Flamenco, Siviglia e altri viaggi

La Sesi - Bailaora de Flamenco (foto Barbara Oggero)

Casa del Flamenco. Un’istituzione, qui a Siviglia. Mi sono fatta consigliare uno spettacolo accessibile e di buon livello, non è così facile in una città assediata tutto l’anno da turisti. Di spagnolo, infatti, non c’è nessuno, nessuna sibilante sul finale di parola, per lo meno qui, dal mio posto sul soppalco con ottima vista.

La casa del flamenco - SivigliaIl mio vicino è un americano di Los Angeles con gli occhi d’Oriente, esagitato e incontenibile, cerca di filmare qualunque cosa: i bambini portoghesi e ordinati in vacanza coi genitori, il palco ancora vuoto, me. Ondeggio la gamba perché attiri la sua attenzione e si decida a togliermi l’obiettivo dallo sguardo. Quando lo spettacolo inizia, si convince a spegnerla, lotta contro se stesso per un po’, poi si placa.

Si comincia dal toque, la chitarra, tre uomini seduti in un angolo ad accordare lo strumento, riscaldare la voce, a ricercare quel momento di privatezza e spontaneità che il flamenco ha perso, ma così facile da ricordare. La voce del cantaor è il vero viaggio di questa serata, tre minuti di diaframma contratto e sono già altrove. L’ipnosi si amplifica con l’arrivo delle ballerine, due, sorelle. I piedi battono il legno col tacco largo, spietato, loro hanno gli occhi grandi, truccati di nero, e le mani che volteggiano, vorticano, tra loro si vagheggiano, poi vagabondano, veleggiano su mari invisibili ma sempre a pelo d’acqua, sempre ad accarezzare la musica.

La Sesi - Bailaora de Flamenco (foto Barbara Oggero)
La Sesi – Bailaora de Flamenco

Dove–sono–finita.
Baia Mare, Romania. Campo rom di Pirita, a nord ovest della città.
La grande cassa gracchia sui bassi, anche se il manele, la musica zingara considerata una sottocultura (come i rom stessi, del resto), sculetta seguendo una melodia balcanica e nasale. I corpi in movimento delle ragazzine non sono più corpi, sono merce per gli uomini attorno che guardano questa danza di prostituzione. Agitano i talloni veloci, non hanno scarpe ma zoccoli per mettere in evidenza le curve che, a tredici anni, ancora non si vedono. Si accompagnano schioccando le dita, le braccia sempre aperte, sospese a mezz’aria, come a dire “sono qui, guardami”.
I ragazzini ballano, invece, aggiungendo alla musica il suono dei loro fisici smilzi. Si battono il petto, le cosce, l’interno del piede. Risuonano cavi per la loro magrezza, per l’incoscienza della loro età. Poi però non resistono e, al richiamo della femmina, si avvicinano col bacino. Non è soltanto imitazione della vita adulta, ma l’espressione di quella cultura, la loro.

Ritrovo il contatto frenetico col suolo, la forza delle caviglie che lo scuotono e lo fanno rimbombare; comune è anche l’improvvisazione in quanto ascolto della musica e espressione unica di sé; le mani come rondini libere; la sensualità domina il vestiario, simile nelle gonne lunghe, sollevate da una mano discola e gli sguardi accesi che parlano, fraseggiano versi, nessun dubbio: sono figlie della stessa madre gitana, ma la distanza tra queste due manifestazioni appare sterminata. Eppure, non è che la distanza di uno sguardo. Questa è la differenza: la sottile lontananza che esiste nel nostro modo di guardare, la stessa che separa l’erotismo dalla pornografia, in cui il primo è uno svelamento suggerito, che non mostra, mentre il secondo è il regno dell’esplicito e, per questo, va condannato.
Certo, si potrebbe obiettare che l’eleganza, la misura, l’accuratezza contribuiscono a creare un’idea di bellezza, ma chi ci assicura che non sia invece il nostro modo di guardare ad avere qualcosa di inesatto, di giudicante?

La Sesi - Bailaora de Flamenco (foto Barbara Oggero)
La Sesi – Bailaora de Flamenco

Il mio viaggio è un’andata e ritorno che dura un istante.
Rientro alla Casa del Flamenco, ora possiamo battere le mani allo spettacolo. Ce lo annuncia una ragazza con un cartello in mano, scritto in tre lingue. Possiamo filmare, fare foto, riaccendere i telefonini, possiamo guardare adesso.
L’americano, già si sporge dal parapetto in un’estasi quasi voyeuristica. Se potesse, si metterebbe a ululare. Il bis è già pronto.
Adesso loro riappariranno, prima il ballerino, solo, poi le due donne. Faranno una coreografia più spensierata in cui possiamo anche tenere il tempo con le mani, se lo desideriamo. Vedremo quello che hanno preparato per noi, per piacerci, per farci tornare a casa contenti, rasserenati, soddisfatti.

Maria Clara Restivo

3. Continua

La Sesi - Bailaora de Flamenco (foto Barbara Oggero)
La Sesi – Bailaora de Flamenco

Le fotografie di La Sesi – Bailaora de Flamenco (www.lasesiflamenco.com)
sono di Barbara Oggero (www.barbaraoggero.it)


Altri capitoli del viaggio di Maria Clara:
– Gibilterra. Fuori tempo, fuori spazio
– Compiere trentun anni in Andalusia