Anatomia del nécessaire

Cosa è un nécessaire? Ben prima d’essere una componente del bagaglio, è un insieme di beni funzionali ai bisogni e all’attività del propietario: ovvero, un insieme la cui natura deriva dalla similarità fra la funzione svolta dai singoli componenti e il valore o utilità che da essi si vuole trarne.

Come un qualunque altro bagaglio, il nécessaire rispecchia la personalità, le esigenze (presunte o comunque come tali avvertite) e le risposte che il singolo dà alle proprie necessità.

Facendo salvi i tratti comuni, tutte le varietà di nécessaires mantengono comunque una propria caratterizzazione distintiva, derivante dalla possibilità che sia il titolare stesso a deciderne la composizione, sostituendo o aggiungendo strumenti all’apparato originariamente prodotto o acquistato.

Dopo quasi vent’anni di collezionismo nel settore antiquario, ancora non mi stupisco di sorprendermi di fronte a necessità impensate, desumibili dalla composizione di ciò che amo definire “contenitori funzionali”.

Con questa espressione voglio riferirmi a tutti quei contenitori che sono stati costruiti al precipuo fine di accogliere, custodire e preservare un certo bene materiale. E in quanto tali trovano la propria ragione d’esistere.

Si pensi, a titolo esemplare, alle scatole porta thè, rivestite usualmente di zinco, che anche a secoli di distanza dal loro originale utilizzo, continuano a testimoniare la propria storia, attraverso l’uso per cui furono concepite. Oppure i nécessaires da pic-nic, nella versione includente coperti e accessori da campo, e quelli da manicure, ancor oggi prodotti.

In questo panorama, i nécessaires da viaggio rappresentano un’ulteriore specializzazione, legata alle dinamiche della cultura materiale da un lato, ed a quella dei movimenti delle persone nello spazio geografico dall’altro.

Bisogna comunque premettere che il nécessaire diventa oggetto da viaggio quasi casualmente, come evoluzione del semplice astuccio. Di marocchino o di zigrino, ornato con motivi a stampo dorati o privo di decori, il nécessaire da viaggio ha origine antiche. I più datati che mi è capitato di osservare sono contenitori di strumentazione tecnico-scientifica: farmacie da viaggio, set di compassi e di strumenti chirurgici, astucci per piume d’oca e ceralacca. Questi primi nécessaires assolvevano al bisogno di una facile trasportabilità e alla necessità (militare e poi tecnica) di disporre della completezza del contenuto.

La produzione maggiore di tali oggetti si colloca intorno al XVIII secolo, periodo in cui nascono i primi veri e propri “coffre de voyage”, i nécessaire da viaggio. In quanto tale, il coffre de voyage riunisce in un unico contenitore molteplici set di oggetti, rispondenti ciascuno ad una specifica esigenza della committenza, situati all’interno di contenitori generalmente lignei. Le tecniche di costruzione, ispirate al mobilio, sono attente a ricavare in uno spazio ristretto scomparti, cassetti, vassoi portaoggetti sovrapposti, oltre che ripostigli e intercapedini ad apertura segreta per corrispondenza e gioielli.

Vengono così a coabitare in poche decine di centimetri quadrati servizi per la toeletta, per la scrittura e per l’alimentazione. Ancor oggi stupisce l’evidenza di poter estrarre da scatole di dimensioni ridotte o addirittura ridottissime, una stupefacente quantità di strumenti realizzati nei materiali più svariati. Trattandosi di oggetti di lusso, non raro era l’uso di porcellane pregiate, cristalli molati, avorio, madreperla, tartaruga  e metalli preziosi per le chiusure e l’equipaggiamento alimentare.

Questa versione, che conoscerà nell’Ottocento la propria fortuna, dovrà presto  piegarsi alle mode in termini di contenuti: scomparirà la cosmesi maschile, mentre gli strumenti di bellezza femminile arriveranno a rappresentare un vero e proprio armamentario di tiralacci, arricciacapelli a combustibile, lucida-unghie e crescenti quantitativi di profumo.

La produzione ottocentesca, specialmodo quella inglese e francese, dimostra un’eccezionale varietà di forme e contenuti, specchio d’una produzione ancora artigianale, frutto di una interazione creativa fra know-how realizzativo ed esigenze specifiche della committenza. Immancabili: lo specchio e la chiusura a chiave, accessorio ogni altro componente.

Con l’avvento del cosiddetto secolo breve, dopo la Prima Guerra Mondiale, il mutare delle modalità di viaggio richiederà bagagli sempre più versatili e leggeri, comportando di conseguenza un allontanamento dalla composizione classica del coffre de voyage. Si preferirà tornare a scorporare il nécessaire, così evitando peso eccessivamente concentrato, riducendo la quantità di pezzi e giovandosi di nuovi, e più leggeri, materiali (quali il vetro stampato, la pelle e i materiali sintetici, che in pochi decenni sarebbero divenuti parte della quotidianità di milioni di europei).

Il nécessaire non perde per questo il suo fascino, esaltato dalla rarità degli oggetti che lo compongono e dall’ideale di completezza. Immutata resta la bellezza del dialogo fra necessità e nécessaire, fra contenuti e contenitore: il risultato è uno dei bagagli di viaggio che testimonia epoche, vite, cultura, tecniche produttive ed estetiche del nostro recente passato,  dove è gratificante ritrovare la traccia di una storia affine al nostro presente.

 

Gabriele D’amico