A piedi lungo la via del Sale nutrendosi di erbe spontanee

Lorenzo Buscaino

Da Varzi a Portofino e ritorno. Un viaggio che non avrebbe nulla di straordinario se affrontato in macchina, meno di cinque ore fra andare e tornare imboccando l’autostrada. Solo che Lorenzo Buscaino, luinese, 25 anni, ha deciso di percorrere quel tragitto a piedi, senza un euro in tasca e soprattutto senza cibo nello zaino, perché nei giorni di cammino mangerà solo erbe spontanee, trovate nei boschi, sui margini dei sentieri, vicino ai corsi d’acqua.
Un vero e proprio esperimento di fitoalimurgia, un termine complicato e poco conosciuto che indica la capacità di nutrirsi con fiori e piante: lo citava già nel 1767 l’allora medico Giovanni Targioni Tozzetti nel trattato “De alimenti urgentia”, dove veniva spiegata l’importanza di questi prodotti della terra per la sopravvivenza delle popolazioni nei periodi di carestia.

Buongiorno Lorenzo, sei già partito?
Sì, la mia avventura è iniziata lo scorso sabato, 17 febbraio. Da Luino, mi sono diretto in autostop verso Pavia, per poi raggiungere Varzi, da cui ha avuto inizio il mio cammino verso Portofino. Sto seguendo la Via del Sale, che in passato veniva utilizzata dai mercanti e oggi vive una seconda giovinezza grazie alla riscoperta da parte dei turisti amanti del trekking. Sono 85 chilometri di bellezza, natura e solitudine con panorami mozzafiato sul golfo Paradiso e sull’Appennino lombardo-ligure, un’esperienza meravigliosa.

Ovviamente, non è la prima volta che viaggi…
No, in effetti le partenze sono piuttosto frequenti nella mia vita. Soprattutto negli ultimi anni, ho viaggiato molto insieme a Diana, la mia dolce metà. Non solo in Italia, ma anche in Grecia, Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Marocco.
Insieme abbiamo creato una pagina su Facebook, intitolata Viaggiare è pura libertà, e adesso sogniamo di aprire un blog.

Diana, però, stavolta è rimasta a casa.
Sì, seppure a malincuore, ho sentito la necessità di partire da solo. Sia perché si tratta di un’esperienza complicata per certi aspetti, sia perché in questo momento della mia vita un viaggio in solitaria era un’esigenza che dovevo soddisfare.

Lorenzo Buscaino

Perché a piedi?
Perché questo modo di viaggiare consente un contatto più vero, profondo e totalizzante sia con la natura sia con te stesso. Camminando, hai la possibilità di concentrarti su quei pensieri che durante l’anno non hai modo di cullare nel modo giusto, per colpa di impegni, priorità e faccende quotidiane. Da qualche tempo, sto affrontando un percorso personale, psicologico, sociale e spirituale, dove il cammino ha rappresentato il terreno in cui germogliare e poi crescere.

Ci spieghi meglio?
Per una serie di motivi, mi è capitato di vivere un momento di crisi nella mia vita, in cui ho messo in discussione tutto, ogni cosa. Di fronte a quelle difficoltà mi sono accorto di non avere le risorse giuste per affrontarle, di non essere la persona che volevo. Così, pezzo dopo pezzo, ho preso il vecchio Lorenzo, l’ho distrutto completamente e poi l’ho ricostruito. Oggi so chi sono e ne sono felice.

Ricordi un momento illuminante durante questo percorso?
Lo scorso anno, insieme a Diana, ho percorso la Via degli Dei, da Bologna a Firenze, in cinque giorni. Passo dopo passo, la mia mente ha iniziato a vagabondare e mi sono fatto mille domande sulla società di oggi, dove si è perso il concetto di lentezza, dove tutto corre veloce, dove la natura viene calpestata e spesso distrutta, dove viene imposto un certo modo di pensare. Tutti input negativi che in qualche modo compromettono il nostro modo di essere. Così, siccome avevo finalmente trovato me stesso, ho sentito il bisogno di dimostrare qualcosa, come quando scopri qualcosa di bello e avverti quel desiderio irrefrenabile di condividere con gli altri la tua scoperta.

Lorenzo Buscaino

E lo stai facendo durante questo viaggio?
Sì, mi sento parte integrante di un movimento silenzioso che lotta per mostrare quante cose debbano cambiare per tornare alla natura, alla semplicità, ai valori autentici, alla solidarietà. L’idea di cibarmi solamente di piante spontanee fa parte di tutto questo, ma logicamente ha richiesto un certo studio. La fitoalimurgia è una cosa seria, da non prendere sottobraccio, perché si può rischiare la vita mangiando erbe sbagliate, velenose. Circa 3000-4000 specie sono commestibili, ma io mi sono concentrato sulle più diffuse, circa una trentina, per imparare a riconoscerle e non rischiare. Alcune si consumano crude, altre invece le cucino grazie al fornellino che ho portato con me.

Ma ci si può nutrire di sole piante per circa una settimana, tenendo conto dell’impegno fisico che stai sostenendo?
Le piante sono ricche di nutrienti, tanto che durante la prima guerra mondiale i nostri soldati si cibavano solamente con quelle nei periodi in cui attendevano gli approvvigionamenti. Basta usare prudenza, informarsi, leggere. Come in tutto nella vita, perché la superficialità è sempre pericolosa o per lo meno improduttiva.

Dopo tutti questi viaggi, hai mai pensato di trasferirti altrove?
Sì, infatti io e Diana vogliamo lasciare l’Italia verso fine anno. Non abbiamo un grosso budget da parte, ma desideriamo comunque tentare altre strade. L’idea è quella di andare in Australia, approfittando del visto che viene concesso a chi non ha ancora compiuto 30 anni, dopo di che vedremo come si evolveranno le cose. Di certo non vogliamo stare fermi, anche perché amiamo una frase del Dalai Lama, che dice: “Andate, almeno una volta l’anno, in un luogo dove non siete mai stati”. Tutti dovremmo trovare il tempo di farlo, perché alla fine è un modo per volerci bene.

Paola Rinaldi

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