In Vespa giriamo il mondo

Ruta 40 verso Gobernator Gregores
Ruta 40 verso Gobernator Gregores, Argentina

Due cuori e una Vespa PX 150. È una romantica storia a due ruote quella di Mario Pecorari, 65 anni, e Sandra Carozzi, 54, di Trieste, che insieme hanno già percorso 150 mila chilometri in giro per il mondo, sempre a bordo del loro fedelissimo scooter. Fedelissimo, sì, ma non troppo, tanto da essersi guadagnato il nomignolo di Crodi, abbreviazione di “crodiga”, una parola in dialetto triestino.
Cosa significa, ce lo raccontano nell’intervista.

Mario Pecorari e Sandra Carozzi
Mario Pecorari e Sandra Carozzi

Mario e Sandra, buongiorno! Viaggiate sempre insieme e con un unico scooter?
Sì, eccetto in rari casi, per esempio quando uno dei due non ha la possibilità di partire per motivi di lavoro o altri impedimenti. Certo, la nostra tipologia di viaggio richiede grande affiatamento e un enorme spirito di adattamento: basti pensare che una Vespa può trasportare agevolmente 150-180 chili, mentre noi arriviamo a caricarla fino a 300, se calcoliamo il nostro peso e quello dei bagagli. Eppure, nonostante i problemi strutturali, questo mezzo ci consente di viaggiare per periodi molto lunghi, fino a cinque mesi consecutivi…

Non vi piacerebbe allargare queste esperienze ad altri vespisti, organizzando magari un bel viaggio di gruppo?
No, perché siamo viaggiatori molto esigenti, ci piace l’arte, siamo appassionati di siti archeologici e vogliamo avere la libertà di fermarci quando incontriamo questi elementi. Abbiamo la fortuna di condividere le stesse passioni, ma siamo anche capaci di ritagliarci momenti di solitudine: se uno dei due ad esempio vuole visitare un’area naturalistica e l’altro sente l’esigenza di fare una nuotata al mare, soddisfiamo entrambi i bisogni senza problemi né discussioni.

Mario Pecorari e Sandra Carozzi
Methoni, Grecia

Mario, ricordi ancora il primo viaggio fatto insieme a Sandra?
Sì, ci conosciamo da 22 anni e nel 1996 siamo partiti in Vespa per un giro del Peloponneso, in Grecia. Per me, abituato a viaggiare moltissimo per lavoro, era piuttosto normale, mentre per Sandra si trattava di un’esperienza insolita, che ha solleticato la sua curiosità. Oggi anche lei è bravissima a guidare la Vespa, a orientarsi fra le strade, ad affrontare qualsiasi percorso. Una volta, ha percorso da sola il tragitto da Trieste a Pontedera, in provincia di Pisa, circa 500 chilometri in dodici ore per raggiungermi nell’ultimo tratto del mio periplo dell’Europa. In quell’occasione infatti, per motivi di lavoro, lei era riuscita ad accompagnarmi solo in alcune parti del viaggio, come la costa norvegese o alcune zone di Francia e Spagna.

Perché scegliere la Vespa?
Perché è il mezzo che offre maggiore affidabilità nei viaggi di lunga durata: ha pochissima elettronica, si può riparare per strada, ha la ruota di scorta, è molto leggera nel caso in cui debba essere sollevata e spostata, può partire anche a spinta se dovessero sorgere problemi con l’avviamento elettronico e i suoi pezzi di ricambio sono facilmente reperibili in ogni parte del mondo. In più, la Vespa non è un semplice scooter, ma un vero e proprio mezzo di comunicazione, un modo di vivere, uno strumento senza eguali per avvicinare curiosi e fare nuove amicizie. Ci ha aiutati anche in territori difficili, come Georgia, Armenia e Turchia, dove il fatto di muoversi in Vespa ha creato un’immediata empatia con la popolazione.

Che poi è uno dei vostri obiettivi…
Sì, la meraviglia dei viaggi è proprio la conoscenza. Che può essere intesa come visitare un museo, ammirare un paesaggio inaspettato, parlare con uno sconosciuto. Conoscere nel senso ampio del termine, in tutte le accezioni del sapere.

Mario Pecorari e Sandra Carozzi
Passo El Infiernillo, Argentina

Sandra, come vi piace alloggiare?
Ogni sistemazione viene decisa strada facendo. Prima di partire, Mario studia il percorso in maniera meticolosa per scoprire le principali attrazioni del luogo, ma disegna una sorta di traccia, che non sempre viene rispettata. Anche per questo motivo, non programmiamo una mappa dei vari alloggi, perché vogliamo essere liberi di decidere ogni giorno cosa fare e vedere senza il vincolo di dover arrivare in un certo posto a una certa ora. Il viaggio è movimento e il movimento è imprevedibilità. Detto ciò, cerchiamo sempre un luogo dignitoso, che possa assicurarci il giusto livello di igiene e sicurezza, così come ci è anche capitato di dormire in tenda, per esempio in Norvegia.

Lo stesso luogo può apparire diverso se guardato da un uomo o una donna?
Sì, certo, come per ogni persona, perché ciascuno mette nel proprio sguardo la storia che ha alle spalle, il modo di ragionare, la professione, il gusto e la sensibilità personale. La sera, mentre cataloghiamo e mettiamo in ordine le fotografie scattate durante il giorno, ci accorgiamo che le emozioni vissute sono differenti. Non nel contenuto, ma nell’interpretazione. Ci piace viaggiare in due anche per questa continua condivisione, che da soli viene meno perché in qualche modo si lasciano “morire” le cose vissute. Per non parlare del fatto che quattro occhi sono meglio di due: mentre uno è concentrato sulla guida, l’altro magari nota un’indicazione utile che altrimenti sfuggirebbe.

Mario Pecorari e Sandra Carozzi
Isole Lofoten, Norvegia

Prossime destinazioni?
Nel 2019, ci piacerebbe affrontare le isole della Sonda, in Indonesia, ma i progetti in cantiere sono davvero tanti. Di solito, programmiamo le destinazioni in base alla situazione politica internazionale, nel senso che evitiamo i territori difficili e pericolosi, usando ogni volta il buonsenso. Ma logicamente le scegliamo anche in base ai nostri interessi: i luoghi puramente naturalistici ci interessano meno rispetto a quelli ricchi di storia, cultura, reperti archeologici.

Vespeggiando in SudamericaMario, hai anche scritto un libro…
Sì, “Vespeggiando in Sudamerica”, che racconta il nostro primo viaggio di cinque mesi, affrontato da ottobre 2012 a marzo 2013, 21 mila chilometri percorsi attraverso Cile, Argentina, Paraguay, Brasile e Uruguay. Tra l’altro, in Perù siamo tornati anche dopo il nostro matrimonio, avvenuto a fine 2016, perché Sandra è originaria di quel paese, anche se vive in Italia da quando ha 12 anni, e avevamo deciso di regalarcelo come viaggio di nozze.

Cosa rappresenta il viaggio per voi?
È un approccio mentale alle novità, che andrebbe insegnato soprattutto ai più giovani. Può essere la gita fuori porta di un solo giorno o il giro del mondo lungo un anno, ma tutto può diventare avventura se chi la vive riesce e sa renderla tale. Basta darsi obiettivi ragionevoli, in base al tempo e al budget a disposizione. E ovviamente scegliere il giusto compagno di viaggio, perché esperienze come queste mettono a dura prova una coppia, se non è ben consolidata. La Vespa poi è un “ambiente” molto ristretto e bisogna continuamente fare i conti con l’altro, per cui serve la capacità di buttare acqua sul fuoco quando serve e non alimentare i piccoli battibecchi.

Cosa mette alla prova una coppia durante queste esperienze?
Forse il senso di precarietà che ogni tanto un viaggio può trasmettere. “Oggi siamo qua e domani chi lo sa”. Ecco, quel “chi lo sa” è divertente all’inizio, ma dopo qualche settimana o mese può diventare fastidioso per chi non lo sa gestire. Quando si viaggia in coppia, bisogna avere la capacità di capire l’altro, tirando il freno quando è stanco, in crisi o in difficoltà.

Mario Pecorari e Sandra Carozzi
Nordkapp, Norvegia

È vero che avete battezzato la Vespa?
Sì, è un’usanza dei biker. Quando si dà un nome al proprio mezzo, significa che non lo si venderà mai, ma che farà parte della propria famiglia. La nostra si chiama Crodi, un’abbreviazione di “crodiga”, che in dialetto triestino indica una persona poco onesta, che ti “imbroglia” quando meno te lo aspetti. È un nomignolo affettuoso per la nostra Vespa, che ogni tanto in effetti ci ha tirato qualche brutto scherzetto…

Mario, un ricordo divertente?
Il viaggio in Crimea, nato dal mio desiderio di arrivare sulla sommità della famosa scalinata di Odessa, diventata famosa grazie al film “La corazzata Potëmkin”, e ripetere la scena della carrozzina con la Vespa. Siamo saliti, fin sotto il monumento intitolato al Duke de Richelieu, ma lo sguardo severo della polizia mi ha fermato. Peccato, sarebbe stato spassoso!

Dei 150 mila chilometri percorsi insieme, cosa vi rimane soprattutto? Souvenir, ricordi o altro?
Abbiamo l’abitudine di collezionare casette in miniatura e magneti da attaccare al frigorifero, ma il vero tesoro sono gli insegnamenti. Viaggiando, si rivoluziona la propria scala dei valori, si impara a dare importanza alle cose giuste. Nei paesi arabi, quando si fa riferimento a un progetto, c’è l’abitudine di aggiungere: “A Dio piacendo”. Ecco, viaggiare insegna a vivere nel “qui ed ora”, senza vagare con la testa troppo indietro o troppo avanti: in fondo, esiste solo il presente.

Paola Rinaldi

Mario Pecorari e Sandra Carozzi

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