In Canada? Ci porta Ermanno!

Roberto Zambon - In viaggio con Ermanno

Due ex compagni di banco al liceo, il loro bambino e un minivan di trentasette anni di onorato servizio. È la squadra che, il prossimo luglio, partirà per il Canada con l’obiettivo di girare un documentario, o meglio un road movie, in uno dei paesi più scenografici al mondo.
Capo famiglia (e spedizione) è Roberto Zambon, classe 1985 come la compagna Maddalena, che si è lasciato ispirare dal fratello Marco, volato per amore a Toronto nel 2013 come tanti altri italiani, costretti a mollare tutto per ricominciare altrove.
Ecco, Roberto vuole dedicare a loro quel documentario, un po’ per mostrare come “tutto il mondo è paese”, un po’ per celebrare la caparbietà di un popolo che non si arrende.

Con voi viaggerà anche il piccolo Sebastiano, due anni appena compiuti…
Sì, ma non è la prima volta per lui. Ad appena tre mesi era in Puglia, lo scorso anno ha visitato la Slovenia e in totale ha percorso almeno 40 mila chilometri: un globetrotter in miniatura! Certo, viaggiare con i bambini non è facile, soprattutto per il bagaglio di accessori che occorrono per le necessità di ogni giorno: cambi, biberon, piattini, salviette, pupazzo preferito, bavaglini, libri, giochi. Ma ne vale la pena, perché i piccoli di famiglia vengono “nutriti” dalle esperienze a contatto con il mondo.

Roberto Zambon - In viaggio con Ermanno

Intendi con la natura?
Anche. A settembre, ad esempio, Maddalena aprirà un Asilo nel Bosco, un progetto educativo molto diffuso in nord Europa, ma che sta prendendo piede pure in Italia, dove la didattica si svolge all’aria aperta, fra boschi e giardini, nella convinzione che fuori dalle solite aule sia più facile sviluppare la fantasia, l’immaginazione e la creatività.
In viaggio avviene la stessa cosa e poi, diciamolo, cosa c’è di meglio per un bambino che stare a contatto con i genitori 24 ore su 24? Girare il mondo permette proprio questo a una famiglia.

Perché volare in Canada?
Nel 2013, mio fratello Marco è partito per raggiungere sua moglie Marissa, a Toronto, e ovviamente si è costruito una nuova vita in quel paese. Adesso è diventato papà della piccola Gioia e, per festeggiare quella nascita, abbiamo deciso di organizzare qualcosa di grande per ritrovarci tutti insieme dopo tanto tempo. Ma non volevamo che fosse solamente un viaggio di famiglia, dove riabbracciarci e creare nuovi ricordi. Così, ho contattato una società di produzione con sede a Padova, Anima Film, e ho chiesto aiuto al fondatore, mio ex compagno di università, per girare un documentario speciale. Lui, Marco, ha accettato con entusiasmo, chiedendomi però di contribuire con il budget che coprirà le spese.

Quali esattamente?
Beh, voli aerei, riprese in Canada, pernottamento, vitto, montaggio del girato una volta tornati in Italia: tutto questo ha costi importanti che vanno in qualche modo coperti. L’ipotesi attuale è di almeno 10 mila euro.

Roberto Zambon - In viaggio con Ermanno
Alberta Highway 93 – Icefields Parkway

Per questo avete avviato una campagna di crowfunding?
Esatto. Scartata l’ipotesi di coinvolgere enti, regioni o società come la RAI, siamo arrivati alla conclusione che l’unica strada possibile fossero gli sponsor e il crowdfunding.
Sul portale Produzioni dal Basso chiediamo un contributo a chi, come noi, crede nell’avventura e vuole contribuire a un progetto ambizioso. Con una donazione più generosa, di almeno 70 euro o 100 per il sud e le isole, siamo anche disposti a recarci sul posto – magari a casa, in parrocchia o in un teatro – per proiettare il documentario all’interno di un tour che abbiamo in programma per la prossima primavera-estate del 2018.

Cosa volete raccontare?
Da un lato la storia di un emigrato, mio fratello, che fa parte di una comunità italiana che solamente a Toronto conta 500 mila persone. Ma nello stesso tempo vogliamo sfatare il mito della terra promessa, perché anche in Canada esistono mille pecche dietro l’immagine scintillante di copertina. Basti pensare al sindaco di Toronto, Rob Ford, fermato più volte in stato di ebbrezza alla guida della sua auto, addirittura in possesso di crack, eppure rieletto. Per non parlare delle difficoltà che mio fratello ha dovuto attraversare: al di là del clima rigido, che d’inverno sfiora anche i trenta gradi sotto zero da quelle parti, non è stato facile trovare un lavoro, nonostante i mille colloqui.

Avevi ragione, tutto il mondo è paese…
Sì, eppure è nostra abitudine incolpare la nostra patria delle disgrazie che ci accadono e pensare che al di fuori sia tutto più facile. Credo sia un modo per giustificare i fallimenti, le frustrazioni, l’insoddisfazione. Noi vogliamo aprire gli occhi su tutto questo, sfruttando la bella storia di mio fratello e sua moglie, diventati genitori dopo tanti anni di tentativi: un inno alla vita, sotto ogni punto di vista.

Roberto Zambon - In viaggio con Ermanno

Ho sentito parlare di un certo Ermanno, che verrà con voi…
Sì, Ermanno è il nostro minivan. Quando abbiamo scoperto che sarebbe arrivato Sebastiano, io e Maddalena abbiamo subito capito che per continuare a viaggiare occorreva un mezzo spazioso, ma anche economico. Dopo alcune ricerche, abbiamo trovato l’annuncio di un Fiat 238 con alimentazione a GPL. È stato amore a prima vista e lo abbiamo battezzato Ermanno. Lui “partirà” prima di noi per essere spedito dall’altra parte del mondo e poi ci troveremo ad Halifax, da cui partirà il tour.

E qual è la lezione che hai tratto da tutte queste avventure a quattro ruote?
Un motto che penso di inserire nel documentario: “Ci avete voluto precari, ci avrete viaggiatori”. Nel senso che il viaggio può diventare l’opportunità per uscire dagli schemi, rivedere i propri limiti, superarli e reinventarsi, scoprendo risorse che non si immaginava di avere. È questa la sfida, ma anche la meraviglia, che si accetta nel momento in cui si decide di chiudere la porta di casa e partire.

E prima di Ermanno, eri già un giramondo?
La prima esperienza è stata in Messico, da solo, a 22 anni. Maddalena doveva venire con me, ma alcuni esami universitari l’hanno bloccata in Italia e così sono partito senza di lei per un mese. È stata un’esperienza importante, per cui ringrazio i miei genitori a distanza di anni, visto che non è facile mandare un figlio molto giovane così lontano. Spero di avere la stessa apertura con Sebastiano.

Roberto Zambon - In viaggio con Ermanno

Ma, in definitiva, cosa serve per viaggiare spesso?
La volontà di farlo. Il che significa avere uno stile di vita che ti permetta di mettere da parte il budget necessario. Anziché cenare spesso fuori, fare aperitivi con gli amici o avere macchine lussuose, io e Maddalena cerchiamo di ridimensionare ogni aspetto della nostra vita. Prepariamo in casa torte e biscotti, abbiamo scelto una casa dall’affitto contenuto, ci diamo da fare con il lavoro: insomma, alla fine ciascuno di noi può decidere come investire il proprio denaro. C’è chi lo fa in divertimenti mondani, chi in abiti e accessori, chi come noi decide di viaggiare.

Quindi non è vero che servono tanti soldi per girare il mondo…
No, io credo che questa frase sia una scusa, perché basta tagliare altre spese o modulare la propria vita in funzione di questo “passatempo”. Il fatto è che viaggiare viene spesso visto come uno sfizio inutile, una perdita di tempo, mentre noi siamo convinti che il viaggio dia senso alla vita e renda migliori. Noi vogliamo insegnarlo al nostro piccolo Seba, che ci ripaga con i suoi grandi sorrisi.

Paola Rinaldi

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