Panama, ponte tra le due Americhe

Panama, San Blas - villaggio di Playon Chico - foto Anna Alberghina
Panama City
Panama City

Questo piccolo paese, una striscia di terra fra due Oceani, offre al viaggiatore molteplici opportunità.
La capitale Panama City è una città dai molti volti e dalla frizzante vita notturna.
Le linee ipermoderne del suo skyline ricordano quelle di una metropoli statunitense; ma poco più in là, nel Casco Antiguo, la parte coloniale con le sue case coloratissime, semidiroccate e abitate da un esplosivo miscuglio di etnie, sembra quasi di essere all’Havana!
Panama è un piccolo gioiello, se pur sconosciuto ai più.
Dotato di una fiorente economia e proiettato verso il progresso, il Paese conserva però una natura selvaggia e rigogliosa ed ospita numerosi gruppi indigeni che non hanno ancora dimenticato le loro tradizioni.

Il Canale di Panama

Il Canale di Panama
Canale di Panama

Molto interessante è la visita al canale artificiale che attraversa l’istmo: lungo circa 80 km, il Canale di Panama è stato costruito con un sistema di chiuse che consente alle navi di superare un dislivello di 28 metri in non più di cinque ore di navigazione.
Il progetto originario risale al XIX secolo. I lavori iniziarono sotto la supervisione di Ferdinand de Lesseps, il costruttore del Canale di Suez.
Poi, nel 1901, gli Stati Uniti ottennero dal governo colombiano (Panama faceva allora parte della Grande Colombia) l’autorizzazione a continuare i lavori e a gestire il canale per i prossimi cento anni.
Alla sua costruzione, terminata nell’agosto del 1914, hanno partecipato uomini di tutte le nazionalità e questa grandiosa opera ha richiesto il tributo di 40.000 vite. Per la fine del 2014 è prevista l’apertura di una nuova corsia che permetterà il passaggio di navi ancora più grandi.

Un mosaico di etnie

Panama. Donna Kuna
Donna Kuna

Panama non è solo il paradiso dei conti off-shore, ma ospita alcuni dei gruppi etnici più interessanti dell’America centrale.
Nell’arcipelago caraibico di San Blas o Kuna Yala, di fronte alla foresta del Darién, quasi al confine con la Colombia, vivono i Kuna.
Si tratta di una società matrilineare, con una struttura sociale molto interessante, organizzata in una comarca (cioè un comprensorio) indipendente.
Nelle riunioni di villaggio, cui tutti gli abitanti sono invitati a presenziare, vengono votate democraticamente tutte le questioni economiche, educative e sanitarie, ma si discutono anche le questioni familiari.

I Kuna mantengono molte delle antiche tradizioni, che spesso si esprimono con feste spettacolari: tra le più rappresentative, l’Icco-Inna, ovvero la “festa dell’ago”, durante la quale viene celebrata la perforazione del setto nasale delle bambine, in cui verrà poi inserito un anellino d’oro.
Interessanti sono anche la “festa del taglio dei capelli”, durante la quale viene dato un nome alle bambine, e la “festa dell’inizio della pubertà”, che celebra l’arrivo della prima mestruazione.
La supremazia femminile si consolida con il matrimonio: al contrario di ciò che succede comunemente in quasi tutto il mondo, sarà, infatti, lo sposo a trasferirsi nella casa della moglie, dove sarà soggetto all’autorità dei suoceri.

Panama. Donna Kuna con molas
Donna Kuna con le sue molas

Un aspetto importantissimo della cultura Kuna è la preparazione delle “molas”, che sono parte integrante dell’abbigliamento femminile: sono rettangoli di tessuti sovrapposti che formano disegni geometrici, antropomorfi, mitologici, zoomorfi, o raffigurano cerimonie e aspetti della vita quotidiana.

Particolari sono le cerimonie funebri dei Kuna.
I defunti, con il volto dipinto con colori dal significato simbolico, vengono avvolti in un lenzuolo bianco, adagiati nella propria amaca che viene calata nella fossa ed ancorata al terreno con pali di legno, in modo da lasciare uno spazio vuoto al di sotto.
Sopra il corpo viene fissata un’asse di legno su cui vengono posati gli effetti personali del caro estinto e infine si ricopre tutto con la terra.
Particolare curioso: una fune, legata al corpo, fuoriesce dal terreno e ciò permette al morto di dondolare nella sua amaca per l’eternità!

Panama. Donna Emberà
Donna Emberà

Un altro interessantissimo gruppo indigeno è quello degli Emberà che vivono nel Parco Nazionale di Chagres, una riserva naturale ricoperta da foresta tropicale ove prosperano oltre cinquecento specie di uccelli.
Alcune fonti suggeriscono una possibile origine amazzonica di questo popolo guerriero che è riuscito a mantenere la propria identità culturale, resistendo alla colonizzazione per oltre tre secoli.
Oggi gli Emberà, costretti a rinunciare alla caccia, vivono nel parco e si sono adattati alla presenza dei turisti, mantenendo tuttavia l’abbigliamento tradizionale e l’uso di dipingere il corpo con succhi vegetali.
Bravi artigiani, producono cesti di fibre vegetali intrecciate, ornati con bellissimi disegni di fiori e animali.

Panama. Donna Guaymì
Donna Guaymì

Nella zona nord del paese, al confine con il Costarica, si trova il magnifico arcipelago di Bocas del Toro, una costellazione di isolotti bordati da spiagge di sabbia bianca e ricoperti di fitta vegetazione.
In questo splendido ambiente naturale è possibile incontrare le comunità di indios Guaymì, un tempo dediti ad un’economia di caccia e raccolta di frutti spontanei e oggi quasi totalmente convertiti all’agricoltura.

Anna Alberghina