Zaino, stampelle e coraggio

Andrea Devicenzi a Capo Nord
Andrea Devicenzi a Capo Nord
Andrea Devicenzi
Andrea Devicenzi

Dopo tante avventure veloci, sempre in sella alla sua bici, il campione paralimpico Andrea Devicenzi (45 anni) ha affrontato un’esperienza lenta lungo il cammino di San Francesco, l’itinerario che collega alcuni dei luoghi dove il Santo di Assisi ha vissuto e pregato.
Cinquecento chilometri a piedi, resi ancora più complicati dalle due stampelle con cui Andrea si sposta, necessarie per sopperire l’assenza della gamba sinistra che gli è stata amputata a 17 anni, dopo un grave incidente motociclistico. Un evento tragico, quello, che ha cambiato la sua vita per sempre, ma che non gli ha mai tolto la voglia di fare, che non gli ha impedito di diventare un campione dello sport, che non gli ha vietato di girare il mondo e neppure di affrontare un viaggio in solitaria lungo il Perù, percorrendo oltre 1000 chilometri in bici e a piedi.

Andrea, perché hai scelto il cammino di San Francesco?
Lo sport mi ha salvato la vita nei momenti più bui, perché mi ha aiutato a trovare nuovi obiettivi, a guardare sempre avanti. Ma dopo tante esperienze nel ciclismo, ho sentito la necessità di rallentare, di ascoltare semplicemente i suoni della natura, di guardarmi attorno e di respirare a pieni polmoni. Nel 2016, in Perù, ho camminato per quattro giorni con stampelle e zaino sulle Ande per raggiungere il sito archeologico più famoso al mondo, lo spettacolare Machu Picchu, e per la prima volta ho assaporato la bellezza del procedere con lentezza. Così, ho deciso di scegliere un cammino da affrontare. Il più noto era certamente quello di Santiago, ma alla fine ho voluto restare in Italia, un paese straordinario, e fra le varie possibilità sono rimasto affascinato da quello dedicato a Francesco.

Andrea Devicenzi e Andrea Baglio in Piazza San Pietro
Domenica 30 settembre 2018 – L’arrivo in Piazza San Pietro di Andrea e del compagno di cammino Andrea Baglio

Quando sei partito?
Lo scorso 8 settembre dal Santuario della Verna, sull’Appennino toscano, dove San Francesco ha ricevuto il dono delle stimmate, per arrivare lunedì 1 ottobre davanti alla Basilica di San Pietro, a Roma.

Cos’è la fede per te?
Durante il cammino, ho avuto modo di riflettere a lungo e ho capito che la fede può essere intesa come libertà, nel senso che ciascuno di noi ha il diritto di viverla secondo la propria sensibilità, in quel preciso momento della vita.

Cosa hai amato di questo viaggio?
Gli incontri, che in cammino non mancano mai, e la possibilità di raccontare la mia storia e ascoltare quella degli altri. Ma anche i paesaggi straordinari e il fatto di portare nello zaino solo l’essenziale, non il superfluo: una grande lezione su cosa conti davvero nella nostra vita. Tre settimane lontano dalla mia famiglia sono state lunghe, quasi eterne, eppure rappresentano solamente un passo della mia esistenza: ogni viaggio che affronto è una straordinaria occasione di crescita, non solo come atleta, ma anche e soprattutto come Andrea, come persona.

Talvolta, il silenzio può essere assordante?
Sì, ma è anche l’unica condizione in cui puoi far emergere tutte le domande che hai dentro. A seconda delle risposte che ti dai, puoi capire quali sono gli aspetti su cui devi lavorare, quali sono i tuoi punti di forza e quali invece le debolezze.

Esiste qualcosa di impossibile da fare?
Certamente ci sono cose complicate, non sempre alla nostra portata, ma il mio intento è lanciare un messaggio ben preciso: se io sono riuscito a compiere questo cammino con una gamba sola, di certo ci sono persone che rinunciano a meravigliose esperienze pensando di non potercela fare. E invece non dobbiamo mai limitarci dal punto di vista mentale, mai smettere di sfidarci, mai vivere un solo giorno senza porci un obiettivo. Basta fare un passo per volta, senza mai strafare.

El Camino Inca, Peru - Andrea Devicenzi
El Camino Inca, Peru

E come si fa?
Curando i dettagli. Pensiamo alle maratone: a volte, fra il primo e il secondo classificato ci sono pochi minuti o addirittura una manciata di secondi a distanziarli. Ma uno passa alla storia e l’altro no. Questo insegna che sono le piccole cose a fare la differenza, per cui bisogna godersi ogni istante e curarlo come se fosse l’unico a nostra disposizione: una cena, una passeggiata, un incontro, un sorriso. Solo apprezzando l’intero percorso si può gioire all’arrivo.

C’è un progetto a cui tieni molto, chiamato “Progetto 22”. Di cosa si tratta?
È un’avventura che nasce sia da un mio percorso di crescita personale, sia dall’incontro avvenuto nell’ottobre 2014 di un gruppo di coach e genitori accomunati da una storia di vita particolare: ciascuno di noi infatti, nella fascia di età dai 14 ai 17 anni, aveva vissuto un evento drammatico, da cui fortunatamente o per merito era riuscito a risollevarsi. Così, abbiamo pensato di realizzare un progetto da portare a tutti i ragazzi d’Italia per spingerli a trovare fiducia in loro stessi, autostima e voglia di sognare. Nella pratica, incontro i ragazzi delle scuole, racconto la mia storia e poi li aiuto a interpretare gli eventi della vita in modo positivo, ascoltando se stessi, credendo nei propri mezzi, senza diventare schiavi dei modelli di oggi.

Tsokar Lake, India - Andrea Devicenzi
Tsokar Lake, India

Qual è il messaggio più importante che ti piace dare?
Ognuno di noi è un essere unico e irripetibile, con i propri pregi e risorse straordinarie, troppe volte date per scontate. C’è chi ha forza, tenacia, coraggio, resistenza, determinazione, ottimismo o qualsiasi altra qualità: l’importante è capire di quale si tratta, per poi andare a scoprire il vero talento. Quando non riusciamo a fare qualcosa, non dobbiamo abbatterci: forse, non è semplicemente la nostra strada, ma in un’altra potremmo primeggiare. Ascoltiamo i consigli degli altri, ma seguiamo anche il nostro istinto, ciò che davvero vogliamo fare e diventare.

Sin da giovanissimi?
Sì. A 14 anni, il 60 per cento di quello che si ha o non si ha nella vita è frutto delle proprie scelte. Ci sono persone che a quell’età vincono le Olimpiadi, ma ovviamente per riuscirci non restano tutto il giorno sul divano e non passano nemmeno ore al cellulare oppure a giocare al pc. Bisogna volere le cose, ma anche impegnarsi per farle accadere.

Andrea DevicenziC’è una frase che dice: “Ti diranno che sei un pazzo, solo perché loro non avranno mai il coraggio di fare quello che fai tu”. Quanto conta effettivamente avere coraggio?
Moltissimo. Spesso le persone ti consigliano di non fare qualcosa perché riconoscono un loro limite, che però non è il tuo. Con l’esperienza si impara ad avere coraggio, a non ascoltare chi ti mette ostacoli, a guadagnarti tutto, perché nessuno regala niente.

Bisogna fare tutto da soli?
No, lo spirito di squadra è fondamentale. Lo insegna anche lo sport. Per esempio, questo cammino è stato reso possibile da uno staff che per nove mesi mi ha sostenuto e ha lavorato con me.

Andrea DevicenziCos’è la resilienza per te?
Nella definizione comune è la capacità di reagire a una situazione avversa, uscendone più forti di prima. Per me è sostituire la parola “fallimento”, che viviamo ogni volta in cui non riusciamo a raggiungere qualcosa, con “risultato”. Non sempre possiamo raggiungere un obiettivo, ma anche quell’esperienza negativa ci insegna qualcosa. Di noi e degli altri. Il mio stesso incidente mi ha portato via una gamba, ma ha fatto entrare tante altre cose nella mia vita. A volte lo considero un segnale forte, che la vita mi ha lanciato per fermarmi: a 18 anni avrei certamente comprato una moto più potente e chissà, forse mi sarebbe accaduto qualcosa di peggiore.

Se chiudi gli occhi per un istante, dove vai con la mente?
Da mia moglie e dalle nostre figlie di 8 e 13 anni, che amo con tutto il cuore. Il loro sostegno è fondamentale e so che un giorno capiranno il significato di questi viaggi che mi tengono lontano da casa, dei messaggi che voglio portare, del percorso che sto realizzando anche per me stesso. La vita può essere meravigliosa, se solo lo vogliamo e ci impegniamo per trasformarla.

Paola Rinaldi

Cuzco, Peru - Andrea Devicenzi
Cuzco, Peru

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