l’isola di Bali, che Naoki e So Ri contano di raggiungere entro fine maggio. A quel punto, si sposteranno in Nuova Zelanda e lì soggiorneranno per un anno, prima di rientrare in Italia via terra.
Per lui, fotografo e videomaker italo-giapponese, non è la prima volta in sella, visto che nel 2012 ha già macinato 3.500 chilometri dalla sua Montevarchi, in provincia di Arezzo, fino all’Aia, in Olanda (qui l’intervista e il racconto della sua prima avventura).

Naoki Goffi e So Ri Park
Naoki Goffi

Naoki, perché avete scelto questa zona del mondo?
Inizialmente, l’idea era quella di coprire il tragitto dall’Italia al Giappone, ma ho fatto due calcoli e mi sono accorto che non avevo il tempo necessario per terminarlo entro giugno, quando partirà la decorrenza del visto per la Nuova Zelanda. Così abbiamo cambiato rotta scegliendo il sud-est asiatico, che non si è rivelato semplice come lo avevamo immaginato, ma allo stesso tempo ci ha dato molto a livello di esperienze ed emozioni.

Che cosa intendi esattamente?
Un viaggio come il nostro consente un’immersione totale nella società, che in altre forme turistiche sarebbe impossibile da realizzare. Spostarsi in bici permette di fermarsi ovunque e in qualunque momento, di attraversare quelle piccole realtà che vengono completamente eluse da chi viaggia in autobus o, peggio ancora, in aereo. A differenza di qualsiasi altro mezzo, la bicicletta ti aiuta ad andare dritto al punto, al cuore di un paese, di una situazione, di una collettività.

Il mezzo ideale, insomma…
Sì, perché in auto si va troppo veloci, a piedi si è troppo lenti, in autobus si è costretti a rispettare stop forzati, mentre in moto si possono incontrare problemi non risolvibili ovunque. Fra i mezzi più “immersivi” nella realtà, la bicicletta è l’unico a consentire una piena libertà nei giusti tempi.

Naoki Goffi e So Ri Park
So Ri Park

Qual è la particolarità dei popoli nel sud-est asiatico?
All’inizio, può sembrare di avvertire una barriera, forse per via delle difficoltà linguistiche, ma poi ti accorgi che basta un gesto per abbatterla o magari l’aiuto di un traduttore online. Per certi aspetti, la comunicazione rappresenta l’aspetto più affascinante di un viaggio: se a Singapore e in Malesia risulta tutto più facile, visto che l’inglese è piuttosto diffuso, altrove bisogna ingegnarsi per parlare con le persone e farsi capire. Lo trovo divertente e creativo.

Come siete stati accolti?
A braccia aperte. Ovunque ci hanno aiutati e ospitati. In Myanmar e Cambogia abbiamo dormito in templi buddisti, in Birmania un camionista si è fermato per regalarci un cocomero e spesso non abbiamo pagato la cena, che ci è stata offerta. La Thailandia, poi, è costellata di stazioni della polizia stradale che sono adibite a luoghi di sosta per i ciclisti, per cui è piuttosto facile trovare un letto, dell’acqua e un collegamento wifi. Facendo un bilancio, in quella zona del mondo si trova un’ospitalità superiore rispetto a quella occidentale, che forse si è persa nel corso del tempo.

Quale parola associ a quei territori?
Disciplina. Fatta eccezione per le zone più turistiche, dove le logiche commerciali hanno intaccato i valori originari, c’è un grande rispetto per il prossimo e per qualsiasi regola.

Naoki Goffi e So Ri ParkE dal punto di vista stradale avete difficoltà?
Per la maggior parte, cerchiamo di utilizzare strade asfaltate, anche se può capitare un tratto sterrato, più difficoltoso. Fino ad oggi, i territori più complicati sono stati Vietnam e Laos, dove la manutenzione stradale lascia piuttosto a desiderare, ma ce la siamo comunque cavati. Forse, più che le strade, la maggiore difficoltà è adattarsi al clima, che all’inizio è soffocante, con temperature che possono sfiorare i 37 gradi, come è successo in Myanmar, fino a quando ti abitui e riesci a tollerarlo. In Malesia e Vietnam, invece, abbiamo pedalato sotto la pioggia battente e costante, con tutte le difficoltà che questo comporta.

Rispetto al viaggio Montevarchi-Aia, questa volta viaggi in compagnia. Qual è la differenza?
All’inizio non è facile trovare un equilibrio, perché devi imparare a dire “sì” e “no” al momento giusto, scendere a compromessi, ragionare non soltanto per te stesso e in base alle tue esigenze, ma capire quando è necessario fermarsi per il bene dell’altro o quale velocità tenere. Dal punto di vista pratico, viaggiare in coppia ha molti vantaggi, perché non sei mai solo, non ti annoi mai e puoi condividere esperienze che accrescono l’unione. Lo svantaggio invece è che le persone sono meno propense ad aiutarti: quando sei solo, ad esempio, è più facile trovare qualcuno che ti offra del cibo, mentre in due può risultare complicato, perché più dispendioso. Ma devo ammettere di aver ricevuto comunque sostegno in questo viaggio.

Le tue passioni sono video e fotografie: come la volta scorsa, stai condividendo il tuo viaggio in immagini?
Sì, rispetto al primo viaggio, l’attrezzatura è diventata più professionale e mi piace condividere scatti e filmati sulle mie pagine Facebook, Instagram e Youtube. La macchina fotografica è un modo straordinario per avvicinarsi alle persone, sempre con garbo e rispetto: scattare una foto a qualcuno crea un contatto e soprattutto in Birmania questo mi è stato di grande aiuto.

Naoki Goffi e So Ri Park

Cosa cerchi in questi viaggi?
Di conoscere il più possibile le realtà che ci circondano per avere una visione globale del pianeta e imparare a guardare oltre. Viaggiare nel modo che ho scelto favorisce una grande crescita personale, perché ti aiuta a capire come alcune persone riescano a vivere davvero con poco, in realtà povere e difficilissime. Così, giorno dopo giorno, impari anche tu che non servono molte cose e che non tutto è necessario, come sovente invece pensiamo. Facendo due conti, basta un posto per dormire e qualcosa da mangiare: del resto, si può fare a meno o per lo meno sopperire in qualche modo.

Spesso, chi è povero mostra una maggiore serenità rispetto a chi è ricco e magari va in crisi perché non ha il telefonino di ultima generazione. Come mai?
Di più cose senti di avere bisogno, più preoccupazioni hai. Per certi aspetti, la povertà evita tutte quelle inquietudini e quei nervosismi che travolgono chi possiede molto. In più, in quei territori è ancora viva la cooperazione reciproca, che stimola anche in te che sei di passaggio all’aiuto vicendevole. Mi è capitato più volte di ricevere troppo cibo e inscatolarlo per regalarlo a qualche bambino per strada o magari di aiutare qualcuno in difficoltà con la macchina in panne. La solidarietà genera solidarietà, dall’amore nasce amore e tutto questo regala felicità, perché senti in qualche modo di restituire i doni che ricevi ogni giorno.

Hai trovato un luogo in cui vivresti per sempre?
Thailandia e Malesia sono certamente territori meravigliosi, dove il costo della vita è molto basso e basta poco per stare bene. Ma al momento voglio continuare a viaggiare. Dallo scorso ottobre, io e So Ri abbiamo pedalato per circa seimila chilometri e probabilmente termineremo intorno ai settemila. Ma fra un anno mi aspetta il ritorno in Italia, per cui non posso escludere nuove scoperte, nuove impressioni, nuovi progetti. In ogni caso, ho capito che non è importante la quantità dei chilometri, ma la loro qualità, trovando il giusto equilibrio fra l’ammirare paesaggi e immergersi nella società. Una via di mezzo, mai sbilanciata, perché il mondo è uno scrigno di tesori troppo grande per non essere aperto e ammirato, gemma dopo gemma.

Paola Rinaldi

Naoki Goffi e So Ri Park

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