Da Venezia a Pechino a piedi

Daniele Ventola, trekking sull'Alta Via dei Monti Liguri
Daniele Ventola durante un trekking sull'Alta Via dei Monti Liguri

Dodicimila chilometri a piedi, da Venezia a Pechino. Il prossimo luglio, Daniele Ventola, 26 anni, napoletano, partirà per un lungo viaggio attraverso Italia, Slovenia, Ungheria, Romania, Ucraina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Cina. Un anno è il tempo stimato per concludere il cammino, che è stato ispirato da un’inquietudine, quella provata verso un benessere tecnologico che si scontra con una tangibile insoddisfazione esistenziale. Una sorta di protesta, insomma, o forse una lezione alle nuove generazioni, che in qualche modo Daniele non impartirà da solo, ma in compagnia di Ombra, come lui stesso ama raccontare.

Da Venezia a Pechino a piediDaniele, chi è Ombra?
Ho una grande passione per lo psicanalista Carl Gustav Jung, secondo il quale la personalità umana è caratterizzata da una parte di Luce e una di Ombra, che corrispondono al bene e al male. L’Ombra è qualcosa che non accettiamo di noi stessi, ma che sembra rafforzarsi quando cerchiamo di ribellarci. Oggigiorno, dal mio punto di vista, essa si manifesta nella nevrosi collettiva verso la tecnologia: siamo tutti dipendenti dal cellulare, vogliamo essere perennemente connessi, spendiamo la maggior parte delle energie nel “venderci” e nel comprare, senza renderci conto delle reali potenzialità di questo benessere tecnologico. Ombra è la tecnologia allo stato puro.

E in che senso camminerà con te?
Chiunque desideri percorrere con me questa lunga avventura potrà farlo grazie ai mezzi tecnologici che porterò con me, come una videocamera e un registratore. Ombra sarà l’uso spicciolo ed essenziale della tecnologia, quello che consente di avvicinare i popoli.

Questa passione per i cammini è cominciata con quello famoso di Santiago: ci racconti?
Durante gli anni del liceo, era stata la professoressa di filosofia a parlarmene ed è stato amore al primo ascolto. La descrizione di quel cammino lungo 800 chilometri, da percorrere a piedi, ha acceso la mia fantasia e mi ha convinto a cercare informazioni su Internet. Così, un giorno, sono entrato in contatto con Vincenzo Cherubino, napoletano come me, che quel cammino lo aveva già affrontato: ci siamo conosciuti e abbiamo deciso di partire insieme. Era il 2011, la prima volta in cui mi sono cimentato in un’esperienza di quel tipo. Da quel momento non ho più smesso, perché ho scoperto che camminando hai l’opportunità di vedere il mondo a 360 gradi: ti immergi nello spirito dei luoghi, arrivi dritto al cuore delle persone, riscopri il contatto con la terra. E poi attraverso la fatica comprendi il valore delle piccole conquiste, così come il sudore impregna la tua pelle di un odore nuovo, che sa di vita, conoscenza, saggezza.

Daniele Ventola,

È questo il viaggio per te?
Sì, ma non solo, perché viaggiare rappresenta anche l’incredibile possibilità di togliere tutte le maschere e qualsiasi filtro per andare incontro a quello che scopri strada facendo. Il Cammino di Santiago, ad esempio, viene percorso ogni anno da centinaia di migliaia di pellegrini: in mezzo a loro, ci sono il venditore di mozzarelle, l’avvocato, il netturbino, il magistrato, l’operaio. Ciascuno con il proprio mestiere, la propria storia di vita alle spalle, la propria ricchezza o al contrario povertà. Eppure, nel momento in cui si indossa lo zaino e si afferra il bastone, si diventa tutti uguali. Si azzerano le differenze sociali e resta solo l’umanità, quella del cuore. Lo trovo affascinante.

Dopo Santiago, cos’hai fatto?
L’anno successivo, sempre con Vincenzo, ho affrontato il Cammino di San Francesco, dalla Toscana alla Puglia, impiegando due mesi e mezzo. La sfida è stata quella di partire senza soldi, perché volevamo capire sulla nostra pelle cosa significa essere pellegrini e affidarsi ogni giorno alla provvidenza.

Un’esperienza totalizzante. Com’è andata?
È paradossale, ma quando parti con un determinato budget cerchi di rispettarlo e ti fissi dei paletti. Se invece quel budget non ce l’hai, accogli tutto quello che arriva. Le persone si sono dimostrate di una generosità commovente: sapendo che non accettavamo denaro, ci hanno sommersi di cibo. In effetti, nelle foto del ritorno, avevamo qualche chilo in più rispetto all’andata…

Qual è la grande lezione?
Che nel mondo ciascuno di noi è parte integrante di una grande unità, dove non dovrebbero esistere muri, né divisioni, né differenze. Se solo lo volessimo, potremmo essere un coro unanime. Mi sono laureato in antropologia a Bologna e mi è capitato di occuparmi dei nuovi modelli sociali creati dal web, su cui ciascuno ha la possibilità di commentare ed esprimere la propria opinione. Ma tutto questo avviene all’interno di un caos generale, dove ogni singola voce si disperde. L’uso smodato dei social network ha fatto evaporare quello spirito di unione che un tempo ha portato alle rivoluzioni e ci ha sempre più disconnessi gli uni dagli altri, gettandoci in un individualismo sfrenato.

Vincenzo Cherubino e Daniele Ventola
Daniele Ventola con Vincenzo Cherubino

E questa volta invece come partirai?
Con la testa da antropologo, che ragiona con agnosticismo, cioè senza pregiudizi, senza certezze, perché considera tutto da studiare e da comprendere. Ovviamente mi sto informando sulle condizioni politiche e sociali che incontrerò, ma questo è funzionale all’ottenimento dei visti e di altre pratiche burocratiche. Per il resto, lascio la mente aperta.

Come vivi questo viaggio?
Come una necessità storica. Sono nato negli anni Novanta, precisamente nel 1992, e sento quasi come una missione generazionale quella di portare una testimonianza alle nuove generazioni, quelle sotto i diciotto anni di età, su come fosse il mondo prima di questo boom tecnologico, che ha reso virtuale la maggior parte delle relazioni. Penso che spetti a noi mostrare ai ragazzi un uso più responsabile e consapevole della tecnologia, che va sempre integrata con il cuore e con quello che siamo, cioè un miracolo. Esiste una sacralità nell’uomo, che va al di là delle credenze religiose, ma è dovuta al logos, cioè alla ragione, insita in ciascuno di noi, come una scintilla.

Quindi, non sei contro la tecnologia, ma solamente ne vuoi promuovere un uso razionale e diverso…
Esatto, anche perché io stesso la utilizzerò durante il viaggio per condividere le mie esperienze. Detto ciò, con me ci sarà anche un diario cartaceo, perché amo appuntare i pensieri di getto, scrivendoli a mano prima di riportarli al computer. E poi sono il tipo che resta ad ammirare per mezz’ora il panorama prima di scattare una foto. Sono dell’idea che il mondo vada prima di tutto vissuto, respirato a pieni polmoni e poi raccontato.

Daniele Ventola

Cerchi sostenitori per sopperire al budget?
Ovviamente le spese sono tante, perché andranno a coprire non solo il sostentamento ed eventuali alloggi, ma anche vaccini, visti, agenzie, assicurazione, l’uso di banche dati online, sim-card dei paesi che attraverserò e così via. Chiunque voglia e possa aiutarmi con un contributo può contattarmi attraverso i canali che ho promosso sul mio sito web, scrivermi all’indirizzo ventodellaseta@gmail.com oppure direttamente su BuonaCausa.org, il sito della raccolta fondi. Ho stimato in 15 mila euro il budget complessivo del viaggio, ma spero entro luglio di raccogliere almeno 3 o 4 mila euro per affrontare le prime necessità.

Ma camminerai sempre?
La mia intenzione è percorrere l’intero tragitto a piedi, dal primo all’ultimo giorno. So però che in alcuni punti dovrò demordere dall’intento, per esempio al confine tra l’Ucraina e la Russia, dove i pellegrini non sono ben accetti. Ho già messo in conto di percorrere in treno i trenta chilometri che separano Kharkiv da Belgorod, così come potrebbe essere problematico il confine tra Russia e Kazakistan. Tutto verrà deciso strada facendo, a seconda delle necessità.

È vero che sei reduce da un viaggio di due mesi lungo l’Italia?
Sì, ho realizzato un tour per intervistare una serie di viaggiatori, che per me rappresentano un esempio meraviglioso di come ci si possa togliere la maschera dell’ordinarietà per andare verso l’altro. In coloro che partono convivono quei sentimenti di dono, accoglienza e abbraccio verso il prossimo che, a causa della tecnologia, stiamo dimenticando. Ho conosciuto persone straordinarie, dalla mamma travel-blogger al reporter di guerra, che mi hanno confermato quanta generosità esista ancora, quanto desiderio ci sia di conoscere e di andare oltre le apparenze. Così, mi sono motivato ancora di più. Ciascuno di noi ha il dovere morale di contribuire al resto dell’umanità: non a caso, se parte dei finanziamenti raccolti dovesse avanzare, devolverò quel che resta per aiutare altre persone che sognano di fare qualcosa che vada oltre sé stessi, che vogliano dare il proprio contributo umanitario al mondo. Insieme, possiamo. Sempre.

Paola Rinaldi

Daniele Ventola

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