Pakistan, la terra senza tempo

Pakistan. Donne in burqa a Peshawar.
Pakistan. Donne in burqa a Peshawar.

Perla islamica dell’Asia centrale e sede di alcune fra le montagne più alte della terra, il Pakistan è stato il paese scelto da Bruno Albertino e Anna Alberghina per un viaggio estivo alla scoperta di tradizioni immutate nel tempo e paesaggi dalle caratteristiche uniche. Ad attrarli è stato ancora una volta il richiamo etnografico, ovvero il desiderio di osservare da vicino i popoli che ancora vivono lungo i tratti dell’antica Via della Seta.

Anna, quale aggettivo associ alla vostra avventura?
Meravigliosa. Questa esperienza ci ha permesso ancora una volta di approfondire la conoscenza di popoli dalle tradizioni linguistiche, religiose e culturali molto antiche, millenarie. Ci ha consentito di visitare il Kirghizistan con i suoi nomadi, i pascoli ad alta quota e i laghi turchesi, ma anche la Cina con il famoso mercato domenicale di Kashgar, dove il tempo sembra essersi fermato e tutt’oggi si può assistere alle trattative per l’acquisto di bestiame di vario genere, dalle pecore agli asini, dai cavalli ai cammelli. Abbiamo poi superato il confine fra Cina e Pakistan, valicando il passo Kunjerab, a quasi cinquemila metri di quota, per poi scendere nel cuore della catena del Karakorum: uno spettacolo senza uguali, centinaia di giganti di granito che si ergono frastagliati verso il cielo.

Pakistan. Catena del Karakorum, Valle dell'Hunza.
Pakistan. Catena del Karakorum, Valle dell’Hunza.

Territori difficili per molti aspetti. Mai un momento di difficoltà?
No, per fortuna. Addirittura, alla fine del viaggio, la nostra guida ci ha fatto una sorpresa. Siamo riusciti a trovare posto su un volo interno da Skardu a Islamabad e da qui, in auto, abbiamo raggiunto Peshawar, ai confini con l’Afghanistan, una città abbandonata dal turismo straniero dopo gli attentati americani dell’11 settembre. Per potermi muovere liberamente, adeguandomi ai costumi locali, mi sono fatta confezionare un completo idoneo, ricavato da una stoffa di cotone che avevo scelto. Là, tutte le donne indossano il burqa afgano, quello che ricopre interamente il corpo, fatta eccezione per una piccola griglia all’altezza degli occhi, mentre gli uomini portano una lunga barba e indossano il tipico cappello pashtun, morbido e tondeggiante. Insomma, un mondo a parte, ancora più sorprendente agli occhi di un occidentale rispetto al resto del Pakistan, pur sempre radicale e carico di divieti. Basti pensare che il consumo di alcolici è considerato un crimine, al punto da valere sei mesi di carcere per i trasgressori.

Cina. Uomo di etnia uiguro al mercato di Kashgar.
Cina. Uomo di etnia uiguro al mercato di Kashgar.

Al di là di Peshawar, l’intero Pakistan ha un turismo ridotto…
Sicuramente c’è paura a causa dei pregiudizi degli occidentali nei confronti del mondo islamico e della guerra nel vicino Afghanistan. Il turismo che capita di incontrare è legato per lo più alle vette, come il K2, il Rakaposhi o il Nanga Parbat, i meravigliosi ottomila che attirano gli appassionati di montagna da tutto il mondo. Anche l’ottenimento del visto non è stato semplicissimo: noi abbiamo impiegato un mese e mezzo, a causa di una burocrazia davvero farraginosa, ma sembra che adesso le pratiche verranno semplificate.

Pakistan. Occhi azzurri e barba tinta con l'henné di un Pashtun a Peshawar.
Pakistan. Occhi azzurri e barba tinta con l’henné di un Pashtun a Peshawar.

Non è complicato muoversi in questi territori?
Sì, infatti ci siamo affidati a un tour operator locale con sede a Islamabad, che avevo contattato direttamente dall’Italia. La sua esperienza ha rappresentato sicuramente un valore aggiunto, perché ci ha mostrato aspetti insoliti e punti di vista che altrimenti non avremmo valutato. Per esempio, mi ha portata in un quartiere di Peshawar dove il commercio di pietre preziose avviene addirittura per strada: è incredibile vedere così tanti uomini che girano con sacchetti colmi di gemme, mentre l’acquisto viene perfezionato all’interno di case private.

Pakistan. Fanciulla pakistana a Peshawar.
Pakistan. Fanciulla pakistana a Peshawar.

Ovviamente, scegliere una guida dall’altra parte del mondo non è facile. Come si fa?
Certo, bisogna fidarsi, ma senza scegliere a scatola chiusa. Meglio preferire gli operatori consigliati da persone che hanno già viaggiato con loro oppure quelli conosciuti all’interno delle più grandi fiere del turismo, come la Bit di Milano, che rappresentano una buona occasione per “arruolare” i migliori fornitori di servizi. In caso contrario, bisogna fare una ricerca sul web, scrivendo a tre o quattro agenzie che offrono il viaggio di proprio interesse, valutando poi i costi, le modalità di pagamento, l’itinerario, il tipo di alloggio. Tutto ciò richiede tempo, una buona conoscenza dell’inglese e del territorio che si intende visitare. Anche la velocità di risposta è una discriminante importante: se il riscontro alla nostra mail non avviene in tempi brevi, potrebbe essere indice di scarsa serietà.

Kyrgyzstan. Match di Buzkashi o Ulak Tartysh.
Kyrgyzstan. Match di Buzkashi o Ulak Tartysh.

La cosa più strana che vi è capitato di vedere?
Forse, una partita di buzkashi in Kirghizistan. Si tratta di un antico sport dell’Asia centrale, piuttosto cruento, dove una capra viene sacrificata, decapitata e poi usata come una sorta di “palla” da due squadre di cavalieri, il cui scopo è impadronirsi della carcassa e lanciarla oltre un segno di demarcazione. Ovviamente, tradizioni come questa ci appaiono brutali, ma viaggiare insegna ad accettare le differenze.

Kyrgyzstan. Yurte sul Son Kul Lake.
Kyrgyzstan. Yurte sulle sponde del Son Kul Lake.

E per quanto riguarda l’alloggio? Se non sbaglio, era prevista una “notte con l’abitante”, dove siete stati ospitati da gente locale?
Sì ed è andata bene. Ci siamo trovati in una casetta dove le stanze erano tutte decorose e anche il bagno in comune era in buono stato. Per il resto, abbiamo alloggiato all’interno di strutture ricettive locali e anche delle yurte, le tradizionali tende in feltro dei popoli nomadi dell’Asia, molto semplici, spesso montate direttamente sull’erba e riscaldate da stufe. Però, abbiamo anche avuto sistemazioni d’eccezione, come i Serena lodges di proprietà dell’Aga Khan, costruiti all’interno di vecchi forti e deliziosamente arredati.

Pakistan. Catena del Karakorum, Valle dell'Hunza.
Pakistan. Catena del Karakorum, Valle dell’Hunza.

Un luogo suggestivo, che porti nel cuore?
La meravigliosa valle dell’Hunza, circondata dalla catena montuosa del Karakorum, dove vive un popolo famoso per la sua leggendaria longevità, che spesso supera i 100 anni. Di certo, l’assenza di un’anagrafe può indurre in errore sull’età reale, ma va detto che effettivamente sono numerosi gli anziani, la cui dieta è molto semplice, elementare, ricchissima di albicocche e interrotta da un digiuno primaverile per la fine delle scorte alimentari.

Pakistan. Donna in burqa a Peshawar.
Pakistan. Donna in burqa a Peshawar.

Qual è l’insegnamento di un viaggio in paesi come questi?
Il fatto che non devi e non puoi insegnare agli altri come vivere o comportarsi. Ci sono tradizioni che in Occidente non comprendiamo, ma ogni popolo ha il diritto di mantenere la propria identità. Certo, la condizione femminile è molto difficile in queste zone della terra: in un negozio, ho voluto indossare un burqa per qualche istante e provare la sensazione di prigionia che sicuramente avvertono quelle donne, assoggettate completamente agli uomini. Ma non spetta a noi giudicare, come se la nostra fosse l’unica verità possibile. Ogni popolo ha la sua storia, le sue credenze, le sue ragioni. Accettarlo è l’unico modo per tornare veramente arricchiti.

Paola Rinaldi

Altopiani del Kyrgyzstan. Anna Alberghina e Bruno Albertino.
Anna Alberghina e Bruno Albertino sugli altopiani del Kyrgyzstan.