E adesso torno in Italia (ma poi riparto)

I viaggi di Paolo Zambon e Lindsay Doig
Messico

A ottobre, dopo cinque anni, tornerà in Italia. Ne ha fatta di strada – e di esperienze – Paolo Zambon (36 anni), programmatore informatico di professione e globetrotter per vocazione, che dal 2012 gira il mondo insieme alla compagna canadese, Lindsay Doig (33 anni), anche lei appassionata di avventure, incontri, culture lontane. Il loro amore è iniziato in viaggio, precisamente in Laos, e di viaggio sembra continuare a vivere, visto che la loro LML Star 125 4T non spegne mai il motore e li ha già accompagnati nei cinque continenti. Una coppia senza confini, è il caso di dirlo.

Paolo, non c’è il due senza il tre: un detto azzeccatissimo per voi…
Sì, perché in effetti quello che stiamo affrontando è il nostro terzo viaggio. Il primo risale a settembre 2012, quando siamo partiti dalla “mia” Budoia, in provincia di Pordenone, per raggiungere l’Australia, precisamente a Melbourne, dove vivono alcuni parenti di Lindsay. In realtà, inizialmente, dovevamo arrivare solo in India, ma giorno dopo giorno e contatto dopo contatto siamo finiti dall’altra parte del mondo. Una volta arrivati a destinazione, si trattava di decidere cosa fare del nostro scooter: rispedirlo a casa? Alla fine, abbiamo pensato di mandarlo a Vancouver, dove vive la mia compagna, con la promessa di organizzare un nuovo viaggio in Centro America.

Guatemala. Il mercato di Almolonga
Guatemala. Il mercato di Almolonga

Così è stato?
Sì, dopo nove mesi di lavoro e sacrifici, siamo partiti per Panama, saltando solamente gli Stati Uniti per una questione di patente internazionale.
Paolo Zambon. Inseguendo le ombre dei colibrì. Alpine StudioDa quel viaggio meraviglioso è nato anche il mio libro, Inseguendo le ombre dei colibrì (Alpine Studio), dove racconto nel dettaglio otto mesi e 23 mila chilometri alla ricerca di storie e incontri in questo ponte vitale tra nord e sud America: un percorso tra monti, foreste tropicali, città coloniali, rovine precolombiane, capitali cresciute a dismisura e villaggi assonnati. Abbiamo varcato il confine con il Messico a settembre 2014 e, dopo due anni lontano dall’Italia, mi è sembrato di respirare aria di casa grazie a quell’animo latino: è stata una sensazione straordinaria.

Una volta tornati a Vancouver, non eravate ancora sazi di mondo?
No, assolutamente. E infatti, dopo un anno e mezzo di lavoro e preparazione, abbiamo deciso di raggiungere l’Italia, magari inserendo nella rotta sia l’Oman sia l’Asia, uno dei miei sogni sin da ragazzino. Adesso ci troviamo in Uzbekistan, dove stiamo visitando le “città sacre”, come Samarcanda, Khiva e Bukhara, dopo di che ci dirigeremo verso Tagikistan, Kirghizistan e Kazakistan per poi tirare dritto verso occidente, entrando in Russia, Georgia, Turchia, Grecia e finalmente la mia terra. Contiamo di finire il viaggio verso metà ottobre, anche se lasciamo spazio alla flessibilità, eccetto in paesi come l’Uzbekistan dove alla scadenza del visto di trenta giorni occorre partire, perché anche solo un giorno in più comporta sanzioni se non addirittura una detenzione.

Costarica. Il vulcano Poás
Costarica. Il vulcano Poás

Cosa visitate dei paesi attraversati?
Fissiamo dei punti di interesse a livello storico, artistico, culturale e naturalistico, lasciando che la passione per un luogo piuttosto che l’altro ci colpisca inaspettata e magari ci faccia sostare più del previsto. E poi ovviamente ci lasciamo influenzare dalle stagioni, che possono rendere impraticabili alcune strade o particolarmente suggestivi altri luoghi.

Manchi dall’Italia esattamente da cinque anni: hai qualche timore a rientrare?
Qualcuno. Così come sono cambiato io, ho paura – ma forse anche la curiosità – di scoprire se e come è successo anche agli altri. Adesso, però, so anche di avere molto da condividere, soprattutto con la mia famiglia: pensate che l’uscita del libro è stata una sorpresa per loro, nessuno sapeva nulla, se non mia sorella che vive a Londra e ogni tanto rileggeva qualche capitolo. Per il resto, ho voluto che i miei genitori ricevessero le dieci copie omaggio che la casa editrice mi aveva garantito… e voilà, sorpresa! Per assurdo, neppure io ho ancora visto concretamente il volume: magari, in Italia, ne comprerò una copia in libreria per vedere che effetto fa…

Perché spostarvi in scooter?
È un mezzo di locomozione che ci assicura un buon livello di indipendenza e rispetto alla bicicletta – il mio primo “esperimento” – consente di coprire un chilometraggio maggiore e di mantenere una velocità interessante. Per di più, attira gli sguardi, facilita gli incontri, fa innamorare a prima vista e apre le conversazioni come pochi altri argomenti al mondo. Se potessi monetizzare l’attenzione che ho raccolto in questi anni, di certo sarei milionario!

Uzbekistan. Sulla strada per Nukus
Uzbekistan. Sulla strada per Nukus

Hai mai pensato di abbandonarla?
No, neppure nel 2011, quando ho avuto un brutto incidente. Io e Lindsay dovevamo incontrarci in Mali per affrontare insieme l’Africa occidentale: purtroppo, appena sono entrato in Mauritania, la ruota posteriore è esplosa. Per fortuna, non ho avuto gravi conseguenze, ma l’umore è inevitabilmente crollato, seppure non ho mai abbandonato l’idea di tornare in sella e ripartire: così è stato l’anno successivo con il tragitto Italia-Australia. Andare così lontano rappresentava un sogno di cui non abbiamo mai parlato, forse per scaramanzia dopo l’incidente. Ma ce l’abbiamo fatta.

Fra te e Lindsay, chi ha contagiato l’altro con la passione vagabonda?
Ci siamo incontrati in Laos nel 2011, entrambi stavamo viaggiando in solitaria, per cui ci siamo contagiati a vicenda! Da allora, abbiamo cercato di organizzare le nostre vite intorno al viaggio, spesso con grandi rinunce, ma sempre felici della scelta fatta.

A livello economico, come si affrontano viaggi lunghi e impegnativi come i vostri?
Con grande austerità durante le soste lavorative e poi, ovviamente, con un occhio al budget quando siamo in movimento, soprattutto per quanto riguarda gli alloggi.

Oman
Oman

C’è differenza fra lo sguardo maschile e femminile quando si gira il mondo?
Non ho notato particolari differenze. Magari, in alcune culture dove l’uomo è dominante, sento di più la pressione e le occhiate verso Lindsay, così come talvolta – ad esempio in Oman – lei ha avuto la possibilità di entrare a contatto con altre donne, all’interno di incontri a me preclusi.

E una volta raggiunta l’Italia?
Vogliamo restare per un po’ e trascorrere del tempo con la mia famiglia, così come incontrare alcuni amici, molti dei quali conosciuti in viaggio. Poi si tornerà a Vancouver, sicuramente con altri mille progetti in mente.

Cosa rappresenta per te il viaggio?
Un momento di enorme crescita, sotto tutti i punti di vista. Viaggiare è una malattia dalla quale non si vuole, e forse non si può, guarire. Il movimento fisico genera euforia e, associato alle emozioni generate dal contatto umano con il “diverso”, si ottiene una combinazione letale, capace di generare progetti di viaggio quando si è ancora nel bel mezzo di quello precedente. Bello, no?

Paola Rinaldi

Messico. A sud di Puerto Vallarta
Messico. A sud di Puerto Vallarta