Siamo donne, che forza!

L'arrivo di Vienna Cammarota a Civitella Alfedena
L'arrivo di Vienna Cammarota a Civitella Alfedena (dal video di Cityrumors Abruzzo)

In tre mesi, ha già camminato per 1600 chilometri dalla Boemia a Paestum e adesso la attendono i restanti 900, fino a Messina, che le faranno concludere un viaggio ispirato a quello realizzato da Johann Wolfgang Goethe nel 1786.
La protagonista è Vienna Cammarota, salernitana, classe 1949 e guida ambientale escursionistica Aigae, che dopo tante altre avventure a piedi – in Patagonia, Amazzonia, Tibet, Nepal, Israele, Palestina – ha deciso di ripercorrere il viaggio in Italia compiuto dallo scrittore tedesco.
Con lei, solo uno zaino tappezzato con le bandiere dei paesi attraversati e un turbinio di emozioni.

Vienna Cammarota
Vienna Cammarota

Vienna, perché questo cammino?
L’idea è nata dopo un’altra lunga scarpinata, da Paestum a Manfredonia, ma anche dal desiderio di dimostrare come le donne possano compiere qualcosa di grande, da sole e a qualsiasi età, grazie soprattutto allo spirito di organizzazione che di certo non ci manca! Ma la spinta più forte è arrivata ovviamente dalla mia passione per i viaggi, in particolare per quelli in cui posso dialogare, confrontarmi, conoscere, osservare. Mi piace l’incedere lento fra i luoghi, mentre pensieri ed emozioni ti attraversano la mente, così come non mi pesa affrontare le difficoltà, la fatica, le condizioni climatiche che cambiano in modo repentino. Nel bene e nel male, viaggiare ti cambia e aiuta a crescere.

E la “passeggiata” si è svolta sulle tracce di Goethe…
Sì, Johann Wolfgang Goethe è un autore che amo molto, sia per la sua penna sia perché appartiene all’epoca dei Grand Tour, quei lunghi viaggi effettuati dai giovani dell’aristocrazia europea allo scopo di perfezionare il loro sapere. Goethe era già noto per il suo romanzo epistolare I dolori del giovane Werther quando nel 1786 decide di partire per l’Italia, che rappresentava un mito per lui, e non solo l’ha attraversata, ma ne ha anche studiato la storia, la geologia, la botanica, la lingua, la cultura enogastronomica. Ecco, questo rappresenta esattamente il mio ideale di viaggio, che non si limita a uno spostamento fisico, da una parte all’altra del mondo, ma punta a conoscere a fondo quello che sta in mezzo.

Siamo donne, che forza!

Ti sei ispirata al suo saggio Viaggio in Italia per tracciare il percorso?
Ho ripercorso esattamente il suo itinerario, aggiungendo logicamente qualche tappa, visto che lui si spostava in calesse e riusciva a percorrere anche 60-70 chilometri al giorno, mentre nel mio caso l’unico mezzo a disposizione erano i piedi. Come lui ho attraversato la Boemia, la Baviera tedesca, l’Austria e poi l’Italia, al momento fino a Paestum, in attesa di completare il mio cammino fino a Messina: ho 1600 chilometri alle spalle e me ne aspettano all’incirca altri 900, che affronterò da fine aprile, quando le ore di luce saranno superiori.

Quanto è cambiata l’Italia dal 1786 ad oggi?
Ti dirò che molte cose sono rimaste invariate. La sera, prima di dormire, avevo l’abitudine di leggere qualche pagina del suo libro e mi ritrovavo in molti aspetti, come nella piazza che lui descrive a Padova o nell’antico tempio di Minerva ad Assisi. Al di là dei cambiamenti architettonici, i luoghi attuali sono quelli descritti da Goethe. Riuscivo a vivere le sue parole, ad osservare con il suo sguardo, a camminare con lui.

Con te c’era solamente un grosso zaino…
Sì, uno zaino di circa dieci chili su cui ho appiccicato le bandiere delle nazioni che dovevo attraversare. L’idea era quella di unire idealmente l’Europa, rimettendo al centro quei valori sociali e umani che abbiamo perduto, ma quella delle bandiere è un’abitudine che utilizzo in tutte le mie avventure. Quando ti trovi in terra straniera, è importante far capire chi sei, da dove vieni, dove vai. Ho capito quanto fosse importante in Palestina e Israele, ma poi ho continuato: lo considero un passepartout…

Siamo donne, che forza!

Tutte accortezze che forse ti derivano dalla professione, visto che sei guida ambientale escursionistica.
Sicuramente. È stata la passione per la natura a spingermi verso questo mestiere: vivo a Felitto, un paesino che si trova all’interno al Parco nazionale del Cilento, dove è nata la mia vocazione per l’escursionismo. Mi sono avvicinata alle gole del fiume Calore per sport, perché mi piaceva affrontarle con la canoa, ma nel tempo mi sono appassionata all’ambiente e ho deciso di trasformare quell’amore in lavoro.

Tornando al viaggio, dove alloggiavi la notte?
In B&B, agriturismi, ostelli e, qualche volta, presso famiglie che mi ospitavano. In genere, la strada che percorrevo ogni giorno variava in base a queste strutture: potevo camminare per 23 chilometri, così come per 27, a seconda di quanto distava la successiva sosta per la notte.

Come ti orientavi?
Prima di partire, ho studiato il percorso a tavolino ma poi sul luogo mi affidavo soprattutto alle persone del posto, chiedendo consiglio sulle stradine più agevoli da percorrere a piedi. Questo rappresentava un modo per dialogare, presentarmi, raccontare la mia storia e ascoltare le curiosità locali. Alcuni si mostravano piuttosto stupiti di fronte alla mia impresa, altri invece erano ammirati.

Paestum. Vienna Cammarota con Francesco Palumbo, sindaco di Capaccio (foto Cilento Notizie)
Paestum. Vienna Cammarota con Francesco Palumbo, sindaco di Capaccio (foto Cilento Notizie)

In effetti, serve tanto coraggio…
In realtà, sono abituata a vivere a stretto contatto con l’ambiente e per un periodo sono stata da sola in un rifugio, con neve, pioggia, grandine, per cui sono abituata alle “stranezze”. A me interessava capire se esiste un legame in Europa, tra i vari paesi. Mi ha fatto piacere scoprire che esiste una grande ammirazione per l’Italia e che gli unici detrattori sono gli stessi italiani che vivono all’estero, di cui mi sono ritrovata a raccogliere lamentele di ogni tipo. E pensare che non ci manca nulla, solo un pizzico di orgoglio in più, che non guasterebbe.

In famiglia come hanno preso la notizia della partenza?
Sono abituati ai miei colpi di testa. Ho tre figlie che tifano per me e amo l’idea di trasmettere anche a loro questa forza di volontà.

Sei tornata più ricca di emozioni o souvenir?
Di emozioni. In viaggi come questo, all’inizio vivi una sorta di black-out e procedi spedita, senza troppi pensieri. Dopo qualche giorno, invece, inizi a guardarti alle spalle e ti rendi conto di aver percorso un bel pezzo di strada, per cui iniziano ad attraversarti la mente tutti i ricordi di quello che hai visto, fatto, incontrato, conosciuto. Vengono fuori gioia, disperazione, paura, speranza, tutto. Sono emozioni incancellabili, che ti porti dentro per sempre e valgono molto più di qualsiasi ninnolo che tu possa portare a casa come souvenir. Donne, partite senza paura: il mondo ha molto da regalarvi…

Paola Rinaldi

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