Tutti i raggi d’Islanda

Alberto Montemurro - Tutti i raggi d'Islanda

Quasi 2000 chilometri in bicicletta, tra fiordi, deserti, geyser e ghiacciai, inseguendo un’idea nata per caso. Alberto Montemurro (20 anni) punta dritto all’Islanda, uno dei paesi più amati dai registi internazionali per il paesaggio poliedrico, capace di funzionare bene in un film di fantascienza, sullo sfondo di una scena di battaglia, come alternativa di un’isola tropicale oppure al posto dell’Himalaya. È stata questa varietà, a cavallo fra l’epico e l’apocalittico, a conquistare anche Alberto, affascinato dal fatto che una terra così multiforme e sconfinata sia anche una di quelle con minore densità di popolazione al mondo. E allora? Logico, si parte.

Sei la dimostrazione vivente che i colpi di fulmine esistono, anche per i luoghi. Non è così?
Sì, con l’Islanda è stato amore a prima vista. Da molto tempo sognavo un viaggio in solitaria, una di quelle avventure on the road e senza troppi comfort che ti porti dentro la testa e il cuore per tutta la vita. Il problema è che non riuscivo a scegliere una meta. Per quante ne consideravo, nessuna faceva mai scattare in me quella molla necessaria per dire: “Okay, prendo e parto”. Poi, navigando fra siti e blog di viaggio, leggendo libri tematici e cercando informazioni, mi sono imbattuto in qualche fotografia dell’Islanda e sono rimasto folgorato.

E hai detto “Okay, prendo e parto”?
Sì, immediatamente. Conoscevo quella terra solamente per quello che si studia a scuola e attraverso qualche articolo di giornale, letto qua e là, ma non avevo mai visto immagini così belle. A quel punto, quasi in automatico, ho iniziato a documentarmi e mi sono accorto che la passione cresceva: finalmente, avevo trovato la mia meta.

Alberto Montemurro
Alberto Montemurro

Perché hai deciso di affrontarla in bicicletta?
Cercando informazioni di ogni genere, ho scoperto un lato particolare dell’Islanda: è piuttosto noto infatti come a partire dal 2010, con l’eruzione dell’Eyjafjöll, l’interesse verso quel paese si sia risvegliato in tutto il mondo, tanto da sollecitare un turismo di massa che lo ha salvato dalla crisi economica e che attualmente rappresenta oltre un terzo del Pil nazionale. Ma come sempre non è tutto oro quello che luccica e quello stesso boom di visitatori sta mettendo a rischio il fragilissimo ecosistema di una terra ancora incontaminata, modificandone lo stile di vita e danneggiando siti famosi per la loro bellezza naturalistica. Ecco perché ho deciso di pedalare, rinunciando a mezzi più confortevoli.

Ricordi ancora il giorno in cui hai deciso di fare sul serio?
Sì, circa un mese fa, il giorno dopo aver subito un intervento chirurgico per la rottura del legamento crociato al ginocchio destro. Era la seconda volta che accadeva. Mettendo in pausa l’altra mia passione, quella per il calcio, ho interpretato quell’episodio come un’ulteriore spinta a viaggiare, ma anche come una consolazione per tutto ciò che mi aspettava, a partire dalla riabilitazione.

Un detto piuttosto famoso recita: “Se non ti piace il tempo islandese, aspetta cinque minuti: probabilmente peggiorerà”. Ti spaventa questo bollettino meteo dove i cambiamenti sono piuttosto repentini?
So che vento e pioggia sono una costante dell’Islanda, dove possono trascorrere molti giorni senza un barlume di sole: l’importante è partire preparati dal punto di vista mentale, perché le intemperie sono da tenere assolutamente in considerazione. Ovviamente, mi sto anche attrezzando dal punto di vista pratico, per cui porterò con me un abbigliamento tecnico, che mi renda impermeabile dalla testa ai piedi. Per testarne la tenuta, adotto una tecnica particolare: mi vesto con tutta l’attrezzatura e poi resto sotto la doccia per una ventina di minuti per verificare se, alla fine, sono bagnato oppure no. Se l’acqua è filtrata, l’abbigliamento è bocciato!

Hvannalindavegur, incrocio tra F902 e F903 (foto Pietro Valocchi/WikiMedia)
Hvannalindavegur, incrocio tra F902 e F903 (foto Pietro Valocchi/WikiMedia)

È la prima volta che parti per un viaggio così impegnativo?
Sì. Alle spalle ho qualche altra avventura, ma non è paragonabile a quella che mi aspetta. E voglio affrontarla con la testa sulle spalle, ma anche con la giusta dose di leggerezza: non sarò il fanatico della bicicletta, attrezzato con la chiave giusta per ogni evenienza o con chissà quale conoscenza astrale che indica la rotta da prendere guardando il cielo, ma al contrario voglio dimostrare che una persona assolutamente normale può fare qualsiasi cosa nel momento in cui decide di farla.

E allora si parte il 29 luglio?
Quel giorno lascerò l’Italia con un volo che farà scalo a Düsseldorf, in Germania, per poi atterrare nell’unico aeroporto islandese per i voli internazionali, a Reykjavik. In realtà, ci sono anche voli diretti da Milano o Roma, ma ho voluto risparmiare un po’, scegliendo l’altra opzione. Poi, il giorno successivo, inizierò a pedalare per trenta giorni con una media di 100 chilometri quotidiani, variabili a seconda delle circostanze e del vento, cercando ogni sera il luogo giusto per piantare la tenda e sostare per la notte. Certo, rispetto alla classica vacanza da turista, il viaggio richiede qualche sacrificio fisico e di adattamento, ma in definitiva ti riempie gli occhi come nessun’altra esperienza al mondo.

Highland lungo Kjölur - (foto Carl Malamud - WikiMedia)
Highland lungo Kjölur (foto Carl Malamud/WikiMedia)

Hai già in mente il percorso da seguire?
L’idea è compiere l’intero periplo dell’isola seguendo la Ring Road, ovvero la strada principale dell’Islanda, probabilmente in senso antiorario: in sostanza, da Reykjavik mi dirigerò verso la costa est, proseguirò verso nord e poi taglierò il deserto a metà, grazie a una pista interna (Kjölur) che raggiunge il sud-ovest.

È possibile seguirti sui social?
Sì, l’idea è scrivere una sorta di diario sul mio blog e sul profilo Facebook, che voglio trasformare in una riserva di informazioni utili per realizzare un viaggio simile al mio, con foto, articoli e recensioni, oltre a un video finale che racconterà il tutto. Ovviamente, ritaglierò qualche momento solamente per me, che racconterò solamente in seguito, ma in generale punto alla condivisione, gratificante quanto il viaggio stesso.

Paola Rinaldi

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