Conquisto il mondo con la sedia a rotelle

Simona Anedda, viaggiatrice senza barriere

Aveva appena ricevuto la diagnosi, sclerosi multipla primariamente progressiva, quando ha chiesto al medico: “Dottore, posso partire subito per il Brasile?”.
Era il 2013 e, da allora, Simona Anedda, romana, classe 1974, non si è mai fermata. Con la sua sedia a rotelle, è già volata in America, India, Islanda, Indonesia e adesso sogna il Perù, la Groenlandia, l’Africa. Sì, perché ad avere le ruote è soprattutto la sua forza di volontà, che non si ferma mai, si rialza sempre e nel 2017 è stata gratificata anche con il premio Enrico Toti per la sezione “Viaggi ed Esplorazioni”.

Simona Anedda, viaggiatrice senza barriere
Bali

Simona, viaggiare è stato il tuo modo di reagire alla malattia?
Sì, anche perché all’inizio faticavo ad accettarla e la consideravo solamente il frutto di un rito voodoo o di qualche altro maleficio, da cui dovevo e volevo liberarmi. Ero sempre stata una donna dinamica, sportiva e dietro quella sensazione di avere le gambe bloccate non poteva che esserci qualcuno intenzionato a giocare con il mio corpo… Poi, però, dopo dieci mesi di visite, esami e accessi al pronto soccorso è arrivata la diagnosi di una risonanza magnetica: malattia demielinizzante. Ho acceso il computer e ho subito capito. Avevo la sclerosi multipla.

E in effetti era così…
Il medico mi ha detto che c’erano solo tre lesioni, ma che quasi certamente sarei finita sulla sedia a rotelle, per cui mi ha raccomandato riposo assoluto e attenzione al calore. Peccato che io avessi un sogno: andare in Brasile. Certo, viaggiare non era il modo giusto per riposare e neppure le temperature del Sud America facevano esattamente per me, ma volevo partire. Nella mia testa c’era addirittura l’idea di cercare qualche sciamano dell’Amazzonia e chiedergli qualche erba miracolosa. In quel momento, non volevo lasciare nulla di intentato, non potevo arrendermi.

Perché il viaggio è così importante per te?
Fa parte della mia vita da sempre. Ho iniziato con un Erasmus in Islanda e, dopo la laurea, mi sono trasferita a Londra, poi in Danimarca e Svezia. A 25 anni, ho iniziato a lavorare come tour leader per i congressi medici e a 30 sono partita per un viaggio senza meta di un anno in Australia. Al ritorno, mi sono trasferita in Germania e ho ripreso la mia attività, lavorando per Finmeccanica e l’Agenzia spaziale italiana. Insomma, sempre in movimento. Perché non riesco a stare ferma? Amo il contatto con le persone, che incontro per caso e diventano amiche per sempre.

Simona Anedda, viaggiatrice senza barriere
Antica Delhi

Viaggi da sola?
Non sopporterei una presenza costante al mio fianco, sempre in apprensione o con il fiato sul collo, e poi devo ammettere che i viaggi più brutti della mia vita sono quelli fatti con i miei fidanzati. Il problema è che in compagnia tendi a restare più isolata, nella coppia oppure nel gruppo in cui ti trovi, mentre da sola hai maggiore possibilità di fare nuove conoscenze, ottenere passaggi, confrontarti con altre culture. Certo, adesso è complicato spostarmi, ma voglio continuare a sentirmi libera e a lasciarmi trasportare da quello che accade e dalle persone che incontro.

E come ci riesci?
Chiedo aiuto a chi incontro. Il mondo è pieno di persone disponibili a darti una mano. Se devo affrontare una scalinata, mi fermo e aspetto che qualcuno mi aiuti a salire. Così come su un mezzo pubblico oppure in albergo, quando mi occorre assistenza per alzarmi o mettermi a letto. Se mi fossi posta troppi problemi, non sarei andata in India, Nepal o Indonesia. E invece l’ho fatto, scoprendo posti meravigliosi. Le barriere sono fatte per essere superate e poi non mi sento mai sola in viaggio, proprio come canta Jovanotti: “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo”.

A proposito di barriere, qual è il posto dove hai avuto meno problemi?
A Miami, lo scorso anno. Non c’era luogo o negozio dove io non potessi andare. Anche i mezzi pubblici sono assolutamente accessibili e, addirittura, se ci sono cantieri stradali vengono predisposte apposite rampe per superare gli ostacoli in comodità e sicurezza. Non ho avuto grossi problemi neppure in Islanda, dove sono molto organizzati, forse perché nei paesi nordici la sclerosi multipla è più frequente rispetto ad altre zone del mondo. In Italia, invece, mi sono trovata molto bene in Emilia Romagna, ma ovunque l’importante è vivere tutto come un’avventura, da affrontare giorno per giorno, incontro dopo incontro.

Simona Anedda, viaggiatrice senza barriere

Hai trovato un luogo dove ti trasferiresti volentieri?
Prima di ammalarmi, avrei risposto l’Australia. Facendo autostop e utilizzando ogni mezzo possibile, ho percorso tutto il suo perimetro e ho vissuto esperienze incredibili, perché ho dormito sulla spiaggia, mi sono arrampicata sulle rocce e una volta mi sono addirittura buttata nel fiume perché non c’era altra possibilità per proseguire. In quel periodo ero ancora forte, non avevo paletti, non mi ero prefissata un itinerario: ripensandoci oggi, mi sembra impossibile aver fatto così tante cose. Per un certo periodo, ho pensato di trasferirmi in una foresta della costa ovest, in mezzo al nulla, costruendo un villaggio sugli alberi, magari per ospitare i viaggiatori di passaggio. A distanza di anni, però, ho capito che il mondo è troppo grande e bello per fermarsi, per cui continuerò a cercare quel luogo perfetto…

Ti è mai successo di avere paura?
No, mai. Credo che il segreto in viaggio sia quello di stare lontani dai pericoli, evitando ad esempio la vita notturna o di avvicinare soggetti poco raccomandabili. Per certi aspetti, mi sento più protetta in giro per il mondo che fra le mura di casa: lì posso cadere e non riuscire a rialzarmi, mentre in mezzo a tanta gente percepisco maggiore sicurezza.

Cosa fai appena arrivi in un posto nuovo?
Abbandono la valigia ed esploro i dintorni. Non mi piace arrivare troppo preparata, né ho il pallino per i monumenti storici: quando arrivo, mi lascio guidare dalle sensazioni e dal senso di orientamento, che per fortuna è piuttosto spiccato. E questo vale anche per i paesi più difficili, come l’India, dove sono arrivata con l’obiettivo di vedere Kerala, Varkala e un centro ayuverdico, ma per il resto ho programmato ogni cosa sul momento.

Simona Anedda, viaggiatrice senza barriere
Con i bambini del Centro di don Guanella di Bangalore

Dicono che in India l’accessibilità lasci a desiderare. È vero?
Lo confermo, anche perché in quel territorio la disabilità viene considerata una disgrazia, un’onta famigliare, una punizione divina, per cui è insolito vedere dei disabili fuori casa. Le strade sono strette, piene di buche e difficilmente percorribili da una persona in carrozzina. Per fortuna, io sono riuscita a muovermi in autonomia grazie a un’attrezzatura che si installa anteriormente alla carrozzina e, attraverso un motore elettrico, è in grado di trainarla su qualunque tipo di terreno.

Quando è nata l’idea di raccontare i tuoi viaggi su un blog?
In realtà, quando ho scoperto di essere malata, non ho condiviso questa notizia con molte persone, che spesso scappano di fronte a un problema come il mio oppure ti compatiscono facendoti sentire peggio. Però, quando ho deciso di partire per l’India, mi occorreva un certo budget e un’amica mi ha suggerito di lanciare su Internet una campagna di crowdfunding: inizialmente volevo pubblicizzarla solo fra i conoscenti, poi per mille motivi la notizia si è diffusa e ho ottenuto una risposta inaspettata. In tre mesi ho raccolto 10 mila euro, che ho usato anche per pagare gli spostamenti di tre persone che si sono alternate al mio fianco, e soprattutto ho conquistato una visibilità inaspettata. Fra i tanti giornalisti che mi hanno contattata è arrivato Claudio, con cui ho instaurato una meravigliosa amicizia e che mi ha consigliato di creare una pagina dedicata al mio progetto, che così è nata a inizio 2017.

Simona Anedda, viaggiatrice senza barriere
Nepal

C’è un luogo che sogni di vedere?
Ce ne sono moltissimi, ma fra i tanti vorrei raggiungere il Machu Picchu, in Perù, e anche la Groenlandia, perché anni fa sono rimasta affascinata dai racconti di un ragazzo che dormiva in igloo e si spostava con le slitte trainate dai cani. Vorrei rivedere l’aurora boreale, così come sogno di andare in Africa, che mi piacerebbe attraversare in camper, su cui ospitare i viaggiatori che mi aiutano. Insomma, i sogni non mancano, perché nella vita bisogna sempre rialzarsi. Magari si fa un po’ di fatica a rimettersi in piedi dopo essere caduti, ma alla fine ci si accorge di essere ancora più forti. Vale la pena provare.

Paola Rinaldi

Simona Anedda, viaggiatrice senza barriere
Incontro con Lama Ciampa Monlam

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