Uomini strade impronte. Una storia del camminare

    di Paolo Repetto
    Viandanti delle Nebbie/Edizioni Premedia
    96 pagine
    Ebook gratis in formato ePub

    Uomini strade impronte. Una storia del camminare

    Perché alla fine è inutile negarlo: si comincia sempre da lì. Dallo strumento quotidiano che è inevitabile utilizzare, che ci sostiene giornalmente senza chiedere nulla in cambio (magari un massaggio o un pediluvio, ma la cosa è soggettiva): i nostri piedi.
    Quasi non ce ne accorgiamo, ma camminare è insito nella nostra natura, è parte di noi.
    Eppure l’idea romantica del viaggio, almeno quella moderna, è sempre legata alla macchina, alla moto, a una Route 66 su cui sfrecciare con il vento che ti inonda i capelli (per chi è ancora fortunato e se lo può permettere, si capisce).
    Ma la partenza è sempre e comunque a piedi. Un passo dopo l’altro, che sia verso l’esaltante ignoto o un villaggio vacanze dove la serata cabaret è sicura come la morte.

    Forse non tutti si rendono conto che l’arte del camminare è antica quasi quanto la nostra storia. Paolo Repetto, in questo breve ma completo trattato, riesce a delinearne una via, anche tortuosa (ma così deve essere), per riconsegnarci uno spaccato storico-letterario di un gesto così semplice, così naturale ma anche così stupendamente romantico: mettere un piede dopo l’altro.
    E non si può prescindere dai grandi pensatori del passato, pensatori che, guarda caso, passavano gran parte del loro tempo passeggiando ovunque potevano. Avevano anche meno cantieri in cui imbattersi, bisogna ammetterlo.

    Diventa incredibile scoprire quante menti che hanno plasmato la nostra cultura si dilettassero in quest’arte. Incredibile e sorprendentemente piacevole: dalle passeggiate sotto i porticati ateniesi di Socrate alle volontà esplorative di William Wordsworth, dal piacere del gesto di Jean-Jacques Rousseau all’estremizzazione folle di Nietzsche.
    Senza anticiparvi troppo (lungi da me, ci mancherebbe), Repetto racchiude un macrocosmo di camminatori con puntuali rimandi alle loro parole, ai loro commenti sull’argomento trattato, sempre intriganti da scoprire (o anche riscoprire, perché no).

    Perciò fidatevi di una persona che vive quest’arte in maniera viscerale e profonda. Solo così una trattazione della sua storia potrà prima appassionarvi, e poi lasciarvi con un buon sapore in bocca. Fate il primo passo, non ve ne pentirete.

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