Corro incontro al mondo con la mia moto

Paolo De Dea - Bmw R 1200

Ci sono persone nate per sorridere. Come Paolo De Dea, bellunese, classe 1960, a cui la vita non ha sempre strizzato l’occhio, eppure ha saputo affrontare tutti gli sgambetti con una luce speciale nel suo sguardo profondo. Quella stessa luce con cui ha salutato gli amici lo scorso 23 maggio, prima di partire per un viaggio di otto mesi, 80 mila chilometri e tanti sogni per la testa. Il suo è un giro del mondo a lungo sognato, che dal primo all’ultimo giorno lo vedrà in sella alla sua motocicletta, una BMW R 1200 GS Adventure del 2017.

Paolo De Dea - World Tour 2018
Paolo De Dea

Ciao Paolo, il giro del mondo è una chimera per molti, raccontato anche da cinema, arte, fotografia, letteratura. Ma come si organizza? Come si sceglie la porzione di pianeta da visitare?
In effetti, si tratta di una grande sfida. Personalmente, ho iniziato a informarmi sul web per capire i costi, le situazioni politiche, le richieste burocratiche, le criticità dal punto di vista della sicurezza. A quel punto, ho fatto una selezione degli stati di maggiore interesse e fattibilità, tenendo conto anche del meteo, in modo da raggiungere i vari territori nelle stagioni più favorevoli per un attraversamento in moto. Poi è stata la volta degli aspetti tecnici, come i visti d’ingresso, e della decisione su cosa portare o cosa invece lasciare a casa.

E, alla fine, quali territori attraverserai?
A grandi linee, Turchia, Iran, Pakistan, India, la catena dell’Himalaya, Nepal, Birmania, Malesia, Indonesia e, dopo aver fatto una puntatina a Bali, da Giacarta mi imbarcherò su un aereo che mi porterà a Melbourne, in Australia. A quel punto seguirò un giro antiorario e alla fine salirò su un altro aereo, questa volta diretto a Vancouver, in Canada. Seguiranno una tappa in Alaska e la ridiscesa verso Toronto, per poi entrare negli Stati Uniti, da cui seguirò la famosa “Route 66” e arriverò a San Diego, da cui partirò per il centro e sud America, fino a Panama. Qui salirò su un antico veliero del Novecento e raggiungerò la Colombia. Quindi proseguirò verso Paraguay, Uruguay e Cile; poi, da Ushuaia, risalirò attraverso l’Argentina e a Buenos Aires salirò sul terzo e ultimo aereo per tornare in Europa, fino a Lisbona, da cui riprenderò la via di casa, dove conto di tornare tra febbraio e marzo 2019.

Qual è la prima cosa che hai messo nel bagaglio?
Un dispositivo, chiamato “Spot Gen3”, che consente di inviare i dati di movimento quando mi sposto e di bloccarli quando mi fermo. In questo modo, amici e familiari possono localizzarmi in qualsiasi momento e, in caso di bisogno, ho anche la possibilità di mandare agli addetti ai soccorsi la mia posizione GPS, semplicemente premendo un tasto. Penso che in un viaggio come quello che sto affrontando questa apparecchiatura possa davvero fare la differenza. Ma nel bagaglio ho messo anche il portafortuna di una persona a me molto cara, per avere un sostegno emotivo, e ovviamente tutta l’attrezzatura tecnica, un sacco a pelo e l’occorrente per campeggiare.

Paolo De Dea - Bmw R 1200
La grinta della Bmw R 1200 GS Adventure

E l’accessorio più strano invece?
Una confezione da cento slip monouso, tipicamente utilizzati dalle estetiste. Un modo bizzarro ma molto utile per curare l’igiene in viaggio.

Avresti realizzato lo stesso viaggio senza moto, ma con qualsiasi altro mezzo?
No, assolutamente. La mia passione per le due ruote ha radici troppo profonde per poterle estirpare. Ho passato gli anni giovanili cavalcando moto dell’epoca, facendo gare di motocross e ho smesso solo per fare il papà e il marito, perché mi sono sposato molto giovane. Sono tornato in sella nel 2008, quando ho comprato uno scooter e ho iniziato a macinare parecchi chilometri in compagnia di mia moglie. Due anni dopo è arrivata una BMW RT 1200, con cui ho girato per l’Europa…

Poi, nel 2012, è arrivato uno stop forzato. Cosa è successo?
È stato un anno complicatissimo. Mi sono separato da mia moglie, dopo oltre trent’anni di matrimonio, e ho perso mio fratello Bruno. Mi sono sentito paralizzato, continuavo a pormi mille domande, guardavo le cose senza vederle. A salvarmi sono stati i viaggi in solitaria, che ho cominciato a organizzare attraverso Russia, Norvegia, Svezia, Danimarca, paesi dell’ex Jugoslavia e posti sacri famosi nel mondo cattolico, come Fatima, Lourdes o Compostela. Ovviamente, quando rientravo dalle mie scorribande, mi rendevo conto di non aver risolto i miei problemi, ma allo stesso tempo mi sentivo più sereno e continuavo a partire.

Paolo De Dea - World Tour 2018
La Festa per la partenza

Quando hai deciso di fare il grande salto e organizzare questo giro del mondo?
Lo sogno da anni, ma solamente nove mesi fa ho messo nero su bianco il progetto. Tra l’altro, gestisco un locale a Belluno, il ristopub Excalibur, insieme a mia cognata. Lei è stata straordinaria e mi ha subito incoraggiato, ricordando quanto Bruno desiderasse realizzare un giro del mondo, anche se in barca e non in moto. “Non farlo rimanere un sogno come il suo”, mi ha detto. Così, abbiamo iniziato a riorganizzare il lavoro, in modo da sopperire ai miei otto mesi di lontananza, e nel frattempo ho cercato gli sponsor, che sosteranno per intero il mio viaggio. Sarei partito comunque, solamente con le mie forze e i risparmi di una vita, ma ovviamente la loro copertura economica mi aiuta tantissimo e rende tutto più lieve: non posso che ringraziarli.

È vero che hai fatto una prova generale?
Sì, lo scorso anno ho comprato la mia BMW R 1200 GS Adventure e ho deciso di testarla in un raid in Islanda, perché si tratta di un territorio difficile, fatto di guadi che sono veri e propri fiumi e piste di sabbia vulcanica. Volevo scoprire i miei limiti e quelli della moto, così da sapermi comportare e regolare in giro per il mondo.

Cosa ti aspetti da questa avventura?
Nel 2012, di fronte a tutta la negatività che stavo vivendo, mi sono “conosciuto” per la prima volta. Spesso infatti, quando ti ritrovi ad affrontare una difficoltà, scopri quanto sei determinato, forte, emotivo, fragile; tutti aspetti che nella solita routine non hai modo di verificare, perché non puoi sapere quanto sei coraggioso finché esserlo non diventa l’unica scelta a disposizione. Così, ho capito di non essere la persona che credevo e mi sono accorto di tante, troppe debolezze. Questo giro del mondo è un modo per mettermi in gioco e dimostrare a me stesso che non sono quell’uomo, ma molto di più. Voglio ritrovarmi, chilometro dopo chilometro. Mi piace pensare che ogni territorio, ogni persona che incontrerò e ogni scorcio di paesaggio saranno in grado di trasmettermi qualcosa in grado di aiutarmi in questo percorso.

Paolo De Dea - Bmw R 1200 GS Adventure

Come ti senti quando sei in sella?
Libero, sereno. Anche nel resto dell’anno, mi basta avere una giornata libera per salire sulla moto e partire. A volte non serve andare lontano, perché basta percorrere pochi chilometri per spezzare la quotidianità e respirare l’aria dell’avventura. E poi la moto regala autonomia, perché rispetto ai mezzi pubblici non sottomette a luoghi, orari, obblighi. Sei solamente tu a decidere quando fermarti, dove andare, cosa vedere, come arrivarci. Tutto questo senza nessun filtro, come impone ad esempio la macchina con il suo abitacolo, e con il giusto compromesso di chilometri al giorno, che altri mezzi autonomi, come la bicicletta, non potrebbero consentire.

Dove possiamo seguire il tuo viaggio?
Sul mio sito web e sui canali social, come Facebook o Twitter. Prima di partire sono stato contattato anche dalla redazione di AutomotoTV, il canale 148 di Sky, che trasmetterà le mie pillole di viaggio, una sorta di diario video.

A questo punto, non resta che augurarti buona strada…
Grazie mille! E se qualche gruppo di motociclisti volesse condividere qualche chilometro con me, sarò lieto di avere compagnia e magari di vedere qualche scorcio suggestivo, che da solo non potrei conoscere. Il mondo mi aspetta, gli corro incontro con la mia moto.

Paola Rinaldi

Paolo De Dea - World Tour 2018

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