Kalash e Hunza, etnie del Pakistan

Pakistan. Camion

Chi si avvia a visitare il Pakistan troverà molte buone ragioni per non pentirsene, soprattutto se sceglierà come meta l’estremo nord, regione di difficile accesso ma senza dubbio la più spettacolare dal punto di vista ambientale e paesaggistico.

Pakistan. Uomo del bazar
Uomo del bazar

Qui si trovano le più alte montagne della Terra, con cime che superano gli ottomila metri.

Nelle remote vallate che si dipartono dal confine con il Kashmir indiano, l’Afghanistan e la Cina vivono piccoli gruppi di etnie diverse, fino a pochi decenni fa completamente isolate dal resto del mondo, che mantengono ancor oggi intatti costumi, lingue, religioni e stili di vita.

Tra i tanti basti citare i Kalash delle vallate dell’Indukush e gli Hunza del Karakorum, presso il confine con la Cina.

Pakistan
Donna Kalash

Kalash, non più di tremila individui, vivono di agricoltura e allevamento di ovini; le donne, molto belle, vestono abiti coloratissimi con copricapi di feltro ornati di conchiglie, campanellini, bottoni e perle di corallo.

Dai vicini musulmani vengono chiamati con disprezzo kafiri, cioè infedeli, poiché seguono una religione politeista che prevede sacrifici di animali e riti pagani; come se ciò non bastasse coltivano la vite, bevono vino e non impongono il velo alle donne, che si truccano pesantemente, ballano e parlano in pubblico e possono divorziare a loro piacimento.

I Kalash hanno pelle chiara, lineamenti fini, nasi sottili, occhi e capelli tipicamente europei, parlano una lingua propria non scritta, le loro strutture sociali si basano su una sorta di democrazia originale e venerano dei che assomigliano a quelli dell’Olimpo greco.

Non a caso qualcuno vede in loro i discendenti dell’armata di Alessandro il Grande, che giunse da quelle parti dopo il 300 avanti Cristo.

Pakistan. Santone sufi
Santone sufi

Anche gli Hunza, che vivono in una valle stretta e ripida a 2.500 metri di quota (dove si parlano ben quattro lingue diverse), sono molto diversi dagli altri montanari musulmani.

Gli Hunza sono infatti ismailiti, seguaci cioè di una setta esoterica sciita che riconosce come capo spirituale il principe Kharim Aga Khan (per capirci, colui che ha colonizzato la nostra Costa Smeralda).

Islamici, quindi, peccato che gli Hunza non si comportino come tali: rifiutano la preghiera cinque volte al giorno, non si prostrano a terra, bevono alcolici, le loro donne non sono velate e hanno diritti pari agli uomini o giù di lì.

Nulla di male, a quanto pare, visto che gli hunza sono famosi per la leggendaria longevità e l’immunità naturale da molte malattie e dalle infezioni microbiche.

Forse  la loro valle non sarà la mitica Sangri-la, la terra dell’eterna giovinezza, ma sicuramente l’aria tersa, l’acqua di ghiacciaio ricca di minerali, il severo allenamento fisico imposto dall’ambiente, la dieta vegetale e qualche forzoso digiuno, fanno bene alla salute.

Quanto alla longevità e al fatto che molti hunza superino i cent’anni di età… beh, forse dipende dal fatto che nelle valli del Pakistan settentrionale gli uffici anagrafici brillano per la loro assenza.

Giulio Badini
I Viaggi di Maurizio Levi

 

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