Uzbekistan, Samarcanda e la Via della Seta

Uzbekistan. Danze a Bukhara (foto Anna Alberghina)

Dove si trovi esattamente l’Uzbekistan pochi lo sanno: un posto impreciso, da qualche parte a sud della Russia. 
Ma quando si nomina Samarcanda, una delle città più famose al mondo, tutto diventa chiaro e l’Uzbekistan prende immediatamente posto nella geografia e nella storia, come punto di passaggio obbligato della Via della Seta, reticolo di vie carovaniere dell’Asia Centrale.
Per millenni popoli e conquistatori attraversarono queste regioni, valicarono montagne, attraversarono steppe e deserti, diffondendo cultura, intrattenendo scambi commerciali che fecero diventare l’Asia Centrale, un ponte strategico tra Oriente e Occidente, culla di antiche civiltà e di leggendari imperi, il luogo migliore per comprendere il “fluire della storia”.

L’Uzbekistan, punto di incontro fra il mondo nomade delle steppe e quello sedentario e raffinato delle città, brilla come una gemma in un universo arido fatto di sabbia e piane desolate e ancora oggi esercita sul viaggiatore un fascino straordinario.
Come uscite da una fiaba medievale piena di tappeti volanti, Samarcanda, Bukhara, Khiva, risuonano ancora del frastuono delle città che furono, sporche e popolate da schiavi, governate dai sanguinari “Khan” che non esitavano a infliggere ai propri nemici i più fantasiosi e crudeli supplizi.

Uzbekistan, Registan di Samarcanda
Registan di Samarcanda

In realtà, mettere piede oggi sul suolo uzbeko dopo aver passato la dogana senza inconvenienti, pernottato in una bella camera a Tashkent, viaggiato comodamente in auto da una città all’altra, è tutt’altro che un problema.
La fatica del viaggio si dissolve in un’aria sottile, come se si fosse davvero su di un tappeto volante!
 E allora, dopo aver cercato di riprendere fiato alla vista del Registan di Samarcanda, essersi tuffati nel dedalo di vicoli illuminati dalla luna della magica Khiva, aver meditato sulla sorte di una dozzina di civiltà, ci si renderà conto che, in un’altra epoca, questa non era la fine del mondo, ma ne costituiva piuttosto il centro.

Gli eredi di questa grandezza convivono con il proprio passato e, come i loro predecessori che spalancavano le porte dei caravanserragli a nobili e mercanti, oggi gli Uzbeki aprono al turista le porte delle loro botteghe ricche di tesori, di arazzi e tappeti dai colori brillanti.
 Nei caotici mercati, chiassose matrone con la bocca scintillante di denti d’oro, offrono le loro merci: pani decorati, tondi formaggi di capra, blocchi di zucchero ambrato. 
Neri occhi a mandorla di longilinee bellezze si mescolano con grandi occhi azzurri e capelli biondissimi sui volti lentigginosi di bimbi paffuti, retaggio delle antiche migrazioni, mentre vecchi rugosi con lunghe barbe bianche giocano a scacchi sulle panchine delle piazze.

Uzbekistan, Danze a Bukhara
Danze a Bukhara

Tutte le città uzbeke hanno in serbo sorprese insperate.
 Si è subito abbagliati dalla raffinatezza degli edifici.
 La piazza del Registan di Samarcanda resta una delle più maestose del mondo islamico.
 Tamerlano, nel XIV secolo, la volle così a celebrazione della propria grandezza, un perfetto gioco prospettico di edifici imponenti, ingentiliti dai raffinati decori di maioliche verdi e blu a motivi floreali.

Proprio la sua effigie, quella del “Grande Emiro” di origine turca, fondatore della dinastia timuride che governò, in nome del Gran Khan dei Mongoli su di un impero che si estendeva dall’Anatolia all’India, si eleva oggi sulle pubbliche piazze: nuova icona, antico tiranno al posto di quelli moderni.
 E poi, Bukhara, la cui piazza principale con le sue madrase (scuole coraniche), i minareti e le cupole, si apre maestosa nel labirinto di viuzze color ocra.

Uzbekistan, Khiva
Khiva

Ma è Khiva, la cittadella circondata da una solida cinta di mura merlate, magica e surreale, come fosse il set di un film, a riportarci davvero indietro nel tempo!
 Si cammina per ore, incuranti del sole cocente, immaginando di incontrare a ogni angolo una carovana di cammelli battriani, carica di bauli di spezie e sete preziose.

Oggi l’Uzbekistan, dopo il lungo periodo di dominazione russa che vide la collettivizzazione forzata dell’agricoltura e il massiccio e sconsiderato passaggio alla coltivazione del cotone, si sta timidamente aprendo alla modernità.
 Nell’agosto del 1991, Karimov proclamò l’indipendenza dalla Russia e consolidò il suo potere attraverso il controllo dell’informazione e della società politica e civile.
 Nacque così uno Stato laico ma tutt’altro che democratico. 
Ma ciò che nessuno, nemmeno le dittature più feroci sono riuscite a domare, sono la tempra e lo spirito fiero di questo popolo che oggi guarda al futuro con animo nuovo.

 

Anna Alberghina

 

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