Another Day Will Come

Un viaggio ideale, mentale e metaforico: intorno al mondo e alle sue culture, alle sue sonorità, ai suoi colori, ai suoi ritmi, ai suoi profumi e a tutto quello che, geograficamente, è tipico e caratteristico, quantomeno dal punto di vista musicale ed etnico. Così, attraverso la sua pagina Facebook, il musicista Antonio Molinini descrive il suo nuovo album “Another Day Will Come” (Sfera Records), in uscita il prossimo 9 dicembre.

Tutti i brani sono frutto di esperienze realmente accadute nella sua vita. “Another Day Will Come” è l’attesa di un nuovo giorno, quella giornata migliore che tutti aspettiamo con fervore dopo un momento buio della nostra esistenza. Il disco non esce per caso il 9 dicembre, perché coincide con il ventesimo anniversario del trapianto che Molinini ha dovuto affrontare da bambino. “Un trapianto è un giorno nuovo, è la speranza che diventa realtà, è il sogno che si realizza, è una svolta. In quella stessa data, verrà pubblicato un disco che ha come auspicio non soltanto quello simbolico dell’arrivo di un nuovo trapianto, ma anche di un nuovo amore, di un nuovo lavoro, di una nuova vita. In altre parole, di un nuovo periodo positivo dopo anni di sofferenze”.

QUALE MUSICA…
“Another Day Will Come” non è figlio di un unico genere. “L’ascolto dei capolavori di Thad Jones, Pierluigi Balducci, Peter Erskine, Stefano Bollani e Ibrahim Maalouf hanno orientato la scelta del mio modo di scrivere”. Molinini ha costretto se stesso a scrivere come non ama scrivere e come non aveva mai scritto prima: “Ne sono piuttosto compiaciuto, poiché anche dalla composizione meccanica, studiata a tavolino si può scrivere davvero qualche bel tema con strutture interessanti”.

Anche in questo senso, il suo nuovo lavoro è un viaggio: le tracce guidano l’ascoltatore tra una pluralità di stili che accarezzano il jazz europeo, quello sudamericano, il tango, un pizzico di funky e l’immortale ballade. Dunque, la risposta alla domanda: “Che tipo di musica è?”, Molinini risponde: “Jazz. Vallo a capire e vallo a spiegare, poi, cosa sia veramente il jazz”.

Le sonorità scelte per l’album descrivono il viaggio del musicista e raccontano le esperienze suggerite dal titolo: “Popoli che si mescolano non solo tra le note provenienti da diverse latitudini, ma anche nella copertina, che sposa varie etnie, in un concept grafico frutto di una mia personale illuminazione”. Tutto quadra, dunque. C’è il viaggio, e quindi la partenza; c’è il dolore, c’è la gioia, c’è il ricordo, c’è il presente, c’è il futuro, c’è il ritorno. “Quasi come fosse tutto un sogno lungo dieci brani, il tempo di addormentarsi, e in un’ora è tutto finito. Ma qualcosa ti resta addosso, anzi, dentro”.

 

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