Insieme, siamo un oceano

Vincenzo Cherubino - The World's Biggest Eye Contact Event 2017
Vincenzo Cherubino al The World's Biggest Eye Contact Event 2017 (Napoli) - foto Massimiliano Ricci/CREEO.it

1600 chilometri a piedi, partendo da Siviglia, attraverso Via de la Plata, Cammino Sanabrese e Costa de la Muerte, proseguiti poi in Italia con un “supplemento” di passi, da Assisi a Orbetello: è l’ultima esperienza di Vincenzo Cherubino, napoletano, 35 anni, viaggiatore appassionato, che lo scorso 14 giugno è partito per un cammino in solitaria concluso il 20 settembre. Una parentesi introversa in una vita estroversa, fatta di progetti, volontariato e soprattutto incontri in giro per il mondo. Eppure, per una volta, Vincenzo ha sentito la necessità di spegnere il cellulare e abbracciare solamente il silenzio, mentre il terreno gli scivolava sotto i piedi.

Perché?
Avevo bisogno di ascoltarmi, raccontarmi, assecondarmi e prendermi cura solamente di me stesso dopo un periodo molto intenso, trascorso a Capo Verde. Ero arrivato lì con l’obiettivo di prestare servizio per tre mesi in una comunità cappuccina che aiuta i ragazzi di strada, ma per mille motivi la mia direzione è cambiata e mi sono ritrovato nella periferia di Praia a casa di Sony, un ragazzo locale, e della sua famiglia. A quel punto, è cominciato il mio progetto: aiutarli a ricostruire il tetto, che cadeva a pezzi e rendeva la loro vita impossibile, insicura, precaria. Grazie a una raccolta fondi, che ho lanciato e gestito attraverso i social, sono riuscito a mettere insieme diecimila euro, un traguardo immenso, alla cui realizzazione ha partecipato con una donazione personale anche il Console onorario di Capo Verde a Napoli, insieme a tante persone amiche o spesso sconosciute, addirittura da Portogallo, Nuova Zelanda, Australia.

Una grandissima soddisfazione, immagino…
Sì, una gioia che però non si è esaurita con quel progetto, visto che fra qualche settimana tornerò a Capo Verde per altri tre mesi e mi darò da fare per consentire ulteriori lavori. Di per sé, è stata un’esperienza bellissima, ma totalizzante: per tre mesi ho vissuto in un altro mondo, in un villaggio dove la povertà è estrema, dove non è raro assistere a sparatorie e dove l’immondizia occupa le strade. Sono entrato in piena empatia con loro, ho vissuto come loro e mi sono privato di tante cose, perché mi sentivo in colpa per tutto ciò che potevo permettermi. Anche il ritorno a Napoli è stato traumatico: per tre settimane non sono riuscito a mangiare, a camminare per strada, a fare qualsiasi cosa.

Vincenzo Cherubino

Il disagio di “avere” e “potere” mentre in altre parti del mondo non c’è nulla…
Esatto. Poco per volta, però, ho iniziato a reagire e ad accettare il fatto che sono nato lontano da quella povertà, che non ho colpa se ho alcune possibilità, se ho potuto studiare, se sono circondato di amore. E ho capito che non devo rinunciare alla mia fortuna, né colpevolizzarmi per essa, ma piuttosto condividerla. Così, grazie all’aiuto del mio comune, ho iniziato a organizzare compleanni solidali, dove il festeggiato non chiedeva regali, ma donazioni da destinare ai meno fortunati di Capo Verde, e speciali eventi con artisti, attori o musicisti all’interno di alcuni locali, dove il trenta per cento dell’incasso veniva devoluto alla stessa causa. A quel punto però, dopo tante emozioni e un periodo così intenso, ho sentito la necessità di partire per un cammino a piedi, perso nella natura, su sentieri sterrati, solo con me stesso.

Ti ha aiutato?
Camminare è sempre stato terapeutico per me. Sembra incredibile, ma passo dopo passo ti affiorano alla mente ricordi che credevi dimenticati, volti di persone a cui non pensavi da anni, giornate di cui inizi a ricostruire ogni dettaglio, addirittura com’eri vestito o cos’hai detto e fatto. Nulla e nessuno viene cancellato davvero dal cuore e viaggiare in modalità lenta ti aiuta a fare ordine fra quelle montagne di memorie.

Perché hai aggiunto quell’appendice Assisi-Orbetello dopo la Spagna?
In realtà, quei trecento chilometri avrei dovuto percorrerli con un amico molto caro, che purtroppo non sta bene, soffre di attacchi di panico e non è riuscito a partire. Allora, ho deciso di compiere un cammino di intercessione per lui, senza dirgli nulla. Sono partito con un quaderno giallo: giallo come il sole, come la freccia del Cammino di Santiago, come i miei capelli sbiaditi dal sole, come l’energia che deve muovere la vita. A chi ho incontrato lungo la strada ho chiesto di scrivere qualcosa per lui, una preghiera, un messaggio, un disegno, un incoraggiamento: tante persone si sono identificate nel suo mal di vivere e mi hanno permesso di tornare con un regalo simbolico. Sono certo di aver fatto la cosa giusta, ho ricevuto un segno…

Vincenzo Cherubino

Quale?
Appena arrivato ad Assisi, sono entrato nella Basilica e ho sentito un frate che raccomandava a una signora di salutare una persona con lo stesso nome del mio amico. Subito dopo, le campane hanno iniziato a suonare a festa. Sarà stato un caso, lo so, ma mi piace pensare che quello è stato un segno per indicarmi che stavo seguendo la direzione giusta. E poi, proprio lì, ho conosciuto un ragazzo ligure che da anni non vedeva la sua famiglia d’origine a causa di una vita molto difficile e travagliata: gli ho chiesto di unirsi al mio cammino e lui dopo qualche giorno mi ha raggiunto. Alla fine del nostro viaggio insieme, ha deciso di tornare a casa, di riabbracciare sua madre, di riprendere il lavoro, di perdonare se stesso e gli altri. Saperlo è stata un’emozione grandissima. Un altro tassello che dimostra come l’amore vince sempre.

E a chi pensa che servano tanti, troppi soldi per viaggiare così a lungo?
A loro rispondo che non è vero, ma ovviamente servono sacrifici e rinunce. Nell’intero tragitto che ho compiuto in Spagna, ad esempio, ho speso meno di 100 euro grazie alla solidarietà delle persone: mi sedevo fuori dai supermercati con un cartello che riportava la scritta “Cibo” e ricevevo pane, formaggio e altri viveri. Ho sempre rifiutato le offerte in denaro, mentre accettavo un posto per dormire.

Lo scorso anno, hai ricevuto il premio Enrico Toti, alla sua prima edizione, per la sezione “Viaggi ed Esplorazioni”. Ci leggi la motivazione?
“Per la curiosità, il desiderio di scoperta e lo spirito di avventura che la animano nei suoi viaggi. Per essere portatore dei valori fondamentali della solidarietà, della condivisione e della comunione, che si manifestano in una vita vissuta insieme al prossimo, libera dai giudizi e dai condizionamenti. Per l’amore per la vita, la tensione alla gioia profonda, la generosità verso il prossimo ed il superamento di ogni confine geografico e raziale”.

Vincenzo Cherubino

Hai già altri progetti in mente per quando tornerai dal nuovo viaggio a Capo Verde?
Di recente, ho partecipato a un Eye contact experiment, un esperimento umano e sociale nato in Australia ma che si sta diffondendo in tutto il mondo, anche in Italia. In pratica, centinaia di persone si ritrovano in piazza e si guardano semplicemente negli occhi, senza parlare. Mi sono accorto di avere una grande predisposizione nel capire le altre persone, per cui ho deciso che il prossimo anno mi iscriverò a un corso di counseling e metterò a frutto questo talento per aiutare le persone. Non ho paura di rimboccarmi le maniche, perché mi piace ripetere spesso che “siamo infinito”. Ciascuno di noi è mille cose insieme: a me capita di essere vestito elegante per un servizio fotografico ma anche di essere trasandato durante un viaggio a piedi, posso organizzare eventi, così come posso fare il commesso in una gioielleria. Il segreto è essere onesti con se stessi, coerenti, autentici.

Hai qualche sogno solamente per te stesso?
Fare un viaggio in barca e nuotare con i delfini, oltre che vedere l’aurora boreale. Ma qualsiasi viaggio, qualunque sia la meta, non è mai un puro spostamento fisico, ma anche e soprattutto un cammino fra le anime. È stupendo vedere luoghi, scoprire tradizioni e conoscere culture, ma il vero incanto è entrare a contatto con le persone, perché so che il vero viaggio per tutti è quello che si compie da fermi, il viaggio della vita, fatto di alti, bassi, dolore, prove da superare. Voglio essere un esempio, una testimonianza, una molla, affinché qualcuno possa dire: “Ci provo anch’io”. Da soli siamo una goccia, insieme formiamo l’oceano.

Perché questo amore infinito verso chi ti circonda?
Mi viene naturale e poi so che c’è tanta paura del diverso, del lontano, dell’altro. Tutti mi chiedono: “Come riesci a farti ospitare da un estraneo?”. Ma la vera domanda che dovrebbe sorgere è: “Come mai quella persona che non ti conosce non ti ha aperto la porta?”. Il mondo dovrebbe essere fatto di accoglienza, abbracci, fiducia. Insieme possiamo migliorarci, dare un senso diverso e più profondo alla nostra vita. Nulla è mai scontato, neppure quel piccolo dolore muscolare che senti al termine di una salita impervia, perché ci sono persone che vorrebbero provarlo eppure non possono, magari a causa di una malattia che le immobilizza. L’ovvio non esiste, tutto va apprezzato con il giusto peso e il corretto valore. Bisogna osare, amare la vita e volare alto. Sempre. Ogni giorno.

Paola Rinaldi

foto Jaja Varenna
foto Jaja Varenna

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Vincenzo CherubinoAmo la vita, quindi viaggio

Sarà il cognome, che ricorda uno di quegli angeli messi a guardia della luce e delle stelle, ma Vincenzo ha questo potere e tanta magia nei suoi occhi azzurri che sorridono sempre…
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