A cavallo, in un mare di erba

Paola Giacomini

500 giorni sotto le stelle, viaggiando dalla Mongolia alla Polonia, in compagnia di tre cavalli. Il prossimo 10 maggio, Paola Giacomini, 38 anni, torinese di origine ma valsusina di adozione, partirà per una lunghissima avventura lungo la steppa – battezzata “Mare di erba” – che le consentirà di costruire un ponte ideale tra due culture attraverso il linguaggio internazionale dei cavalieri. Non è certo la prima volta che Paola monta in sella, visto che lei la sua Isotta Raminga (una piccola cavalla di montagna abituata a terreni difficili) viaggiano insieme dal 2009 e hanno già girato mezza Europa.

Paola Giacomini
Paola Giacomini

È vero che hai percorso oltre 18 mila chilometri a cavallo, soprattutto in montagna?
Sì, senza contare le passeggiate quotidiane, visto che io e Isotta ci muoviamo ogni giorno. Di certo, fra le esperienze più belle ci sono il Cammino di Santiago, 4500 chilometri affrontati partendo e tornando dalla Sacra di San Michele, e poi l’arco alpino attraversato da est a ovest passando per Slovenia, Austria, Italia, Svizzera e Francia, percorrendo sempre sentieri da lupi.

Sentieri da lupi - Paola GiacominiDa questa avventura sulle Alpi, tra l’altro, è nato anche un libro…
Si intitola Sentieri da lupi ed è uscito lo scorso ottobre per Blu edizioni.
L’idea era quella di ripercorrere la strada del lupo sloveno attraverso l’intero arco alpino, raccontando la storia di questo animale temuto nella quotidianità da chi si scontra con la sua fame.
Così ho raccolto le storie di pastori, margari, bracconieri, cacciatori, guardia-parco, naturalisti, biologi e poeti che vivono sulle Alpi e amano, odiano, cercano o sfuggono i lupi, collegate da episodi del mio viaggio che hanno reso possibili quegli incontri.

Qual è il fascino di queste escursioni ad alta quota?
La magia del contatto con la natura è indescrivibile. Sono nata a Torino, ma appena ho potuto mi sono trasferita fuori città proprio per vivere all’aria aperta. In montagna è anche più agevole muoversi a cavallo, perché la minore civilizzazione non obbliga a trovare alternative fantasiose per superare autostrade, città, fiumi o ponti. Detto ciò, mi è capitato di affrontare qualche “esperimento sociale” con Isotta: in quelle occasioni, mi sono accorta che andare a cavallo ti fa compiere un viaggio nel tempo, perché obbliga a trovare scorciatoie, percorsi e soluzioni di mille anni fa per muoversi nel mondo di oggi. Un vero cubo di Rubik, che ti fa mettere in moto il cervello e pensare…

Paola GiacominiImmagino che anche gli incontri siano più genuini…
Sì, chi abita la montagna è meno abituato ai turisti di passaggio e quindi sviluppa maggiore curiosità verso i viandanti, ancora di più se viaggiano a cavallo. Per me gli incontri rappresentano l’ingrediente essenziale di un’esperienza itinerante, perché è solo parlando con le persone che scopri il vero panorama, quello che non è solamente geografico ed estetico, ma anche e soprattutto umano, capace di dare volume ai territori.

Quali sono le storie che ti affascinano?
Quelle che svelano l’anima di un territorio. A conoscerla è solo chi vive in un certo ambiente e ci ha a che fare ogni giorno. Mi piacciono le storie degli allevatori, del loro legame con gli animali, delle battaglie quotidiane che devono affrontare, delle tradizioni che non sono diventate folclore ma sono ancora vive.

Com’è viaggiare con un cavallo?
Meraviglioso. Con lui entri in completa sintonia, ne impari il linguaggio corporeo e se ti fidi delle sue sensazioni scopri porzioni di mondo sorprendenti. A volte ti ritrovi a dover ragionare come un erbivoro, a scegliere un campo piuttosto che un altro in base alla vegetazione, ma alla fine i luoghi prediletti dalla mia Isotta sono quelli che fanno “bene” anche a me. A volte, ci guardiamo e sembriamo dirci: “Adesso tocca a te”.

Paola Giacomini

Una vera e propria collaborazione…
Mi capita spesso di pensare che sia addirittura in grado di leggermi nel pensiero. Sono convinta che le creature prive di parola abbiano la capacità di sviluppare altri tipi di comunicazione, su diversi livelli, e viaggiando con loro cambia radicalmente anche la tua prospettiva. Ogni volta che percepisco un suo “messaggio” mi sento ricca, fortunata. Isotta poi è fantastica, ha un portamento principesco, è in perfetta forma nonostante i suoi 26 anni e soprattutto è un esempio di coraggio, visto che ha un occhio cieco.

Com’è successo?
Un mese dopo averla acquistata, ha ricevuto un calcio dalla mia vecchia cavalla e il trauma l’ha resa cieca. In realtà, viaggiando con lei, mi sono accorta che in qualche modo ha delle percezioni visive anche da quel lato, senza neppure dover girare la testa: magari ci troviamo nel punto critico di una strada, costeggiando una buca o un altro pericolo, e lei procede serena, ferma, sicura. Forse si tratta dell’istinto di sopravvivenza che anima ogni essere vivente.

Paola Giacomini

Questa volta, però, lei resterà a casa…
Di amici, però! Dieci giorni prima di partire per la Mongolia, raggiungerò con lei Reggio Emilia, dove la lascerò presso alcuni carissimi amici che si occuperanno di lei in questo anno e mezzo di lontananza. A quel punto volerò ad Harhorin e da lì mi sposterò con tre cavalli verso Cracovia, dove i nomadi hanno lasciato la traccia più occidentale della loro conquista, passando attraverso la Siberia e le pianure dei grandi fiumi della Russia europea. Tutti i viaggi che ho realizzato dal 2009 ad oggi hanno rappresentato una sorta di preparazione a questa esperienza, che era un mio grande desiderio. Attraversare le Alpi in completa autonomia è stato un vero e proprio battesimo del fuoco, in più sono stata quattro volte in Mongolia per capirne le atmosfere e le dinamiche: oggi, mi sento pronta per partire.

Perché sognavi proprio questo tragitto?
Per costruire un ponte ideale tra due culture, attraverso il linguaggio internazionale dei cavalieri, accostandomi alla vita quotidiana degli avamposti più sperduti della steppa. La mia idea è quella di portare una freccia mongola al trombettiere della Basilica di Santa Maria, nel centro di Cracovia, dove nel 1241 arrivarono i guerrieri di Gengis Khan e un arciere colpì alla gola un soldato polacco che stava dando l’allarme. Ancora oggi, ogni giorno, quella stessa melodia malinconica viene suonata in piazza e interrotta nel punto esatto in cui si fermò quasi otto secoli fa.

Paola Giacomini

Una storia che fa riflettere…
Quando l’ho sentita per la prima volta, è scattato qualcosa dentro di me: ho sentito un brivido lungo la schiena e nella mia mente si sono materializzati tutti quei cavalieri che attraversavano le praterie con l’obiettivo di distruggere ogni cosa. Ma pur spazzando via interi paesi, quegli stessi cavalieri hanno lasciato un modo di vivere lungo la steppa, fatto di un rapporto autentico con la natura e gli animali. Di questo vorrei diventare interprete e testimone, vivendo come loro, stando con loro, dividendo il loro cibo e le loro notti stellate.

Come hanno preso la notizia della partenza le persone che ti conoscono?
Il mio fidanzato non ne è entusiasta e, al momento, cerca di parlarne il meno possibile. Ma in fondo è abituato a queste mie pazzie: ci conoscevamo da appena 15 giorni quando sono partita per Santiago e sono rimasta lontana sei mesi. Ma il ricordo che porterò sempre nel cuore è quello di mia nonna, che quando ha saputo del viaggio mi ha guardata e ha detto: “500 giorni? Ma ti rendi conto che, quando tornerai, non ci saremo più né io né la tua cara Isotta?”. Però alla fine mi ha regalato una spazzola da viaggio per capelli con la raccomandazione di pettinarmi e non tornare in disordine. Non è così usuale che una persona della sua età comprenda una pazzia come la mia e invece lei lo ha fatto: un’immensa prova d’amore.

E una volta tornata, che farai?
Ho un cassetto così pieno di sogni che fatico a tenerlo chiuso. In mente ho altre mille partenze, mille curiosità, mille domande per cui cercare risposte in giro per il mondo. Ma voglio affrontare un passo per volta, in modo da dedicare il giusto entusiasmo ad ogni singola avventura. E spero di coinvolgere tante persone, che vogliano abbracciare il mio sogno, anche solo idealmente. C’è tanto bisogno di fantasticare, di aggrapparsi a qualcosa che ci distolga per un attimo dalle difficoltà quotidiane, di liberarsi dai vincoli che strozzano le nostre vite. L’auspicio è che le mie cavalcate nella steppa possano regalare anche ad altri un istante di felicità.

Paola Rinaldi

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